Terapia gruppo per bimbi ucraini per superare traumi

Gara di solidarietà in parrocchia romana anche per le loro madri

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 04 APR - Lezioni di italiano, giochi, merende, e da sabato scorso anche supporto psicologico grazie ad un gruppo di psicologi che farà terapia di gruppo per affrontare il trauma della guerra. La parrocchia di Santa Maria delle Grazie al Trionfale, a due passi dal Vaticano, a Roma, ospita ogni pomeriggio un centinaio di bambini e ragazzi fuggiti dall'Ucraina dai 6 ai 17 anni e le loro madri. Dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 18, in tanti arrivano per insegnare loro l'italiano ma anche concedere svago, divertimenti, spazi di chiacchiere e di confronto, oltre ad aiuti materiali fatti di cibo e vestiario.
    "L'idea è nata grazie a Tania Terasenko, una donna ucraina qui a Roma da 20 anni che gestisce un centro culturale e che già faceva corsi di lingua ucraina ai figli di Ucraini nati in Italia", spiega il parroco di Santa Maria delle Grazie, don Antonio Raimondo Fois. Ad insegnare l'ucraino ai giovanissimi profughi e alle loro madri sono alcuni mediatori linguistici volontari, due suore e alcuni ragazzi provenienti da Chernobil, ospitati per anni dalla parrocchia per le vacanze estive e da anni stabilmente in Italia. I profughi arrivano da tutta Roma, molti abitano in zona, ospiti delle famiglie in cui le loro madri o nonne lavorano come badanti ma c'è chi viene anche da Ladispoli, ad una quarantina di chilometri dalla capitale, e da altre località vicino Roma.
    Nei locali della parrocchia, i più giovani ogni pomeriggio, non solo studiano italiano, ma giocano a calcio, disegnano, colorano, chiacchierano, "è importante che si ritrovino e condividano anche l'esperienza della guerra e della fuga da casa", dice il parroco. La parrocchia prepara per loro merende, panini, acquista bibite, "si è formato un gruppo di 40 volontari che apparecchiano, rimettono a posto, sistemano: alcune sono persone che in chiesa non si vedevano da tempo e questo mi rende molto felice. Tutto nasce dalla spontaneità delle persone", continua il parroco.
    "Arrivano tutti spaventati e con negli occhi le immagini della guerra - conclude don Antonio - sono stati strappati da un giorno all'altro alla loro casa e alla loro vita ma ritrovarsi li aiuta. Poi nasce l'amicizia con i nostri ragazzi e con i volontari". (ANSA).
   

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