Export, il filo che lega Caserta al Marocco

Si conclude evento 'I giorni del Sud'

(ANSA) - CASERTA, 13 NOV - C'è un filo che lega la Campania, in particolare il Casertano, al Marocco, Paese del Continente africano tra i più competitivi e attivi nel mondo economico-finanziario: sono alcune aziende già presenti in Marocco o che con il Marocco vorrebbero iniziare a intessere proficui scambi. C'è la Proma di San Nicola la Strada, azienda leader nel settore dell'Automotive, che lavora per Fca e Peugeot, fondata nel 1980 dall'imprenditore di origine calabrese Nicola Giorgio Pino, un self-made man che ha creato dal nulla - "sono partito - ha ricordato - 39 anni anni fa con 20 milioni di lire e cinque operai" - un gruppo che oggi ha 25 stabilimenti in otto Paesi e tre continenti tutto il Mondo, e dà lavoro a 3500 persone. Due stabilimenti sono in Marocco, il primo aperto alcuni anni fa Casablanca con 120 operai, l'altro inaugurato appena un mese fa, che produrrà componenti auto per Peougeot; "un Paese dove conviene investire - ha spiegato Pino - perché il lavoro ha un costo relativamente basso, l'economia, la moneta e l'inflazione sono stabili, così come la politica". "In Marocco - ha poi aggiunto l'imprenditore - ci hanno messo due mesi per darmi tutte le licenze e sei mesi per costruire lo stabilimento.
    Ciò in Italia non sarebbe mai avvenuto. In Marocco hanno poi impiegato due anni per realizzare le zone franche, penso all'ultima fatta nel distretto di Agadir, mentre da noi si parla ancora di Zes (Zone economiche speciali, ndr), ma penso che non le faremo mai". "Il Marocco è un Paese stabile politicamente - ha evidenziato il presidente di Confindutria Caserta Gianluigi Traettino - dinamico sotto il profilo economico, in costante crescita ed ha eccellenti rapporti con l'Italia. Per il Sud rappresenta una grande opportunità per realizzare investimenti e per approdare in maniera organica sui mercati africani". Altra realtà che si sta avvicinando al Marocco è l'azienda di San Felice a Cancello di Mimmo De Lucia e delle due sorelle, che produce frutta secca e la vende ai gruppi della grande distribuzione alimentare, realizza inoltre imballaggi in plastica per imprese della terza gamma come la Bonduelle e cibi precotti a vapore, la cosiddetta quinta gamma. "Vorremmo iniziare ad importare datteri dal Marocco - dice Mimmo De Lucia - e crescere sul mercato globale, ma serve che la politica italiana ci dia una mano. La plastic tax è qualcosa di totalmente negativo, che aumenterà i costi; noi li scaricheremo sul cliente, ovvero sulle aziende cui vendiamo i nostri prodotti; loro si rifaranno ovviamente sui consumatori. Il problema della plastica non riguarda la produzione, ma i comportamenti poco civili dei cittadini". Di tutto ciò si è parlato nella Cappella Palatina della Reggia alla seconda giornata dell'evento "I Giorni del Sud - Il Mezzogiorno incontra il Marocco"; un'iniziativa, partita ieri a Napoli al Castel dell'Ovo, che quest'anno celebra la sua prima edizione, ed è stata organizzata dall'Unione Industriali di Napoli, da Confindustria Caserta e dalla Fondazione per la Sussidiarietà.
   

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