George pazzo per la danza, preso in giro in tv. Bolle lo difende

Superstar balletto, cosa c'è da ridere? La conduttrice di Good Morning America si scusa

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Il principino George, 6 anni, figlio maggiore del principe William e della duchessa di Cambridge Kate, tra i prossimi impegni oltre la scuola seguirà un corso di danza classica, appassionato com'è di balletto. La scelta è stata derisa durante il programma americano Good Morning America quando la conduttrice Lara Spencer ha raccontato di questa sua inclinazione ridendo in maniera scomposta, salvo poi scusarsi dopo che il video del programma con lei ilare era stato fortemente criticato. Tra le reazioni anche quella di Roberto Bolle, che ha commentato la vicenda sul suo profilo Instagram. "Vorrei sapere se avete trovato questo video divertente o inappropriato - ha scritto nel post - È già difficile per i ballerini proprio per le prese in giro". 

 

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Lilli e il Vagabondo, film 'peloso' a novembre /TRAILER

Dal classico Disney la versione con attori

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E' una delle scene d'amore più romantiche di sempre e a novembre la si potrà rivedere in ossa e peli: arriverà direttamente nella piattaforma streaming Disney+ il 12 novembre in Usa, il live action Lilli e il Vagabondo tratto dal classico animato. Poster e trailer sono stati rilasciati. Del cast fanno parte Tessa Thompson (Lilli), Kiersey Clemons (Tesoro), Yvette Nicole Brown (zia Sara), Thomas Mann (Gianni Caro), Ashley Jensen che darà la voce allo scottish terrier Jackie (in originale era Whisky, un cane amico di Fido e Lilli) e Justin Theroux (darà la sua voce a Biagio).
    A dirigere il film c'è Charlie Bean (LEGO Ninjago). Al centro della trama ci sarà ancora la cocker spaniel Lilli la cui vita confortevole sembra sfuggirle dopo che i suoi proprietari diventano genitori, ritrovandosi da sola per le strade della città e stringendo amicizia con il Vagabondo, con cui nasce un profondo legame.
   

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Back to school, tempo di zaini ecco i modelli top 2019

Dalle L.O.L. agli Sprayground e Kanken, spuntano gli accessori green 'militanti'

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Chiudi Fjallraven della Kanken , linea vintage anni '70 (ANSA) Fjallraven della Kanken , linea vintage anni '70

Con l'apertura delle scuole è questa la stagione del rinnovo di accessori scolastici e zaini. Oltre ai monocromatici sportivi che piacciono ai più grandi, come gli Eastpak e gli svedesi Fjallraven della Kanken per citare due dei più amati, tutti i personaggi dei cartoon vanno forte a cominciare dal Re Leone, dall'atteso nuovo Frozen con le adorate Anna e Elsa ricamate sopra, le immancabili principesse Disney e poi ancora le bambole L.O.L. Surprise e originali backpack come bocche di squali (Sprayground).

Sulle orme di Greta e della sensibilità anche dei ragazzini per l'ambiente sono di moda anche tutti gli accessori scolastici che richiamano alla salvaguardia del pianeta. FSC (Forest Stewardship Council che include tra i suoi membri anche Wwf e Legambiente), ong internazionale senza scopo di lucro che si batte per la tutela delle foreste, consiglia otto aziende green per quanto riguarda fogli da disegno, diari, matite, pennelli e sneaker. Si va dalla carta da disegno di Fabriano (lisci e ruvidi, anche nella versione che utilizza carta riciclata), ai quaderni di Favini (linea Natura Viva) e Seven, fino ai block notes Ecoblock, sempre di Favini. I diari certificati FSC sono i coloratissimi Seven, Bastardidentro e per i più grandi, Idena. I pastelli FSC sono della Stabilo che propone anche la matita in grafite GreenGrapho, oppure della Primo, i pennelli della Rayher. E le originali matite Sprout, realizzate in legno di betulla, con all'estremità una capsula biodegradabile contenente dei semi che germinano a contatto con l'acqua.

Ecco allora gli zaini 2019, tra personaggi amati dai più piccoli e bocche di squalo aperte contornate da fantasie iconiche di note griffe per i più grandicelli. Per quanto riguarda il back to school delle bambine il preferito sembra quest'anno lo zaino con le L.O.L. Surprise! (Giochi Preziosi) che riporta anche su diari e astucci le bamboline del momento, glitterate e colorate. Immancabile anche lo zaino con l'unicorno bianco, quello con Minnie (Disney). Molto colorati e rock, gli zaini ispirati alla serie Eye Spy, con tanto di lentina magica. Per i maschietti tra i più desiderati c'è lo zaino che riporta Spiderman back. Non mancano i personaggi di Star wars che popolano sempre zaini, diari e astucci.

Per i ragazzi delle medie, vanno per la maggiore gli zaini in tela della Vans e i classici Invicta che si arrotolano in un pugno se svuotati e chiusi e ora sono anche in materiale riciclato. I monocromatici Eastpak quest'anno hanno anche declinazioni floreali, mentre gli iconici svedesi Fjallraven della Kanken si arricchiscono di due nuove serie, la Vardag, che ripropone il classico logo dell'azienda negli anni '70, e la serie Norrvage, realizzata in lana riciclata. Ma la vera novità, irresistibile anche per gli adolescenti, sono gli zaini con la bocca di squalo che stanno facendo la fortuna del marchio Sprayground che ha studiato anche un'astuzia vincente sui modelli più richiesti: la bocca del predatore degli oceani è stampata a tutti denti su fantasie che ricordano quelle iconiche di alcune celebri griffe del lusso. Anche se l'autore del brand David Ben-David sostiene di aver deciso di creare il brand ispirandosi ai graffiti di Miami e collaborando con le leggende della street art. I suoi zaini e borse sono prodotti in edizione limitata. Infine da Guess lo zaino si colora d'argento e di rosso, mentre L'Atelier du Sac propone modelli più femminili in stampati a pois o animalier e fantasie camou sono in quello di Stella McCartney Kids.

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Minimalista il tatuaggio che spopola

Nuove tendenze e richiami a fatti di cronaca a Tattoo convention

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Serpenti, aquile. Ma, per forza di cose, anche coccodrilli. Tra curiosità del momento per la storia del caimano Jack sparito da un circo a Orosei e reale interesse, anche il rettile nemico di Tarzan diventa un possibile soggetto da farsi tatuare magari sulla spalla. Tra il serio e il faceto qualche richiesta c'è. I centocinquanta artisti della Tattoo convention, inaugurata nel litorale di Quartu, sono pronti a tutto, anche ad affrontare il coccodrillo.
    Che, tra l'altro, al di là delle mode del momento è sempre stato un classico dei disegni sulla pelle.
    Ne sa qualcosa Fema, nome d'arte di Federico Marcia, anche lui alla convention: in tempi non sospetti aveva realizzato un coccodrillo sul braccio di un'amica, nota illustratrice sarda.
    Ma quel rettile, ispirato a una creazione della stessa illustratrice, non fa paura a nessuno: ha la faccia simpatica e indossa un costume retrò a righe bianche e rosse. Rettili a parte, la tendenza di quest'anno è il tattoo minimalista, con linee sottili e puntini."Ma Instagram e i social in genere giocano un ruolo importante. E anche il mondo del tatuaggio è inevitabilmente influenzato", spiegano gli esperti. Poi ognuno fa un pò quello che gli pare: realistico, figurativo, giapponese, tribale. I costi? Dipendono da grandezza, difficoltà e durata del lavoro. Possono bastare anche cinquanta euro. Ma si può volare tranquillamente oltre i diecimila. Tatuaggi che piacciono e continuano a piacere. La crescita di visitatori e di spazi della Tattoo convention, giunta alla dodicesima edizione, sta lí a dimostrarlo. In migliaia, nella prima giornata di apertura, hanno invaso i settemila metri quadri della cittadella del tatuaggio a due passi dal mare.(ANSA).
   

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J.Nielson, fabbro ricama lame col fuoco

Celebre armaiolo Usa, giovani cominciano a amare questa arte

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 J. Neilson è considerato uno dei migliori maestri armaioli al mondo. Le sue lame sono apprezzate ovunque per la bellezza della lavorazione e la loro solidità.
    Capace di 'ricamare' l'acciaio piegandolo più volte per creare diversi tipi di 'damascatura', J.Neilson è non solo un celebrato 'mastersmith', un maestro fabbrio, ma anche una star televisiva: è giudice nella trasmissione 'Forged in Fire', Il fuoco di spade, per History Channel e così facendo ha trasformato la sua arte in uno spettacolo seguito da milioni di spettatori negli Usa e in Europa. La sua è un'arte antica, realizzata grazie all'abilità manuale e a una grande esperienza. "Credo che la forgiatura sia cresciuta in popolarità negli ultimi 20 anni perché molti di noi pur vivendo in una società 'usa e getta' apprezzano la sensazione avere qualcosa fatto a mano da un artigiano. Si era perso il contatto con il lavoro manuale e la capacità di creare le cose". Affrontare il fuoco o domare il ferro: cos'è più difficile? "Dipende. L'uso della forgia a carbone richiede più sforzo ma manipolare le temperature per diverse applicazioni può essere una sfida". Pensa che le giovani generazioni possano amare quest'arte e continuare la tradizione della fucina? "Assolutamente sì. Ho visto fabbri di 18-22 anni nello show Forged in Fire che hanno fatto un lavoro incredibile e ricevo sempre più e-mail da giovani fabbri da tutto il mondo. Penso davvero che il meglio debba ancora venire e sono molto, molto orgoglioso di avere una piccola parte in questo futuro". (ANSA).
   

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Da DiCaprio a Gassmann, star in lotta per l'Amazzonia

Preghiere e proteste sui social,'il polmone della Terra brucia!'

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Il polmone della Terra brucia, è in gioco il futuro del pianeta e dei nostri figli: da giorni l'emergenza in Amazzonia mobilita migliaia di persone in appelli su ogni social disponibile per portare l'attenzione al massimo su quello che sta accadendo in Brasile. E scendono in campo, con post che si susseguono incalzanti, le star del clima, le persone capaci di influenzare una più vasta platea per sensibilizzare quanti più possibile per fermare il disastro ecologico che sta divorando il territorio con roghi devastanti. Da Leonardo DiCaprio a Greta Thunberg, dal nostro influencer green Alessandro Gassmann alla top model brasiliana Gisele Bundchen per citarne solo alcuni: tweet e foto su Instragram hanno fatto di #amazzonia, #prayforamazonia #Amazonfire #actforamazonas #AmazonaSos e altri hasthag simili, trend topic da giorni.
    Il tema sarà al G7 di Biarritz per iniziative 'concrete' annuncia la presidenza Macron, ma intanto è il presidente Bolsonaro al centro dei commenti. E c'è chi si appella ai brasiliani eccellenti, la superstar Pelé ad esempio, invocata da molti.

