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Molestata dalla cugina, questo e gli altri demoni di Whitney Houston /VIDEO

Documentario racconta ascesa e soprattutto inferno della cantante

Whitney Houston giovane in una foto dal film Whitney di Kevin McDonald, fuori concorso al Festival di Cannes. Uscirà in Italia da Bim © Ansa

-Nonostante youtube ci abbia abituato e cosi' l'era del tutto pubblico in cui viviamo, c'e' qualcosa di indecente quando guardiamo filmati privati, familiari che forse non erano destinati ad una visibilita' globale, niente di illegale, rubato, sia chiaro, molte immagini sono purtroppo anche documenti storici noti, cosi' come le copertine strillate di quegli anni con le immagini shock della casa diventata una raffineria di stupefacenti. Eppure ha qualcosa di pornografico, un'attrazione e un disgusto al tempo stesso, il documentario del premio Oscar Kevin McDonald presentato fuori concorso al festival di Cannes che mette insieme la parabola di quell'artista immensa che e' stata Whitney Houston. Una storia di ascesa e caduta vista e rivista purtroppo, autodistruzione, perdita di realta' con la droga devastante maggiore comune denominatore, come con Jim Morrison, con Amy Winheouse, Michael Jackson a suo modo e tanti altri. Eppure nella vicenda di Whitney c'e' un'empatia ancora diversa, una pieta' e una rabbia che prendono allo stomaco. Il film, che uscira' in Italia dalla Bim nella seconda parte dell'anno, la racconta dall'inizio, diversificandosi da altri precedenti, pure belli, per scavare nella famiglia dell'artista, ascoltando parenti vicini e lontani, la comunita' dell'artista che come spesso accade in chi ha successo cosi' enorme, e' protezione e gabbia al tempo stesso.

E inoltre, altro punto a favore, racconta cosa la Houston rappresenta per gli afro-americani, un rapporto con la gente nera mai indagato prima. L'inno americano cantato al Superbowl nel 1991 con quell'accento sulla parola freedom e' ancora tra i momenti piu' emozionanti delle Black People, senza dimenticare la potenza del bacio interrazziale nella romantica scena finale di The Bodyguard con Kevin Costner in tempi in cui non era scontato affatto.
La faccia che piu' resta impressa, Whitney Houston a parte, e' quella di Cissy, la madre, cantante lei stessa con Aretha Franklin, religiosa fervente, direttrice del coro della chiesa di Newark dove Whitney debutta come solista a 13 anni e dove un'immensa folla afro la salutera' dopo la morte, descritta quasi come un suicidio assistito, il 12 febbraio 2011 al Beverly Hills hotel di Los Angeles quando tutti i demoni sembravano, appunto sembravano, definitivamente cacciati. Cissy e' una madre dolente, 'sono una combattente, lo sai?' dice guardando la telecamera ma non ci crede neppure lei, e' la faccia della sconfitta di chi sapeva che sarebbe finita cosi' e non e' riuscito a impedirlo nonostante l'amore.
Si racconta del padre John, rinnegato per il suo comportamento facile con le casse di famiglia ma forse per aver divorziato dalla madre e aver rotto quell'immagine di famiglia felice che per Whitney era il santino che le proteggeva l'esistenza. La cantante regina del pop, che faceva ballare gli anni '80 come nessun altro, quella dei record in classifica ancora oggi a distanza di 30 e piu' anni, cresciuta nel ghetto nero di Newark in una famiglia-comunita' con altre 4, 5 famiglie di parenti collegate. E cosi' intime da aver ricevuto molestie sessuali dalla cugina Dee Dee Warwick, la sorella di Dionne Warwick, come viene detto esplicitamente per la prima volta.
C'e' l'incontro con Clive Davis, quel contratto firmato a 19 anni con la Arista, che la portera' sul tetto del mondo, c'e' il rapporto lesbico con Robyn Crawford, la fama bisex con le storie in parallelo con Eddy Murphy e De Niro, marjuana e cocaina che i fratelli cominciano ad usare, ormai imbottiti di soldi.
Whitney che a casa torna ad essere Nippy, in tuta bianca a guardare la tv sul divano, Whitney che si innamora di Bobby Brown perche' la fa ridere e divertire e pensa che la sua vita diventera' una fiaba, felice e con tanti bambini. Ne arriva una, Bobby Kristina, la tata intervistata del film, non fa che piangere raccontando l'infanzia della piccola, amatissima ma senza regole. Le immagini di Kristina spezzano il cuore, la fine e' nota, nel 2015, tre anni dopo la madre.
C'e' anche la musica chiaramente, l'apoteosi degli anni '80 e primi anni '90, lei regina del pop, lei che abbraccia Mandela e canta in Sud Africa, gli stadi pieni in tutto il mondo, Saddam che persino usa una sua hit in versione araba per la campagna elettorale. E purtroppo anche le sue esibizioni, con quella voce unica diventata irriconoscibile mentre il suo corpo, cosi' meraviglioso, riceveva l'effetto devastante della dipendenza dalla droga. I suoi tormenti, la spirale negativa, tutto che va fuori controllo, Whitney diventa uno zombie, schiantata dal successo e dai suoi demoni che tornano in una vita che poteva essere dorata. La caduta nell'inferno, con le immagini brutali, il ritorno dopo la rehab e la scelta finale. L'ultima scena e' il funerale a Newark, non torna Whitney ma Nippy.

  • (dell'inviata Alessandra Magliaro)
  • 20 maggio 2018
  • 22:51

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