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Coronavirus: bene reazione company italiane cosmesi

Comparto fattura 11,9 mld, export +2,9%, stime Cosmetica Italia

ROMA ANSAcom

Sul comparto industriale della cosmesi made in Italy pesa l'incognita degli effetti del coronavirus che potrebbe indebolire le economie asiatiche e quelle mondiali già in recessione, anche se gli effetti non si sono ancora fatti sentire. Il settore beauty tiene e gli imprenditori italiani non si dichiarano pessimisti ma piuttosto pronti ad incrementare la competitività e la qualità dei loro prodotti. Le stime di chiusura del fatturato 2019 delle imprese italiane della cosmesi infatti danno segnali positivi raggiungendo gli 11,9 miliardi di euro, con una crescita del 2,3% che si conferma tale anche per i primi sei mesi del 2020. Seppure in rallentamento, anche le esportazioni crescono del 2,9% per un valore di 5 miliardi di euro incidendo in modo positivo sulla bilancia commerciale che si avvicina ai 2,9 miliardi di euro (+ 5,5% rispetto al 2018). Segue un trend positivo anche il mercato interno che raggiunge i 10,3 miliardi di euro e continuerà a crescere a ritmi del 2% in più per la fine del 2020. La situazione aggiornata del comparto cosmetico in Italia è stata presentata questa mattina a Milano dall'associazione nazionale delle imprese Cosmetica Italia in occasione della presentazione della consueta indagine congiunturale, giunta alla 38/esima edizione. Nella analisi l'associazione sonda anche i 'sentimenti' dell'imprenditoria italiana utili per capire i punti forti e quelli deboli della filiera in questi momenti di incertezza. Ha spiegato Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia: "La cosmesi è un'industria che fa bene al Paese ed è in grado di reagire positivamente investendo in ricerca e sviluppo per rafforzare la qualità dell'offerta anche in contesti di forte incertezza come gli attuali in cui pesano gli effetti del coronavirus che possono prolungare le insicurezze economiche asiatiche e indirettamente quelle mondiali, con i rallentamenti di Hong Kong, Corea e Singapore, oltre alla Cina". Il Centro Studi dell'associazione ha monitorato anche il pensiero di 115 imprenditori italiani per indagare le loro reazioni degli ultimi mesi. "L'indagine è terminata i giorni scorsi, - ha dichiarato Gian Andrea Positano, responsabile Centro Studi Cosmetica Italia, - e gli operatori, pure in un momento di rallentamento dei ritmi di crescita rispetto alla norma, hanno ribadito i punti di forza del settore come gli investimenti in innovazione e della qualità, che consente loro di mantenere tenuta e competitività sui mercati. Il 64,5% delle imprese ora si dichiara preoccupata, lo era il 63,6% nel 2018, ma reagiscono proattivamente dimostrando autonomia e forza di reazione positiva a prescindere dalle avversità di questo scenario. Gli operatori puntano alla competitività, alla costanza e agli investimenti in ricerca e sviluppo per caratterizzare il made in Italy nel mondo e le nuove zone d'ombra, ad oggi, non sembrano ledere le prospettive di crescita e la predisposizione dei nostri imprenditori ad esplorare nuovi mercati esteri". Incidono invece negativamente l'aumento dei costi delle materie prime e la riduzione delle marginalità sia a valle che a monte della filiera, oltre che l'inasprimento delle barriere nazionali, si legge nell'indagine. "Questo avrà inevitabilmente delle conseguenze sul piano produttivo, riferiscono i nostri imprenditori", conclude Positano.

In collaborazione con:
Cosmetica Italia

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