 
 
 
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#Regram #RG @rainforesttrust Fires are a major issue for our rainforests and our planet. These fires are intensified by many factors, including the climate crisis and deforestation. Loss of habitat through illegal logging and development exacerbates the intensity and duration of these fires, helping to create situations like the one in the Brazilian Amazon today.⁠ .⁠ Wondering what you can do to help?⁠ .⁠ 1. Keep informed about the situation. Sites like Global Forest Watch Fires (http://fires.globalforestwatch.org/home/) provide valuable information about the fires going on right now.⁠ .⁠ 2. Share your passion for the rainforest with your friends. Educate others about this issue and why it is so important.⁠ .⁠ 3. Try changing your daily habits to be more environmentally friendly. Purchasing environmentally-friendly products and reducing or reusing paper is a great way to start!.⁠ .⁠ 4. If you can, make your voice for the environment heard in your local and national elections.⁠ .⁠ 5. Support organizations like Rainforest Trust. While we can't help stop these particular fires, our work to prevent deforestation helps stop fires like this from happening again. .⁠ .⁠ .⁠ .⁠ #amazonfires #amazon #rainforest #wildlife #nature #deforestation #saveacres

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    "Se l'Amazzonia avesse la forma di una cattedrale, oggi il mondo sarebbe commosso", ha scritto beffardo l'attivista chef Rubio, ricordando la mobilitazione planetaria per Notre-Dame a Parigi. E come lui centinaia di altri. Rilanciato da Gassmann ad esempio è l'appello a boicottare i prodotti del Brasile nel tentativo di fare pressione su Bolsonaro considerato responsabile dei roghi ("colpa delle Ong", ha replicato lui).

 
 
 
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Un post condiviso da Alessandro Gassmann Official (@alessandro_gassmann_official) in data:

Nel tentativo, dei singoli, di fare qualcosa sta spopolando la app Ecosia che funziona come Safari/google ma ogni 45 ricerche assicura che verrà piantato un albero, perché in questo momento pregare non basta. Il bomber portoghese Cristiano Ronaldo scrive che "la foresta amazzonica fornisce il 20% dell'ossigeno mondiale e brucia da tre settimane. E' nostra responsabilità aiutare il nostro pianeta". Greta Thunberg, che sta raggiungendo New York a emissioni zero in barca a vela per il summit dell'Onu, ha twittato "deve finire la nostra guerra contro la natura. Persino qui, nel mezzo dell'Oceano Atlantico, ho sentito del record di incendi devastanti in Amazzonia. I miei pensieri sono con le persone colpite". L'attore premio Oscar Leonardo DiCaprio con la sua Fondazione a salvaguardia del pianeta non è un influencer green della prima ora e sull'Amazzonia (così come la meno mediatica Siberia) sta rilanciando i video degli incendi e degli indigeni disperati. Su Instagram ha definito "terrificante" l'idea che l'Amazzonia, la più grande foresta pluviale del pianeta, brucia da giorni senza che letteralmente ci sia copertura mediatica".
    La Bundchen, che è anche ambasciatrice Onu per l'ambiente, ha scritto "non possiamo chiudere gli occhi su ciò che sta accadendo in Amazzonia. I crescenti incendi hanno distrutto in giorni ciò che la natura impiega anni, secoli per costruire.
    Sono stata lì e sono stata in grado di vedere da vicino come tutto accade, specialmente quando gli opportunisti approfittano della stagione secca per abbattere la foresta. La deforestazione in Amazzonia deve finire! Per la nostra salute e la salute del nostro pianeta!". Nessun miliardario in soccorso, ha scritto la popstar portoghese Ricky Martin, evocando anche lui l'esperienza mediatica di Notre-Dame, mentre per Adriana Lima, top model brasiliana, "nessuno sta facendo nulla per la nostra foresta pluviale! Nessuno sta facendo nulla per persone tra le più belle del mondo, nessuno sta facendo nulla nemmeno per gli animali che vivono lì". Salma Hayek su Instagram ha postato il video degli incendi e sottolineato una cosa vera: l'uso dei social è riuscito a portare attenzione ad un'emergenza grave per la salute del pianeta.   

 
 
 
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Peppa Pig con Monopoli, Hasbro compra Entertainment One

Operazione da 4 mld dlr, si amplia portafoglio di My Little Pony

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Chiudi A Sud di Londra il 'Peppa Pig World' (ANSA) A Sud di Londra il 'Peppa Pig World'

Peppa Pig entra a far parte dell'universo di My Little Pony, del Monopoli, dei Transformers e dei Power Rangers. Hasbro scommette sull'intrattenimento e acquista Entertainment One per 4 miliardi di dollari, puntando a conquistare i bambini in età prescolare. Per Hasbro si tratta di una scommessa per il rilancio dopo la chiusura di Toys 'R' Us, che ha creato non poche difficoltà ai produttori di giocattoli già alle prese con la sfida di riconquistare bambini sempre più tecnologici che hanno accantonato i giochi tradizionali.
    Hasbro cita proprio il successo nei live show, nei parchi a tema e in televisione di Peppa Pig e di PJ Mask - Super Pigiamini. "Sono altamente redditizi. Hanno molte delle caratteristiche e della redditività dei nostri marchi. Faremo leva sulle capacità di intrattenimento di Entertainment One per portare il nostro portafoglio di marchi su tutti gli schermi del mondo" afferma l'amministratore delegato di Hasbro, Brian Golder. Hasbro fa tempo sta scommettendo sulla televisione e sui film per rafforzarsi e adeguarsi alle nuove esigenze dei giovani consumatori: lo scorso anno ha pagato 520 milioni di dollari per i Power Rangers e di recente ha raggiunto un accordo un accordo con Walt Disney per produrre giocattoli legati ai personaggi Marvel e Guerre Stellari. L'acquisizione però non convince Wall Street, dove Hasbro perde il 6,15%. Pesante anche l'altro colosso dei giocattoli Mattel, che cede oltre il 4% vedendo allontanarsi l'ipotesi di una possibile fusione con Hasbro, ventilata periodicamente nel corso degli anni, e temendo un rafforzamento della rivale. Vola invece Entertainment One, da tempo considerata preda nel mondo dei giocattoli vista la forza e il successo dei suoi marchi, che segna guadagni a doppia cifra.
    L'operazione dovrà essere approvata dalle autorità di regolamentazione. Se saranno incassati tutti i via libera necessari e le nozze decolleranno, Hasbro stima di poter realizzare 130 milioni di dollari di risparmi annuali a partire del 2022. Risparmi importanti che consentiranno a Hasbro di rafforzarsi dopo la debolezza degli ultimi anni legata alla debole domanda per i giocattoli, che l'ha spinta a trovare nuovi modi di utilizzo dei suoi asset, come lo sbarco di Monopoli sul popolare video game Fortnite.
   

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Villa Aurea, riapre il giardino nella Valle dei Templi

Fu la residenza di Sir Hardcastle, il mecenate visionario

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Un nuovo "tesoro" da scoprire tra i templi dorici di Agrigento. Da domenica 25 agosto apre al pubblico il giardino di Villa Aurea, la residenza del capitano inglese Sir Alexander Hardcastle che contribuì alla rinascita della Valle all'inizio del '900. Restaurato e sistemato, il giardino offre uno spaccato inedito sull'area archeologica. Tra cespugli e macchia mediterranea, si scoprono i resti di una necropoli paleocristiana con ipogei e tombe ancora visibili. La storia del mecenate inglese risale a quasi cento anni fa.
    Era il 1921 e un cinquantenne capitano della British Navy che aveva combattuto durante le guerre coloniali inglesi, giunge nell'allora Girgenti: Sir Alexander Hardcastle ha la passione dell'archeologia e comprende subito che la Valle dei Templi è un tesoro inestimabile sì, ma drammaticamente abbandonato, come già scriveva Goethe nel 1787. E decide non solo di restare, ma di mettersi al lavoro. Dodici anni intensi e straordinari, in cui Hardcastle, con l'aiuto dell'archeologo Pirro Marconi, regala una nuova vita alla Valle dei Templi. Ma il sir inglese non ammetteva di star lontano dai "suoi" scavi e acquistò una villa lungo le mura dell' antica Akragas, fra il Tempio della Concordia e quello di Eracle: la chiamò "Villa Aurea" in onore della vicina Porta Aurea da cui nel 210 a. C. entrarono i soldati romani dopo sei mesi di assedio. Il resto della storia è bellissimo e nello stesso tempo terribile: sir Hardcastle spende i suoi averi per recuperare la Valle, finanziando campagne di scavo e di restauro, rialzando colonne, acquistando terreni.
    Finisce in copertina sul Times, con i templi alle spalle. Ma il crollo di Wall Street lo lascia povero. E pazzo. Prima di essere rinchiuso in manicomio - dove morirà poco dopo per una brutta depressione - Hardcastle conduce a buon fine l'unica possibilità rimastagli: vende Villa Aurea allo Stato. Non servirà a nulla, il capitano inglese sarà presto dimenticato, solo un busto in bronzo lo ricorda nel giardino di quella che fu un tempo la sua casa. Ma oggi riapre il giardino voluto dal sir, mentre la sua villa dal 2008 è la sede di rappresentanza del Parco archeologico e ospita mostre temporanee e manifestazioni. Il giardino di Villa Aurea offre un vero viaggio sensoriale nella macchia mediterranea, tra specie esotiche ed esemplari rari, come l'Eucalyptus erythrocorys, forse unica presenza nei giardini storici siciliani. I viali che attraversano il giardino permettono di scoprire resti archeologici, che appaiono tra siepi profumate di mirto, rosmarino e lavanda, alternati a scorci sui templi, sulla campagna agrigentina, coltivata a mandorli e olivi, e sulla pianura verso sud fino al Mediterraneo. L'ingresso gratuito ai giardini di Villa Aura sarà consentito con il biglietto di accesso alla Valle dei Templi.
   

