Borghi autentici e paesaggio culturale

Soprintendente Abruzzo, non basta tutela contro spopolamento

(ANSA) - BARREA (L'AQUILA), 29 AGO - Nel bello si vive bene e in Italia abbiamo tante opportunità di vivere nel bello, ma gli abitanti di un luogo devono riconoscere il valore del patrimonio culturale nel quale sono immersi e farsene promotori e custodi.
    Per Maria Rosaria Mencarelli, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell'Abruzzo del Mibac, è importante "contestualizzare il patrimonio culturale nel concetto più ampio di paesaggio culturale, inteso come insieme di valori testimoniali, ma anche di valori aggiunti o disvalori che noi stessi provochiamo". Mencarelli parteciperà alla decima 'Festa nazionale dei Borghi autentici', in programma dal 30 agosto all'1 settembre a Barrea (L'Aquila). E' tra i relatori del convegno di venerdì 30 (ore 15:30) "Il grande paesaggio italiano come bene comune: identità, riuso e sostenibilità".
    "Parlare di paesaggio culturale non è una cosa romantica, ma molto concreta e pratica" sottolinea, aggiungendo che per tutelare e fare sviluppare un territorio "c'è bisogno di una serie di attori; da sola una Soprintendenza non può fare nulla, servono Regione, Comuni, imprenditori, altrimenti si rischia che un borgo diventi un rudere. Occorre pianificare un sistema di servizi, abbandonando particolarismi e politiche generaliste per creare strumenti mirati, migliorare il paesaggio culturale con agricoltura, turismo, sostenibilità dei trasporti, altrimenti le aree interne, con i loro borghi, continueranno a spopolarsi; e questo è un problema europeo, non solo italiano". Una "politica d'area sarebbe vincente, poiché spesso le piccole amministrazioni non conoscono gli strumenti a disposizione". "C'è stato in questi anni un passaggio dal concetto di patrimonio culturale a paesaggio culturale: il patrimonio culturale è l'insieme delle testimonianze materiali e immateriali arrivate fino a noi e che abbiamo il dovere di contribuire a tramandare. Il ministero - ricorda Mencarelli - ha prodotto la 'Carta nazionale del paesaggio' e a quella bisogna riferirsi. Quando apportiamo modifiche a una costruzione o a un ambiente, modifichiamo il nostro paesaggio culturale, alla luce delle nostre esigenze. Se quindi vediamo i borghi autentici come isola felice siamo perdenti, dobbiamo invece leggerli come possibilità di farne un motore di sviluppo di un paesaggio culturale, come una buona pratica, che comunque innesca tante problematiche, come l'uso e il consumo del suolo che è la negazione stessa del paesaggio culturale".
    "Il paesaggio culturale è anche quello che non facciamo o quello che facciamo male o bene - approfondisce Mencarelli - In Italia c'è una fortissima presenza di vuoti costruiti e non utilizzati, occorre cominciare a pensare al riuso. Abbiamo vuoti urbani ed extraurbani pari alla superficie del Lazio".
    "Grazie a una politica di lungo respiro - sottolinea la soprintendente - in Toscana, Umbria, Emilia Romagna e Piemonte è stato possibile mantenere l'integrità del paesaggio culturale e rendere gli abitanti consapevoli e partecipi del processo. Ormai non siamo più sforniti di strumenti quali associazioni, volontariato, professionisti, continua però a mancare la volontà della politica di trovare strategie". Nello specifico, "l'Abruzzo - secondo Mencarelli - deve recuperare un ritardo dal punto di vista culturale. Sul versante turistico il tema può essere promuovere un turismo non massificato, ma quali servizi si offrono? Il turista torna dove trova un ambiente gradevole, che non vuol dire finto, ma che risponde alle aspettative; forse c'è da lavorare su questo, creare una classe di imprenditori del turismo, professionalità che non si improvvisano".
    La 'Festa dei Borghi autentici' a Barrea può essere, conclude Mencarelli, l'occasione per parlare di tutto ciò. "La questione da risolvere è come organizzarsi per preservare quello che abbiamo, se è necessario preservarlo, capire se c'è una parte che va sacrificata, perché non abbiamo fondi per tenere in piedi tutto. Ora, poiché le crisi economiche non sono più di passaggio, dobbiamo essere ben convinti di cosa vogliamo fare quando pianifichiamo. Si devono copiare le buone pratiche, ma non va scimmiottato il 'brand', perché siamo tutti diversi; occorre valorizzare quello che si ha, e l'Abruzzo ha veramente moltissimo, parlo di valore economico, culturale e di quello sociale, che purtroppo si misura molto raramente".
   

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