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Moda sostenibile, al G7 il Fashion Pact di 32 big

Da Chanel a Prada obiettivi condivisi. Iniziativa Kering su richiesta di Macron

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Chiudi Paris Fashion F/W 2020 Chanel (ANSA) Paris Fashion F/W 2020 Chanel

Moda sostenibile: qualcosa si muove per davvero e ai massimi livelli. 32 aziende leader a livello mondiale nel settore della moda e del tessile, hanno definito insieme una serie di obiettivi condivisi, siglando il Fashion Pact. La coalizione include gruppi e marchi del lusso, della moda, dello sport e del lifestyle, insieme a fornitori e retailers, già coinvolti in impegni ambientali separati. Gli obiettivi del Fashion Pact si basano sull'iniziativa science-based target (Sbt1), che si focalizza su tre aree principali per la salvaguardia del pianeta: arrestare il riscaldamento globale (global warming), creando e implementando un piano d'azione per azzerare le emissioni di gas serra entro il 2050, al fine di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1.5 gradi, tra adesso e il 2100. Ripristinare la biodiversità, raggiungendo gli obiettivi indicati dai parametri stabiliti dall'iniziativa science-based target, per ristabilire gli ecosistemi naturali e proteggere le specie. Proteggere gli oceani, riducendo l'impatto negativo del settore della moda sugli oceani stessi,mediante iniziative concrete, quali ad esempio la riduzione graduale della plastica monouso. Le aziende che hanno sottoscritto il patto sono: Adidas, Bestseller, Burberry, Capri holdings limited, Carrefour, Chanel, Ermenegildo Zegna, Everybody & everyone, Fashion3, Fung group, Galeries Lafayette, Gap inc., Giorgio Armani, H&M group, Hermes, Inditex, Karl Lagerfeld, Kering, La Redoute, Matchesfashion.com, Moncler, Nike, Nordstrom, Prada group, Puma, Pvh corp., Ralph Lauren, Ruyi, Salvatore Ferragamo, Selfridges group, Stella Mccartney, Tapestry.

 Ad aprile scorso, in previsione del vertice del G7, Emmanuel Macron aveva affidato a François-Henri Pinault, Presidente e ceo di Kering, il compito di riunire e coinvolgere gli attori più importanti nel campo della moda e tessile, con la finalità di definire obiettivi concreti per ridurre l'impatto ecologico causato dal proprio settore. Ora i rappresentanti di trentadue aziende del settore della moda e del tessile hanno incontrato il presidente francese Emmanuel Macron ed hanno annunciato di aver sottoscritto il Fashion Pact, che sarà presentato ufficialmente ai Capi di Stato che parteciperanno al G7 di Biarritz. All'incontro all'Eliseo hanno partecipato anche il ministro dell'Economia e delle finanze Bruno Le Maire, del Lavoro Muriel Pénicaud, ed il vice ministro della Transizione ecologica e solidale Brune Poirson. 

 "L'industria della moda è una delle più grandi, più dinamiche e più influenti al mondo, con un giro d'affari annuo di 1,5 trilioni di dollari - si apre così il documento - Ed è uno dei settori industriali con l'impatto più pesante: proprio per questo dovrebbe ricoprire un ruolo di primo piano nel passaggio verso un futuro più sostenibile". Il resto lo dicono gli analisti delle Nazioni Unite in un report sul cambiamento climatico secondo cui, a livello globale, l'industria della moda è responsabile di circa il 10% di tutte le emissioni di gas serra, il 20% di tutte le acque reflue e consuma più energia rispetto alle industrie aeronautiche e marittime internazionali messe insieme. Arrestare il riscaldamento globale, ripristinare la biodiversità, proteggere gli oceani sono i tre pilastri dell'accordo. Anche se si nota e stride l'assenza di alcuni colossi come Lvmh, il passo è notevole, viste le dimensioni e l'importanza della coalizione (molte avevano già firmato nel 2018 la Fashion Industry Charter for Climate Action), che resta aperta a chiunque voglia aderire in seguito. "Le sfide globali che stiamo affrontando sono complesse - ha detto Pinault - Non conoscono confini. Solo le coalizioni possono superarle, riunendo governi, imprese e società civili".

Nei 32 marchi ci sono le tedesche Adidas e Puma, la danese Bestseller, le inglesi Burberry, Stella McCartney e i rivenditori di lusso come MatchesFashion.com e Selfridges; le italiane Ermenegildo Zegna, Giorgio Armani, Moncler, Prada e Salvatore Ferragamo; le americane Capri Holdings, Nordstrom, Gap, Pvh, Everybody&Everyone, Nike, Ralph Lauren e Tapestry. E ovviamente i 'padroni di casa', Kering con le altre francesi Carrefour, Chanel, Fashion3, Galeries Lafayette, Hermes, La Redoute. Ma hanno aderito anche gruppi di paesi esterni al G7 come la Svezia (H&M) o la Spagna (Inditex) e non si sono tirati indietro i colossi cinesi Fung Group e Ruyi. "Il valore delle collaborazioni e dell'energia generata da esperienze diverse con obiettivi comuni, è qualcosa in cui credo molto, da sempre. E non solo in ambito creativo", spiega Remo Ruffini, l'ad di Moncler già da anni impegnato per uno sviluppo responsabile e sostenibile. Anche per Prada l'adesione è "la naturale prosecuzione" di un impegno. "Soddisfare i bisogni del presente - dice Ferruccio Ferragamo - senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri è una grande sfida che ci deve vedere tutti coinvolti". "L'attuale possibilità di condividere tali obiettivi con altre grandi aziende del settore costituisce una concreta speranza di poter ottenere un positivo risultato in un compito che nessuno da solo potrebbe assolvere", sottolinea Carlo Mazzi, presidente di Prada.

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I 50 anni di Favino, "un privilegio recitare"

Eclettico e sex symbol, atteso in Hammamet e nel nuovo Muccino

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Pierfrancesco Favino festeggia 50 anni. Nato il 24 agosto del 1969, l'eclettico attore ha raggiunto questo ultimo anno anche una piena maturità professionale, interpretando al cinema due personaggi 'carismatici': il pentito della mafia Tommaso Buscetta, nel film di Marco Bellocchio "Il Traditore", presentato a Cannes 2019, dove ha ottenuto un consenso internazionale unanime (potrebbe essere il film italiano per gli Oscar) e l'ancora inedito Bettino Craxi nell'atteso "Hammamet", di Gianni Amelio.
    "Non posso in realta' parlare ne' dell'uno ne' dell'altro - spiega l'attore - sono personaggi troppo grandi per me, ma il privilegio di averli interpretati entrambi nello stesso anno con due grandi registi e' una cosa davvero meravigliosa". Ed è uno dei quattro protagonisti del nuovo film di Gabriele Muccino "I miei migliori anni", in sala per San Valentino 2020, storia di quattro amici raccontata nell'arco di quarant'anni, dal 1980 ad oggi, dall'adolescenza all'eta' adulta.
   

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Cromoterapia applicata, ecco i drink per colore e stato d'animo

Con i colori effetti sorprendenti sulle emozioni. 5 ricette da rifare

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Chiudi Drink a colori, per ciascuno un'emozione diversa foto iStock. (ANSA) Drink a colori, per ciascuno un'emozione diversa foto iStock.

Cromoterapia applicata ai drink. Dal rosso, che simboleggia carica e passionalità, all’arancione, tipico delle persone solari, passando per il blu, che rappresenta calma e tranquillità. I colori influenzano ogni attimo della vita e possono dire molto, per chi ci crede, sui gusti e le preferenze di una persona, ma anche sul carattere e sullo stato d’animo. E chi l’avrebbe mai detto che, partendo proprio dai colori, si riuscisse anche a decretare il cocktail adatto ad ogni personalità? Da uno Strawberry Bitter per le persone energiche a un Midori Sour per quelle profonde e riflessive: ad ogni stato d’animo ecco il relativo drink.

E’ quanto emerge da uno studio condotto da Sanbittèr Aperitivo Cool Hunting, osservatorio sulle nuove tendenze in materia di drink e mixability.

Origini della cromoterapia

Nella cromoterapia, disciplina nata nell’antico Egitto grazie al dio Thot, l’utilizzo di diverse tonalità aiuterebbe il corpo e la psiche a ritrovare il loro naturale equilibrio. Secondo la tradizione ermetica sia gli Egizi che i Greci utilizzavano infatti minerali, pietre, cristalli e unguenti colorati per tale scopo, oltre a dipingere con diversi colori le pareti stesse dei luoghi di cura. Nel 1920, poi, il colonnello indiano Dinshah Pestanji Framji Ghadiali inventò la spettrocromoterapia, una tecnica che prevedeva per qualsiasi tipo di patologia l’utilizzo di luci con colori diversi. Egli, che operò negli Stati Uniti per diversi anni, costruì lo spettrocromo, un macchinario che consisteva in una forte sorgente luminosa davanti alla quale potevano essere inseriti dei filtri colorati.

Cosa è la cromoterapia emozionale

“Il colore influisce in ogni istante della nostra vita – dichiara Sara Cicolani, autrice di diversi libri, fra cui ‘Cromoterapia emozionale’ e ideatrice del Wellness Coaching e dell’Holistic Coaching – Tutto intorno a noi è colore, basti pensare al sole che ogni giorno ci illumina e porta luce nelle nostre vite. Dato che il colore influenza notevolmente i nostri stati emotivi, basterebbe poco per vivere sempre con una giusta dose di buon umore, nonostante le mille peripezie che si incontrano. Ci sono poi dei colori che ci aiutano moltissimo a cambiare il nostro stato d’animo, si tratta dei cosiddetti ‘colori caldi’, che vanno dal giallo, all’oro fino all’arancio. Ce ne sono altri, invece, che aiutano a metterci in contatto con le nostre discordanze emozionali quotidiane, come per esempio il sentirsi un pesce fuor d’acqua (porpora), l’essere scarichi e senza energie (verde luminoso), la frustrazione (arancio chiaro). Tra le tinte più comuni che utilizziamo nella vita quotidiana ci sono sette classici, ma quelle che possono dare una mano dal punto di vista emozionale sono molto di più. La cromoterapia emozionale è accesso ai colori che abbiamo intorno a noi: sta quindi alla persona scegliere quali utilizzare per riuscire nelle piccole-grandi cose di ogni giorno”.
La ricercatrice Sally Augustin, in un articolo scritto per Psychologytoday.com, ha parlato degli “effetti sorprendenti” dei colori sulla mente e sull’umore degli esseri umani. La cosa più importante da tenere in considerazione circa le tonalità e le emozioni ad essi collegate sono la saturazione e la luminosità. Il primo termine si riferisce a quanto puro sia un colore: meno è saturo, più è grigiastro. Il secondo, invece, fa riferimento a quanto leggera sia una determinata tinta. Tutte quelle che sono meno sature ma brillanti, come per esempio un verde lucente, sono rilassanti; e le restanti, considerate più sature e meno brillanti, come per esempio il blu zaffiro, sono più energizzanti alla sola vista. I colori, infine, si suddividono in “caldi”, come il rosso e l’arancione, e “freddi”, tipo il blu e il verde per un motivo ben preciso: quando un individuo si trova in uno spazio con delle pareti a tinte “calde” prova la sensazione che l’ambiente sia più accogliente rispetto a quella tipica di uno con pareti dipinte con colori “freddi”.

La teoria esposta dalla Dottoressa Sally Augustin è stata seguita e condivisa anche da una celebrity come Kylie Minogue. Secondo quanto si legge su Scotsman.com, infatti, la cantante, durante un periodo di convalescenza in cui era ricoverata in ospedale, aveva chiesto che le venisse assegnata una camera con le pareti dipinte di rosa. Katy Perry e Jennifer Lopez, invece, hanno dichiarato di fare ricorso alla teoria dei colori, che influenzano lo stato d’animo, per sentirsi più sicure di se stesse e a proprio agio in un determinato contesto.

ECCO 5 COCKTAIL DA BERE IN RELAZIONE AL PROPRIO STATO D’ANIMO

Per una persona passionale, piena di energia e che ha sempre voglia di fare qualcosa, annoiandosi nello star ferma, si consiglia un cocktail di colore rosso.

Come il Caipibitter, realizzato con 8 cl di Sanbittèr Rosso, 2 mandarini cinesi, 2 cl di sciroppo di miele, pistilli di zafferano e del ghiaccio;

Alle persone calorose, positive, propositive ed energiche viene attribuito un cocktail di color giallo e, quale miglior scelta se non il celebre Mimosa? 7.5 cl di spumante brut, 7.5 cl di succo d’arancia per dare la giusta carica e, come garnish, una fetta dell’agrume stesso;

Secondo uno dei detti più popolari al mondo, il verde è sinonimo di speranza ma, secondo la cromoterapia, si affianca alle persone equilibrate, a cui piace vivere ogni istante intensamente, riflettendo bene sul da farsi. Il drink consigliato è il Midori Sour, preparato con 4.5 cl di liquore Midori, 6 cl di sweet & sour, 3 cl di succo di limone, 3 cl di vodka e, infine, della soda o della gazzosa per allungare il tutto;

Per tutti coloro che sono in grado di portare solarità e felicità nelle vite altrui, si consiglia un drink arancione, come per esempio il Tropical Bitter, che si compone con 10 grammi di zenzero fresco, 2 cl di succo di lime, 2 cl di sciroppo di litchees e 10 cl di Sanbittèr Emozioni di Frutta al Passion Fruit;

Per le persone che si caratterizzano per calma e tranquillità è consigliato un drink dal colore blu, che porta subito alla mente sensazioni di serenità e di pace come possono essere quelle tipiche di un ambiente marino. Il cocktail perfetto è il Blue Hawaian, realizzato con 8 cl di rum bianco, 4 cl di blu Curaҫao, 15 cl di succo di ananas e 8 cl di latte di cocco.

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Adolescenti, quali sono i lavori dei sogni?

Ricerca su 700 studenti dell'Italia del Sud, calciatore o medico è (quasi) sempre per passione

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Chiudi Un gruppo di ragazzi foto iStock. (ANSA) Un gruppo di ragazzi foto iStock.

Perfettamente sintonizzati con il proprio tempo, con i grandi cambiamenti che attraversano il nostro pianeta e con le ricadute che tali trasformazioni avranno sul mondo del lavoro. Consapevoli dell’importanza crescente che avranno i saperi specialistici, vedono nella laurea un presupposto fondamentale per inoltrarsi con successo nel mercato del lavoro. Hanno grande considerazione del mondo scientifico (più le donne che gli uomini) e dei settori iper-specialistici come la medicina e l’ingegneria. Sono mossi dalla vocazione, dalla passione e influenzati sempre meno dalle famiglie. Questa è la fotografia dei giovani meridionali che emerge da una ricerca condotta dal Centro studi Formazione e Lavoro di FMTS Group, che si occupa di formazione e ricerca di personale in Italia, su 700 studenti delle scuole medie di Basilicata, Calabria, Campania e Puglia.

La ricerca dal titolo “Il Lavoro dei sogni” si interroga sullo stato di consapevolezza delle trasformazioni lavorative in un’età molto significativa dello sviluppo della personalità e sulla rappresentazione dei desideri degli adolescenti. Quali sono i lavori dei sogni? Quanti e quali sono dunque i mestieri e le professioni scelte dai ragazzi come orizzonte dei propri desideri lavorativi? Tra quelli menzionati come prima scelta si trovano: lo sportivo (13%), il medico (11,5%), l’insegnante e l’istruttore di sport - danza inclusa - (11%), professioni SAM - quelle legate al mondo dello spettacolo, dell’arte e della musica (9,8%) e EBM, legate ai mondi dell’estetica, del benessere e della moda (7%), l’ingegnere (6,5%) e professioni legate al mondo Horeca (4,4%), ovvero dell’ospitalità.

Se invece si considerano tutte e tre le scelte, a prevalere, molto al di là delle aspettative, è il mondo delle libere professioni (notai, avvocati, commercialisti, architetti, farmacisti, ingegneri, medici, psicologi, veterinari) che raggiunge un 30,5%. Il mondo delle professioni supera anche la somma di Sport, SAM e EBM (al 29,8%), mostrando quanto rilevante sia questa componente. Si tratta di un insieme di lavori accomunati dalla ricerca di autonomia e libertà d’azione. Il dato sembra avvalorato dalla generale tendenza che premia seppure lievemente il lavoro nel settore privato 54% rispetto al 46% nel settore pubblico.

 

Ecco i loro racconti

I lavori collegati al tempo libero mantengono comunque percentuali alte e un posto privilegiato nel cuore dei ragazzi: “Il lavoro dei miei sogni è fare il calciatore. Il punto di forza è che mi appassiona e vorrei farlo sia nel Lecce che nella Juve: nel Lecce per giocare con la squadra che ho sempre amato e nella Juve perché ci sono calciatori fortissimi” dice Marco, 12 anni, di Reggio Calabria. Idea diversa è quella di Roberto, 14 anni, di Bari: “Il mio lavoro dei sogni è il professore di matematica. Per me la matematica si può trovare in ogni cosa infatti mi piace immaginare un mondo matematico dove i numeri compaiono anche nel taglio di una pizza o nel fare la spesa al supermercato”. L’ottimo piazzamento dei medici deriva invece dalla popolarità tra gli adolescenti delle varie serie televisive ambientate in ospedale (tra le quali risulta particolarmente diffusa Grey’s Anatomy). Bisogna invece arrivare in quarta posizione (9,8%) per incontrare ragazzi che aspirano a voler fare gli artisti (musicisti, attori, pittori, disegnatori) e in quinta posizione (7%) per trovare coloro che, in prevalenza donne, vogliono lavorare come truccatrici, estetiste, stiliste e specialiste nel settore della moda.

Quasi sempre per passione

Molto significative sono le motivazioni addotte a favore dei mestieri indicati come prima scelta. Quella più ricorrente risulta essere la passione intesa anche come vocazione che il ragazzo avverte fin da piccolo e vale il 63% dei casi. Giulio, 10 anni, di Salerno: “Il lavoro dei miei sogni è diventare una musicista di violino e pianoforte. Penso che l’emozione che si prova suonando uno strumento sia fantastica ed è sempre stata la mia grande passione”. Segue la bontà d’animo che raggiunge il 15%, intendendo con questa categoria un mix di motivazioni quali altruismo, senso di giustizia, rispetto dell’ambiente, ma anche un mix di professioni e figure adulte come l’ingegnere nucleare: Lucia, 13 anni di Matera scrive che “L’ingegnere nucleare è una professione che mi piace molto, vorrei produrre energia per tutti, per tutte le famiglie, un’energia accessibile a tutti”. In terza posizione è proprio la famiglia a farla da padrone, intesa come generica influenza sulla scelta del ragazzo (7,5%). Seguono motivazioni riconducibili alla voglia di esprimersi (7,3%), essere creativi, sentirsi liberi, relazionarsi con gli altri, viaggiare e scoprire il mondo, apprendendo le lingue, senza mai smettere di divertirsi. Giulia, di Foggia: “La recitazione mi permette di esprimere i miei sentimenti, di interpretare vari personaggi, mentre invece quando pattino mi sento libera, mi sento come se i pattini mi permettessero di volare nel cielo”, mentre la sua compagna di banco Luisa dice che “Da grande vorrei fare la giornalista. Per fare questo lavoro però bisogna saper parlare bene l’inglese e per questo sto seguendo un corso per imparare questa lingua”. Molti lavori scelti dai ragazzi non rientrano in una mera logica razionale, presentando al contrario interessanti elementi di fantasia e componenti oniriche.

Tra i non mestieri rientranti in questa categoria, degni di menzione si riscontrano: la regina d’Inghilterra e una non meglio definita mamma adottiva - Francesca, 11 anni, di Gioia Tauro scrive “Vorrei fare la mamma adottiva per dare a dei bambini una mamma”. Mentre in un caso la scelta è caduta sulla missione sacerdotale. Stefano, 10 anni Napoletano “Il lavoro dei miei sogni non è proprio un lavoro, è una passione. Da quando ero piccolo ho la passione di diventare sacerdote: a quattro anni ho iniziato a fare il chierichetto e non smetterò̀ mai di farlo.”

Per ragazzi e ragazze, i lavori non hanno più genere

In ambito scientifico le donne superano gli uomini nel settore medico battendoli 13% a 9%. La forbice di genere si allarga ulteriormente se consideriamo tutte le professioni rientranti in ambito sanitario (medici, farmacisti, personale paramedico, psicologi, veterinari) che vedono le donne al 23,2% contro l’11,7% degli uomini. Esistono poi mestieri tradizionalmente scelti dalle ragazze che sono invece preferiti dai ragazzi. Giovanni di Taranto, ad esempio, dice che: “Da grande voglio fare lo stilista perché adoro da sempre i vestiti, infatti sto sempre attento a come mi vesto. Non voglio creare abiti classici ed eleganti ma più sportivi e alla moda. Mi piacerebbe aprire il mio negozio a Los Angeles”. Sostanziale equilibrio tra uomini e donne nei settori “marketing e comunicazione” e “Horeca” ma, sebbene su valori più contenuti, anche in altre professioni e mestieri, come architetto, commercialista, ordine pubblico, professioni legali. Considerando l’aggregato delle professioni liberali e tecniche, le donne (28,6%), sebbene di poco, superano gli uomini (26,6%). Gli uomini prevalgono invece nello sport.

Dove lavorare: vicino o lontano da casa? La ricerca ha anche valutato l’influenza della centralità urbana (e del rapporto tra centro e periferia), all’interno delle rappresentazioni ottenute. Si tratta di un elemento estremamente significativo in quanto consente di valutare se esista fin da questa età̀un’associazione tra il lavoro dei sogni e l’idea di andare via o di restare nel proprio territorio. All’interno di questa frazione la quasi totalità̀ dei temi analizzati tracciano una prospettiva di lavoro lontano da casa e precisamente: il 68,5% vede il lavoro fuori dai confini nazionali, il 27% in un’altra città italiana, mentre soltanto il 4,5% sceglie di associare in modo diretto il luogo di vita attuale con quello di lavoro. Matteo, 12 anni, di Taranto dice: “Vorrei studiare in Inghilterra, negli USA o in Francia. Vorrei conoscere luoghi, persone, culture completamente estranei ed è questo quello che vorrò fare per il resto della mia vita”. Sofia ,13 anni, di Lecce, dice: “Da grande vorrei fare la dottoressa, sono indecisa su dove vorrei laurearmi e vivere, sempre in Italia, tra Lecce e Pisa. A Lecce perché́ c’è la mia famiglia, mente a Pisa perché́mi piace l’ospedale ed anche la città non è male. Sebbene associato a sentimenti positivi e di scoperta di mondi nuovi, il lavoro è raramente associato al luogo di residenza e fin da questa età si percepiscono sia la fase di studio sia quella lavorativa come un’opportunità per lasciare la città natale o quella in cui si vive. Il dato acquisisce maggiore rilevanza in provincia rispetto alle grandi città.

Differenze geografiche La ricerca restituisce anche una geografia delle aspirazioni professionali diversificata all’interno delle quattro regioni analizzate. Analizzando comparativamente le quattro regioni e soffermandosi sui valori che differenziano i vari territori, quindi al netto della passione come motivazione che prevale in tutte le regioni, emerge che in Campania si sogna di diventare imprenditori e scienziati, in Lucania prevale il sogno di diventare medico o vivere grazie alle attività sportive, in Puglia i sogni si popolano di architetti e di esperti di marketing, mentre in Calabria prevale l’aspirazione di diventare insegnanti, ingegneri e programmatori. In tutte le regioni il primo mestiere ricade nell’ampio mondo della libera professione. Non a caso i lavori che ricadono nel settore privato superano, sebbene di poco, quelli che rientrano nel settore pubblico.

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Vacanze al mare, in spiaggia da ecologisti in 10 mosse

Piatti usa e getta sotto l'ombrellone? Mai più. Tanti gli stabilimenti 'plastic free'

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi In spiaggia senza lasciare rifiuti foto iStock. (ANSA) In spiaggia senza lasciare rifiuti foto iStock.

Sostenibilità ambientale è la parola dell'anno. Dai #fridaysforfuture di Greta Thunberg alle tante campagne in atto per il clima: c'è una diffusa sensibilità prima non così forte. Investe anche le vacanze ovviamente: i piatti usa e getta delle merende sotto l'ombrellone sono ormai oggetti horror e tanti sono gli stabilimenti in tutto il litorale italiano che si professano plastic free. Siamo all'inizio ma è in atto una transizione verso una sempre maggiore consapevolezza di quello che possiamo fare personalmente per la sostenibilità ambientale, con best practices efficaci nella vita di tutti i giorni, anche in vacanza. Ecco dunque 10 semplici regole per gli 'Eco Spiaggiati' attivisti di spiagge sostenibili.

1. #PlasticFree
Il #PlasticFree sarà uno dei temi guida del prossimo G20s delle Spiagge Italiane, il summit delle principali località balneari che insieme accolgono più di 70 milioni di turisti (Castiglione della Pescaia dal 18 al 20 settembre). La lotta alla plastica è essenziale per vincere la battaglia della sostenibilità, con tante amministrazioni comunali che si stanno muovendo in questa direzione. Anche i turisti però possono fare la loro parte evitando i prodotti monouso e scegliendo una vacanza senza plastica.

2. #ZeroRifiuti
Mai lasciare rifiuti nelle spiagge, senza dimenticare che anche i mozziconi di sigaretta hanno un forte impatto ambientale. Se ci si trova in una spiaggia libera raccogliete con attenzione i vostri rifiuti prima di andarsene, si possono poi gettare nella raccolta differenziata una volta lasciata la spiaggia.

3. #RaccoltaDifferenziata
La stragrande maggioranza degli stabilimenti balneari italiani è attrezzata per la raccolta differenziata, strumento indispensabile per ridurre gli sprechi e per riciclare i rifiuti. Tutti i comuni che fanno parte del G20s offrono ai turisti la possibilità di differenziare i propri rifiuti nel pieno rispetto dell’ambiente.

4. #MobilitàSostenibile
Meno si usa la macchina e meglio è, soprattutto in vacanza. È importante dunque scegliere spiagge facilmente raggiungibili a piedi, in bicicletta o con strumenti di micromobilità elettrica, come già avviene in tante spiagge del G20s come ad esempio a Cattolica.

5. #Rispetto
Non va mai dimenticato che oltre a noi nelle spiagge ci sono anche tanti animaletti che vivono lungo i litorali. Evitiamo quindi di catturare granchi, paguri e gli altri organismi marini che vivono sulle rocce e sulla sabbia, come ad esempio le stelle marine. Anche le conchiglie hanno la loro funzione all’interno dell’ecosistema e quindi è meglio evitare di portare a casa souvenir presi direttamente dalla spiaggia.

6. #CremeNaturali
È bene proteggere la propria pelle dai raggi solari, ma se vogliamo rispettare anche l’ambiente dobbiamo scegliere un prodotto non inquinante. Meglio dunque le creme solari biologiche senza filtri solari chimici che, purtroppo, sono tossici per gli organismi marini.

7. #NoBagnoschiuma
Quando si utilizzano le docce in spiaggia bisogna evitare di utilizzare shampoo e bagnoschiuma. In moltissimi stabilimenti balneari del resto è vietato utilizzare questi prodotti che, se rilasciati direttamente nell’ambiente, risultano molto inquinanti. Per eliminare il fastidioso sale sulla pelle post-bagno basterà un semplice risciacquo.

#8.SaveWater
L’acqua potabile è un bene prezioso e come tale non va sprecato. La maggior parte degli stabilimenti balneari offre ai suoi clienti la possibilità di fare una doccia dopo il bagno in mare, ma è bene ricordarsi di non sprecare acqua. Per questo motivo sono sempre consigliate le docce e i rubinetti a tempo che riducono notevolmente il consumo d’acqua.

#EnergiaPulita
Questo è una regola per i gestori degli stabilimenti: utilizzate quanto potete energia da fonti rinnovabili, come ad esempio i pannelli solari. Oltre a ridurre l’impatto ambientale ridurrete di molto anche i costi delle vostre bollette.

10. #NienteFuochi
In tutti i bagni organizzati è proibito accedere fuochi, ma è bene ricordarsi di non farlo mai, anche quando ci si trova in spiagge libere. Gli incendi arrecano danni enormi al nostro ecosistema e bisogno ridurre al minimo le possibilità che si verifichino incidenti di questo tipo.

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Istruzioni per una vita senza plastica

Rivoluzione culturale è urgente

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Scelte sostenibili per uso plastica (ANSA) Scelte sostenibili per uso plastica

Quasi sei miliardi e mezzo di tonnellate di rifiuti di plastica sono sparse nel mondo, nei continenti e negli oceani e persino negli stomachi di animali e pesci e, di conseguenza, anche in quelli degli uomini. Da simbolo della modernità, la plastica si è ormai trasformata in uno dei fattori più inquinanti e pericolosi per l'ecosistema del pianeta. Per questo è giunto il momento di dire "Plastica addio" (Altraeconomia) come chiede il libro di Nicoli e Spadaro, una delle prime guide complete sull'argomento. Il volume non offre solo cifre e analisi sui danni irreversibili all'ambiente provocati dalla diffusione della plastica ma anche regole collettive e individuali per avviare una rivoluzione culturale per porre fine all'uso dissennato e autodistruttivo di questo materiale. Nonostante ormai ci sia una coscienza diffusa sui disastri causati dalla plastica, l'umanità continua infatti a produrne oltre 350 milioni di tonnellate all'anno, un valore in costante crescita. La plastica costituisce il terzo materiale umano più diffuso sulla Terra dopo l'acciaio e il cemento. I sacchetti di plastica sono il prodotto di consumo più usato al mondo. Il riciclo, per quanto indispensabile, non può essere considerato una soluzione: da quando esistono i materiali plastici meno del 10% è stato riciclato, il resto è sparso ad avvelenare il pianeta. La produzione di bio-plastiche è invece una strada importante, ad avviso di Nicoli e Spadaro, ma allo stato dell'arte costituisce ancora una soluzione solo parziale per correre ai ripari.
    Che fare allora? Le autrici del libro sono convinte che, per invertire la tendenza, ci sia un solo metodo, il più radicale: smettere di usare la plastica - in primis quella usa-e-getta - e soprattutto produrre meno plastica o non produrne affatto, in favore di altri materiali più sostenibili. Nicoli e Spadaro chiamano in causa non solo governi e organismi internazionali ma anche il comune lettore-cittadino, esortato a modificare il suo stile di vita, con tanti, piccoli accorgimenti.

Consigli utili per preparare una lista della spesa plastic free (a partire dai sacchetti), curare la casa e l'igiene personale, scegliere gli abiti, gestire l'ufficio senza rifiuti plastici. Se siete poi in viaggio portatevi dietro un bicchiere in silicone, magari retrattile come quelli (allora di plastica) in voga negli anni settanta. Lo potrete usare ogni volta che tenteranno di rifilarvi una bevanda in un contenitore di plastica. Anche una borraccia in alluminio può essere utile. Se questi oggetti vi sembrano all'antica, è diventato invece alla moda raccogliere l'immondizia, il cosidetto plogging, mentre si cammina e si corre. Non dimenticate di farlo diventare un'abitudine e, se avete un profilo Instagram, taggate le vostre foto su #2minutebeachclean #trashchallenge #trashtagchallenge #trahstag.   Piccoli gesti per una cultura e un cervello senza plastica.
   

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George Clooney pazzo per il pecorino sardo, nuovo business

Daily Star svela, ne ha già spedito 32 kg a Los Angeles

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George Clooney pazzo per il pecorino sardo. Tanto che, dopo averlo assaggiato, ne avrebbe già spedito 32 chili a Los Angeles in modo da poterlo offrire ad amici e futuri clienti. E' quanto rivela il tabloid Daily Star, secondo il quale il due volte vincitore dell'Oscar, sarebbe pronto a buttarsi nel business del formaggio. O meglio vorrebbe importare il pecorino sardo negli Usa come ha fatto per la tequila di alta gamma Casamigos, società co-fondata nel 2013 dallo stesso attore 58enne.
    Il quotidiano ha intervistato un amico di George e di sua moglie Amal svelando che la star hollywoodiana, che ha assaggiato il pecorino da un contadino di nome Peppino, termina regolarmente le sua cene con "enormi pezzi" di formaggio made in Sardinia.
   

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Moda e lusso, 5 pezzi cult su cui investire

Borse e scarpe per investimenti di moda

Lifestyle Moda
Chiudi Fendi Baguette Bag (ANSA) Fendi Baguette Bag

Super trendy e ottimi investimenti: ecco cinque pezzi must-have su cui puntare e perchè. E' una sorta di Fashion Investment Guide 2019 quella che emerge incrociando le informazioni tra il portale moda Stylight e Rebelle, piattaforma per l’acquisto e la vendita di prodotti luxury second hand.

#1) Gucci Marmont Bag

tra le borse più popolari del momento c’è la ormai famosa Gucci Marmont in velluto rosa. Il prezzo originale di questo modello è di € 1.490, e può essere rivenduto a € 1.100. Invece per il classico modello in pelle nera, il valore attuale è di € 1.690 e può essere rivenduto a € 1.200. Sebbene il valore di rivendita del modello in velluto rosa sia più alto, il modello in pelle nera, è più indicato in termini di fashion investment, perché con queste caratteristiche la borsa viene rivenduta più facilmente e più velocemente.

5 REASONS WHY la Gucci Marmont è un fashion trend investment:
Borsa : 1 ° categoria con alto valore di rivendita
Pelle : 2 ° materiale con alto valore di rivendita
Gucci : 5 ° brand con alto valore di rivendita
Nero : 1 ° colore con alto valore di rivendita
Design iconico con logo statement


#2 DIOR SADDLE BAG

La Dior Saddle bag è diventata un must-have fin dal momento in cui è stata presentata da John Galliano nel 1999 durante la sfilata S/S 2000, ed è tornata ufficialmente in passerella durante la fashion week A/W 2018 grazie alla designer Maria Grazia Chiuri. La borsa è disponibile in diversi materiali, dimensioni, colori e fantasie, e può essere reinterpretata con le sue sfarzose tracolle.

Il valore di rivendita della Dior Oblique in Canvas è di € 2.100 e si avvicina molto al prezzo originale di € 2.300, mentre il prezzo di rivendita del modello 1999/2000 ha visto un aumento che va oltre il 200% rispetto all’anno scorso con un valore di rivendita di € 1.200.


5 REASONS WHY la Dior Saddle bag è un fashion trend investment:
Borsa : 1 ° categoria con alto valore di rivendita
Pelle : 2 ° materiale con alto valore di rivendita
Dior : leggendario marchio di lusso, tra i primi 10 brand con un alto valore di rivendita
Cammello : 3 ° colore con alto valore di rivendita
Design iconico e statement piece


#3 GUCCI PRINCETOWN SLIPPER

Le slippers Princetown di Gucci sono una combinazione di comfort, lusso e design, e si possono trovare in diversi colori e fantasie. Il modello di mules con le iconiche api di Michele ed i ricami a stella in filo d’oro è uno dei modelli più ricercati su Stylight degli ultimi mesi e si è certamente guadagnato l’appellativo di “Statement Piece”.

Nella categoria “scarpe” la slippers Gucci Princetown si trova tra le più vendute del 2018/19. Il loro prezzo di retail è di 650 € ed arrivano ad avere un valore di rivendita superiore ai 450 €.

5 REASONS WHY le Gucci Princetown sono un fashion trend investment:
Scarpe : 5° categoria con alto valore di rivendita
Pelle : 2 ° materiale con alto valore di rivendita
Gucci : 5 ° brand con alto valore di rivendita
Nero : 1 ° colore con alto valore di rivendita
Design iconico con moschettone in oro statement


#4 FENDI BAGUETTE BAG

La leggendaria borsa degli anni ’90 è famosa per aver conquistato il cuore di Carrie Bradshaw in Sex and the City, diventando così una delle prime it-bag nella storia della moda. 20 anni dopo, la Fendi Baguette è tornata ad essere una delle borse più ricercate. Secondo i dati di Rebelle, i prezzi dei modelli second hand sono aumentati notevolmente negli ultimi mesi, e la Fendi Baguette ha attualmente un prezzo che varia tra i 2.000 € ed i 3.000 € a seconda del modello, ottenendo così un prezzo di rivendita che si mantiene altrettanto elevato.

5 REASONS WHY la Fendi Baguette è un fashion trend investment:
Borsa : 1 ° categoria con alto valore di rivendita
Fendi : 4 ° brand con alto valore di rivendita
Marrone : 2 ° colore con alto valore di rivendita
Design iconico degli anni ’90 con logo statement


#5 NIKE 10 AIR FORCE OFF-WHITE

Senza dubbio, le sneakers di Alexander McQueen o le Triple S di Balenciaga sono tra i modelli più ricercati, ma questo non significa che il loro valore rimarrà invariato negli anni a venire, quindi nel caso si voglia dare l’appellativo di “oggetto da collezione” all’amata sneakers, i modelli su cui investire sono quelli delle capsule collection o delle limited edition, come le Airforce Nike x Off-White. Il prezzo iniziale di retail di queste scarpe era di 170 € ed è attualmente venduto online a 2.507 € su Farfetch.

5 REASONS WHY le sneakers in limited edition sono un fashion trend investment:
Scarpe : 5° categoria con alto valore di rivendita
Pelle : 2 ° materiale con alto valore di rivendita
Nike x Off-white : partnership esclusiva di due brand
Limited edition : gli articoli in edizione limitata hanno spesso un valore di rivendita più elevato
Categorie
La tendenza sneakers e dell’abbigliamento “fashion sporty” in generale degli ultimi anni è decisamente ovvia ed innegabile, soprattutto su Stylight dove abbiamo rilevato un incremento di ricerca del +225% in questa categoria nell’ultimo anno (2017/2018 vs 2018/2019). Ma in base ai dati raccolti da Rebelle le scarpe ed il ready to wear sono solo al 5° e 4° posto quando si tratta di andare a fare un “fashion investment”, dove invece la categoria borse regna indiscussa.

Il mondo della moda però non rimane indifferente alle richieste del consumatore e per questo motivo ha creato collaborazioni e limited editions che riescono così a scalare la classifica del re-sale, dando così a tutte le diverse categorie un valore di rivendita maggiore, gli esempi di maggiore successo sono rappresentati da Off-White, Supreme, Yeezy Adidas e Vetements.

>Brand
I top brand del momento sono sotto gli occhi di tutti e tra loro appaiono giovani nomi come quello di Jacquemus, Ganni e Self Portrait, che con orgoglio riescono a farsi spazio tra i vari colossi della moda, ma quando si tratta di valore di rivendita i brand come Hermès, Chanel, Louis Vuitton e Fendi rimangono tra i marchi più quotati. Detto questo però, i veri vincitori della classifica del fashion investment sono Gucci e Prada che combinano alla perfezione quelli che sono i trend del momento ed i riconoscibili evergreen che da sempre li contraddistinguono, rilevando una crescita dell’86% nell’ultimo anno.

Colori
Quando si parla di rivendita, i colori su cui investire sono spesso i più basici come il nero, il marrone o il taupe, fatta eccezione di alcuni brand come Hermès, che hanno creato delle varianti delle loro borse iconiche come la Birkin in colori molto rari come il rosa sakura, o il blu sapphire, diventando così il sogno proibito di molti collezionisti.

Colori con il più alto valore di rivendita:
black
1. Nero
brown
2. Marrone
taupe
3. Taupe
camel
4. Cammello
grey
5. Grigio

 Mini o Maxi

Chi l’ha detto che le misure non contano? Negli ultimi 12 mesi sta impazzando la fenomenologia del mini portando le ricerche delle borse mini ad una crescita del +43%. La Mini Ciquito di Jacquemus è di certo una delle tante rappresentanti di questa tendenza ma anche iconici brand come Dior e Fendi hanno presentato alcuni dei loro cavalli di battaglia in “miniatura”. Se la tendenza è quella di avere borse più piccole comunque non bisogna dimenticarsi che la borsa è un accessorio che spesso accompagna le donne in diverse occasioni, facendo sicché le dimensioni più ampie rimangano più consuete nell'utilizzo quotidiano.

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La carica dei 100 mila casalinghi, mai così tanti

Giù le massaie, ma tra i 15 e 64 anni sono ancora oltre 4milioni

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Un giovane uomo indaffarato in cucina con in braccio una bambina piccola foto iStock. (ANSA) Un giovane uomo indaffarato in cucina con in braccio una bambina piccola foto iStock.

Il casalingo esiste, anzi sono in centomila. A certificarlo è l'Istat, che ogni trimestre e ogni anno aggiorna la statistica su chi di 'professione' si occupa delle faccende domestiche. L'ultimo dato, riferito ai primi tre mesi del 2019 e alle persone in età da lavoro (tra i 15 e i 64 anni), segna un record. Mai in Italia prima d'ora se ne erano contati così tanti.
    Eppure restano solo una minima frazione del totale, non in grado di controbilanciare con la sua crescita un esercito in continua contrazione ma che annovera oltre 4 milioni di donne under65. Cifra che supera i 7 milioni non mettendo paletti di anzianità.
    Gli uomini che come lavoro devono badare a casa e famiglia sono appena il 2,3% del totale. Eppure qualche anno fa erano molti meno. Dal 2007 a oggi sono quadruplicati. Complice la crisi? L'avanzamento delle donne nel mondo del lavoro? Il principio di parità dei sessi? Probabilmente non c'è una sola causa ma è il contesto ad essere cambiato. E sicuramente le recessioni possono spiegare molto. Per ora si tratta di un fenomeno 'in nuce' in Italia ma da tenere sotto osservazione, potendo rappresentare un indice di cambiamento sociale. Anche includendo chi ha più di 64 anni, infatti, si nota un aumento della platea dei casalinghi (132 mila a inizio 2019 contro i 38 mila del 2007). Tra i più giovani, sotto i 35 anni, l'Istat ne rileva invece 20 mila.
    Ci sarebbe da capire se si tratta di una scelta di vita o se invece sia una condizione dettata dalle necessità, della serie: "non trovando lavoro mi do da fare a casa". Quanto alle donne, quelle che oggi si dichiarano casalinghe sicuramente spesso non hanno alternative, visto che a questo 'status' spesso si associano bassi titoli di studio e povertà. Così almeno l'Istituto di statistica ne parlava nel dossier uscito due anni fa, in cui si sviscerava una fascia di popolazione imponente ma a volte trascurata. Sta di fatto che nel primo trimestre del 2019 le massaie in età lavorativa sono risultate pari a 4,187 milioni, in calo di 70 mila su base annua (-1,6%) e di 888 mila a confronto con il 2007. Tra le giovani ne compaiono 575 mila, anche qui la riduzione si fa sentire, ma non siamo ancora all'estensione.
    Soprattutto se si guarda al Mezzogiorno, che detiene sul suo territorio oltre il 51% del complesso delle casalinghe.
    D'altra parte stiamo ragionando di una categoria dell'inattività, quell'area grigia che raccoglie tutti coloro che sono fuori dal mercato del lavoro, vuoi perché già in pensione, per motivi di studio o, appunto, perché il mestiere svolto è chiuso tra le mura della propria abitazione. Un'area molto estesa tra la componente femminile che non a caso nelle stime più recenti continua a presentare un tasso di occupazione inferiore, di tanto, rispetto a quello degli uomini (50,2% contro 68,2%) e un tasso di disoccupazione invece maggiore (10,7% contro 9,0%).
   

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Elton John difende Harry e Meghan, ho pagato io jet privato

Dopo accuse per aver spesso troppo per viaggio a Nizza

Lifestyle People
Chiudi The Lion King European premiere in London (ANSA) The Lion King European premiere in London

Elton John scende in campo in difesa di Harry e Meghan contro le accuse per le spese per il loro viaggio a Nizza. "Ho pagato io per il jet privato", ha detto la popstar aggiungendo anche che l'aereo era a zero immissioni in risposta a chi aveva sollevato problemi di inquinamento.
    "Sono profondamente angosciato - ha scritto su Twitter - del resoconto falsato e maligno sulla stampa sul soggiorno privato nella mia casa di Nizza del Duca e la Duchessa di Sussex".
    "Sento un profondo obbligo - continua - di proteggere Harry e la sua famiglia dall'inutile intromissione della stampa che contribuì anche alla morte di Diana".
    Nei giorni scorsi, le foto della coppia mentre saliva a bordo di un jet privato in Francia avevano sollevato numerose critiche, in particolare Harry e Meghan erano stati accusati di contribuire all'inquinamento non usando un aereo di linea.

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Cucina povera, i 10 piatti di carne di scarto più celebri della tradizione italiana

Interiora e dintorni, con lo street food il 'quinto quarto' si riscopre

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Chiudi Fegato alla veneziana (ANSA) Fegato alla veneziana

Carne, non si butta via niente: nella tradizione della cucina italiana anche le parti meno nobili degli animali sono state alla base della cucina popolare ora riscoperta anche grazie allo street food ma non solo. Interiora, zampette, ogni 'scarto' commestibile è sempre stato usato nelle cucine contadine che non sprecavano davvero nulla. Il termine per indicare tutto questo, il “quinto quarto” è poco conosciuto eppure indica qualcosa di ben radicato nella cucina tradizionale italiano: è tutto ciò che fa parte dell’animale, ma non rientra nei quattro tagli principali (anteriori e posteriori). Ecco allora 10 + 1 piatti a base di quinto quarto più diffusi e qualche indicazione di ristoranti e trattorie (tra le moltissime che li propongono), visti su  TheFork.

Rigatoni alla Pajata
La pagliata (in dialetto romano “pajata”) è il termine con cui si identifica l’intestino tenue del vitellino da latte o del bue. Nella tradizione romana la pajata viene utilizzata in diverse ricette, una delle più famose la vede come protagonista dei rigatoni alla pajata.
Dove provarli: Trattoria Romana da Claudio La Melissa, Roma

Lampredotto
Il lampredotto è un famosissimo piatto tipico della cucina fiorentina e si prepara con uno dei quattro stomaci del bovino, l’abomaso. Si tratta di un piatto molto povero della tradizione toscana, oggi consumato anche in versione street food venduto dai cosiddetti “lampredottai”.
Dove provarlo: La Vecchia Maniera, Firenze

Pane ca’ meusa
In italiano “panino con la milza”, il pane ca’ meusa è un piatto tipico palermitano solitamente consumato come street food. È ormai diventato così diffuso e richiesto da trovarsi anche nei migliori ristoranti.
Dove provarlo: Antica Focacceria San Francesco, Palermo

Trippa
Dall’etimologia incerta, forse dal francese, dall’inglese o dal celtico, trippa significa “mucchio” ed è un piatto molto comune nella tradizione romana. La trippa si prepara con diverse parti dello stomaco (non dell’intestino) del bovino.
Dove provarla: Trattoria Del Cordaro, Roma

Coratella
La coratella (diminutivo di corata) è il termine con cui si indicano le interiora di animali come agnello, coniglio, polli o galline, quindi di piccole dimensioni (la corata invece indica le interiora di animali di taglia più grande). Anticamente la coratella definiva solo l’insieme di cuore, fegato e polmoni mentre oggi comprende tutte le frattaglie.
Dove provarla: Casa Prati, Roma

Lingua
Si tratta di un piatto molto pregiato e si può preparare in molti modi diversi. La lingua di manzo infatti non è associata a nessuna ricetta specifica. Da Quinto Quarto e Dintorni è possibile assaggiare ad esempio la “Lingua Tonnè”, cotta a bassa temperatura e servita con salsa tonnata, verdure croccanti e frutto di cappero.
Dove provarla: Quinto quarto e dintorni, Sesto Fiorentino (FI)

Torcinelli
I torcinelli cambiano nome a seconda della regione d’appartenenza: gnummareddi, mazzarelle, mugliatielli, abbuoti, abbricchie, mboti, merretti e ne esistono anche altri. Si tratta di involtini a base di interiora di agnello o capretto in budello.
Dove provarli: Il Fornello Pugliese, Montesilvano (PE)

Finanziera
Nato in Piemonte durante il Medioevo - la prima ricetta risale probabilmente al XV secolo - la finanziera è un piatto ancora oggi molto diffuso in questa regione. Chiaramente nei secoli ha subito diverse varianti, ma di base si tratta di un piatto a base di frattaglie.
Dove provarla: La Taverna di Fra’ Fiusch, Torino

Fegato alla veneziana
Il fegato è uno delle interiora che più comunemente si trasformano in pietanza. In Veneto però questo piatto ha due ingredienti principali: il fegato (la tradizione lo vorrebbe di maiale) e le cipolle, solitamente la bianca di Chioggia.
Dove provarlo: Hostaria Osottoosopra, Venezia

Fritto misto alla Piemontese
Come dice il nome, si tratta di un piatto tipico della cucina piemontese. Il fritto misto alla piemontese è un piatto molto antico e ha subito diverse variazioni nel tempo, sempre naturalmente a base di frattaglie.
Dove provarlo: Porto di Savona, Torino

Coda alla vaccinara
La coda alla vaccinara è un piatto tipico della cucina romana il cui ingrediente madre è chiaramente la coda di bovino, che viene stufata e accompagnata con verdure di diverso tipo. Il termine “vaccinara” viene dal luogo d’origine di questo piatto: nato infatti nel rione Regola di Roma, dove abitavano i vaccinari.
Dove provarla: Trattoria da Zacca ar 20, Roma

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Javier Bardem ambientalista, all'Onu per salvare gli Oceani

Attore con Greenpeace chiede Trattato Globale forte, ognuno faccia la sua parte

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Chiudi Javier Bardem attends Greenpeace Global Ocean Treaty event (ANSA) Javier Bardem attends Greenpeace Global Ocean Treaty event

Javier Bardem in campo all'Onu per proteggere gli Oceani. L'attore spagnolo premio Oscar ha preso parte ad un incontro al Palazzo di Vetro mentre e' in corso la trattativa - che dura da un decennio - su un Global Ocean Treaty, che potrebbe aiutare a proteggere il 30% degli oceani del mondo entro il 2030. "I nostri oceani sono sull'orlo del collasso e tutti abbiamo un ruolo enorme in questo. Ora dobbiamo fare la nostra parte per fermare il processo, con un Trattato Globale sull'Oceano", ha detto Bardem. Prima dell'incontro, Sandra Schoettner della campagna 'Protect the Oceans' di Greenpeace, ha spiegato da parte sua: "I governi hanno un'opportunità unica di incontrarsi e affrontare uno dei principali problemi del nostro tempo, la distruzione degli oceani e l'enorme perdita di vita marina". "Non abbiamo tempo da perdere - ha aggiunto - qualsiasi cosa accada in questo incontro determinerà il destino dei nostri oceani".
   

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I capricci di Mick Jagger, un materasso nuovo in ogni hotel

Chiede anche che qualcuno ci dorma prima mentre è incellofanato

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Un materasso nuovo per ogni hotel in cui dorme. Sono tra i capricci da star di Mick Jagger il quale, secondo quando scrivono alcuni tabloid inglesi, vuole che in ogni albergo in cui è ospite, per quanto di super lusso, ci sia sempre un nuovo materasso apposta per lui. Come se non bastasse chiede anche che qualcuno del personale ci dorma su la notte prima per ammorbidirlo ma senza togliere il cellofan.
    Non è chiaro perche' il frontman dei Rolling Stones abbia simili pretese ma secondo indiscrezione viene sistematicamente assecondato. Di recente la band ha ripreso la sua tournée dopo l'interruzione dovuta alle condizioni di salute di Jagger il quale si è sottoposto ad un intervento al cuore. Pochi giorni dopo l'operazione si è tuttavia mostrato mentre ballava animatamente. Il video è diventato virale.
   

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Fabio Camilli è figlio legittimo di Domenico Modugno /la storia

La Cassazione mette la parola fine a 18 anni di battaglie legali

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Dopo 18 anni è definitivo: Fabio Camilli è figlio di Domenico Modugno, fratello di Marco, Massimo e Marcello. Tanto c'è voluto e con diversi procedimenti, per stabilire, dopo che la prova del dna già lo aveva accertato quattro anni fa in primo grado, che il 57enne attore (visto in tante serie tv da Don Matteo a Distretto di polizia, da Squadra antimafia a 1993) è Modugno. E' lui stesso a dare notizia all'ANSA della sentenza della I sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, giusto qualche giorno dopo il venticinquesimo anniversario della morte del grande cantautore (Lampedusa, 6 agosto 1994): "Ho dovuto fare una battaglia per poter affermare chi era mio padre. È stato un viaggio faticoso ed estenuante", sono state le sue prime parole.
Fabio aveva scoperto da adulto, non ancora trentenne, di essere nato da una relazione tra Mr Volare e sua madre la ballerina e regista triestina Maurizia Calì, la "bellissima Kalì" di Pasqualino Maragià uno dei numerosi successi di Modugno, successivamente coreografa al Sistina di Roma, teatro dove aveva conosciuto Romano Camilli, storico collaboratore di Garinei e Giovannini.
''Non ho fatto in tempo a conoscerlo - aveva detto nel 2001 commentando un articolo di Pier Luigi Diaco sul Foglio in cui si rivelava la notizia - quando ho saputo era gia' malato e poco tempo dopo e' morto. E cosi' le tante domande che avrei voluto fargli sono rimaste senza risposta. Cosi' come quelle che avrei voluto rivolgere al padre con il quale ho vissuto per tanti anni. Quando sono riuscito a rimettere in piedi un rapporto, non piu' viziato da questa vicenda, anche lui purtroppo e' morto''.
Domenico Modugno dalla moglie Franca Gandolfi ha avuto tre figli: Marco, Massimo e Marcello. Quest'ultimo è stato a lungo amico di Fabio e anzi quando nel 2001 venne fuori la notizia del figlio segreto dichiarò: 'Non posso avere la certezza biologica che Fabio sia mio fratello ne' mio padre o mia madre ne hanno mai accennato. Ma non cambia nulla, Fabio e' una persona molto bella e di talento, ero e resto suo amico. Lo conosco da 15 anni, siamo amici, e' una persona bellissima e ci abbiamo scherzato su tante volte. Non so se sia vera o no, ma non cambiera' nulla nei nostri rapporti. Mia madre e mio padre non l'hanno mai ammesso ed io rimango piacevolmente nel dubbio''.
Da quel giorno però le cose cambiarono, Camilli ha visto sparire tutte le persone piu' coinvolte nella faccenda a cominciare da sua madre. "A parole tutti sembravano pronti a sostenermi, ma nel momento in cui e' stata pubblicata la notizia si sono resi vaghi, hanno preso le distanze. Anche mia madre, ed e' la cosa che mi e' dispiaciuta di piu'. Ne avevamo parlato, sono 14 anni che lo so'' disse all'epoca. Così dopo una drammatica lettera alle sue due famiglie, Camilli oggi Fabio Modugno, decise di andare avanti con la prova del dna. Dopo 12 anni, il 22 gennaio 2014 il verdetto del Tribunale di Roma sull'accertamento di paternita' - arrivato a distanza di pochi giorni dalla decisione della Cassazione che aveva convalidato il disconoscimento di paternita' del genitore 'legittimo' Romano Camilli - stabilì che Fabio è il quarto figlio di Mimmo Modugno.
Immediato il ricorso della famiglia Modugno: oggi dalla Cassazione la parola 'fine' alla vicenda che oltre ad essere un caso familiare è anche un caso economico vista la milionaria rendita Siae dell'autore italiano più famoso al mondo.
"Il procedimento di riconoscimento di paternità della durata media di 4-5 anni si è trasformato per me in un percorso a "ostacoli" lungo (e credo sia un record) 18 anni. Comunque ce l'ho fatta, è finita. Sono molte le persone che dovrò ringraziare per essermi state vicine in questi anni. In particolare l'avvocato Gianfranco Dosi che in tutti questi anni ha saputo tenere la barra dritta durante questa lunghissima tempesta giuridica riuscendo alla fine a condurci in porto vivi e vittoriosi".

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Essere felici, la sfida dell'estate in 5 libri

Testi per imparare a sentirsi padroni della propria vita

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Chiudi lettura nel parco foto iStock. (ANSA) lettura nel parco foto iStock.

Cosa c'è di meglio che imparare a essere felici? Un buon modo per trascorrere il tempo lento delle ferie estive potrebbe proprio essere quello di provare a seguire i preziosi consigli contenuti in alcuni libri che si configurano come degli autentici manuali, piccoli grandi "fai da te" - ma ragionati e documentati - per inseguire e realizzare i propri sogni di felicità. Gli autori sono diversi per stile, formazione e provenienza, ma sono accomunati dalla stessa convinzione, ossia che tutti, ma proprio tutti, possono farcela: basta impegnarsi e volerlo davvero, perché in fondo la felicità è una cosa seria.
    Se si vuole essere felici è bene rivolgersi a uno dei giganti della Storia, Aristotele, che per primo ha messo la felicità al centro delle proprie riflessioni: si intitola "IL METODO ARISTOTELE" (EINAUDI, PP.286, 19.50 EURO) il libro di EDITH HALL, una delle classiciste più importanti al mondo, che presenta il pensiero del grande filosofo greco in un linguaggio contemporaneo. Ma l'autrice non si limita a questo: nel libro infatti gli insegnamenti di Aristotele vengono applicati alle sfide della quotidianità, dalla scelta degli amici e del partner fino al modo in cui sostenere un colloquio di lavoro o prendere una decisione importante. "LA FORMULA. LE LEGGI UNIVERSALI DEL SUCCESSO" (EINAUDI, PP.232, 26 EURO) è il libro rivoluzionario di ALBERT-BARABASI, nel quale l'autore svela che nella vita non serve a niente pregare di avere "un colpo di fortuna": esistono infatti principi scientifici e regole non dette (che l'autore presenta in 5 leggi) attraverso i quali si può raggiungere quello che si vuole, sia nella sfera privata che in quella professionale. In particolare Barabási si sofferma su quanto sia importante ottenere l'apprezzamento pubblico per ciò che si fa, indagando il nesso tra performance e successo personale. Essere padroni della propria vita è davvero possibile, purché si impari a distaccarsi da ciò che ha un impatto negativo sulla quotidianità: ne è convinto PRIMO PIERANTOZZI, autore de "IL DISTACCO CHE LIBERA - COME LIBERARTI IN AMORE, NELLA SFERA PROFESSIONALE E IN TUTTO CIÒ CHE TI CIRCONDA CON I METODI DEFAULT, BALANCING E MEDITAZIONE INTROSPETTIVA DINAMICA" (BRUNO EDITORE, PP.125, 19.99 EURO). In questo manuale il lettore può imparare tecniche e strategie pratiche in grado di arginare i fattori esterni che, nonostante le apparenze, in realtà non possono intralciare il cammino verso l'agognata felicità.
    E' il coraggio la chiave per raggiungere la felicità secondo CARÈNE PONTE che ne "IL TUO TEMPO È ADESSO" (GARZANTI, PP.216, 17.60 EURO) offre sotto forma di romanzo le sue riflessioni su come ognuno di noi possa realizzare i propri sogni. Non un manuale quindi, ma una storia in grado comunque di offrire più di un suggerimento per prendere ogni occasione al volo: nel libro infatti la trentenne Molly deciderà di rischiare e cambiare un'esistenza di cui si sente spettatrice e non protagonista. Per farlo sceglierà di esaudire le richieste contenute in 12 misteriose buste, una per mese, che le sono state recapitate a casa e di cui lei non sa chi sia il mittente.
    Infine, la struggente e nostalgica riflessione di RICHARD HOLLOWAY, "LA DOLCEZZA DELL'ADDIO. MEDITAZIONI FELICI SULLA VITA E SULLA MORTE" (EINAUDI, PP.160, 16.50 EURO). Quando si affronta il tema della felicità, potrebbe sembrare strano parlare di un libro che insegna ad accogliere senza rabbia la fine della vita.
    Eppure non è così: con grazia e leggerezza, Holloway offre consigli che si rivelano utili più sulla vita che sulla morte, e sarebbe un vantaggio apprenderli magari prima di diventare anziani. In pagine dense, anche di ricordi, l'autore insegna a provare gioia e gratitudine per ciò che si ha avuto la fortuna di vivere, per il tempo donato, per gli affetti ricevuti: perché in fondo "ogni generazione deve imparare a salutare con un inchino e lasciare il palco".
   

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Camminare scalzi, il barefoot hiking, per riconnetterci con la Natura

In montagna esperienze di kneipp naturale e pratiche wellness

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Chiudi Camminare scalzi , barefoot hiking, per riconnetterci con la natura. foto iStock. (ANSA) Camminare scalzi , barefoot hiking, per riconnetterci con la natura. foto iStock.

Connettersi con la natura anzichè con il wifi, alzare gli occhi dallo smartphone e perdersi nel verde delle montagne, staccare dall'inquinamento acustico della città e ascoltare i suoni del prato, del bosco, l'acqua che scorre veloce. La vacanza in montagna è sempre stata rigenerante, oggi la definiamo detox e persino necessaria se, come è emerso dalla ricerca scientifica pubblicata da Nature, 120 minuti a settimana per 15 giorni, costituiscono la dose green salvifica per alzare il livello di benessere e abbassare lo stress.

E le montagne, sulle Dolomiti ma non solo, si attrezzano: mai come in questa estate 2019 wellness è la parola d'ordine in montagna. Nelle varie località ai classici sentieri, gite in malga, esclursioni con guide, impianti di risalita in funzione, concerti musicali in quota e feste campestri con il cibo locale al centro, è boom per i  programmi benessere, yoga nel bosco, silence room tra gli alberi, mindfulness nei prati, pratiche di Qi Gong per 'coltivare la vita' con respirazione profonda e movimenti dolci.

Cercare il contatto diretto con la Natura ha dato vita da qualche anno anche alla pratica delle camminate a piedi nudi, barefoot hiking, diffusa nei paesi nord europei e americani. "Con la terra sotto i piedi" (Mondadori) è il titolo del libro in cui Andrea Bianchi, fondatore della prima scuola in Italia di Barefoot Hiking, 'Il silenzio dei passi', condivide la sua esperienza ora al centro anche di workshop che vanno dall'esperienza di due ore a quella residenziale di qualche giorno.

"Può sembrare strano parlare di 'scuola di cammino' ma nonostante camminare scalzi sia per l'uomo un'abilità innata l'utilizzo delle scarpe sin da bambini fa si che sia comunque necessario riconquistare questa pratica  e riattivare questa memoria antica. Un buon inizio può essere il kneipp naturale a bordo dei rivoli d'acqua che incontriamo durante le passeggiate in montagna, qualche passo nudo ci riconnette immediatamente e risveglia sensazioni naturali sopite. Toglierci le scarpe e sentire il terreno, l'erba, il fondo favorisce - racconta Bianchi - un risveglio su vari piani dalla microcircolazione alla riattivazione dei vari componenti del piede come le dita e l'arco plantare, generalmente sfavorite dall'uso delle calzature, con importanti benefici sulla postura, le ginocchia , la colonna vertebrale e in generale l'equilibrio . Ma non solo: torniamo così in contatto con la carica elettromagnetica della Terra  e ci consente di recuperare la funzione di naturale 'sonda termica' dei piedi. Benefici che si trasformano in benessere psicofisico accessibile a tutti.

L'8 settembre a Primiero San Martino di Castrozza si tenterà il Barefoot World Record per il clima 2019. Il record consiste nel realizzare la fila indiana più lunga al mondo di persone scalze in montagna: il cammino a piedi nudi in un luogo immerso nella Natura delle Dolomiti, per invitare quante più persone possibile ad un contatto diretto con la Terra.

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