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La carismatica Cate Blanchett presiederà la giuria di Venezia

La 77/a Mostra del Cinema dal 2 al 12 settembre

 © ANSA
  • di Alessandra Magliaro
  • ROMA
  • 16 gennaio 2020
  • 17:05

Diversità e uguaglianza di genere cercasi: se gli Oscar, viste le nomination, non lasciano quest'anno speranza - troppo bianchi e troppo maschili - e sembrano riportare indietro rispetto al cambio di rotta innescato la scorsa stagione da #metoo, campagne gender equity e inclusive, ci pensano i festival, i più importanti del mondo, a dare prospettive di progresso. Il festival di Cannes ha annunciato un regista 'contro', punto di riferimento degli afro-americani e della Hollywood più democratica come Spike Lee, tenace oppositore di Donald Trump e oggi la Mostra del cinema di Venezia non resta a guardare. Sarà Cate Blanchett, l'attrice australiana, un mito di carisma e bravura, bellezza algida ed eterea, con una incredibile classe che la fa adorare anche nel mondo della moda, due volte premio Oscar (The Aviator e Blue Jasmine) e cinque altre volte candidata, a guidare la giuria che assegnerà il Leone d'oro della 77/a edizione (2-12 settembre). La Blanchett, sulla linea di una strada già delineata, succede alla argentina Lucrecia Martel e ad Annette Bening, mentre la stessa Blanchett nel 2018 ha presieduto la giuria di Cannes. Predecessore di Spike Lee un anno fa a Cannes il messicano Alejandro Inarritu. Tutti nomi, quelli 2020 e i precedenti recenti, che sembrano andare in una unica direzione di apertura, inclusione, nuove sensibilità (ha tenuto banco lo scorso anno il caso Martel Polanski, tanto per memoria). Sotto queste presidenze sono stati premiati i film dell'anno, molti dei quali sono in nomination: pensiamo al Leone d'oro Joker, 11 candidature e alla Palma d'oro Parasite, sei , senza dimenticare altri candidati C'era una volta a Hollywood (Cannes), Marriage Story (Venezia) e poi The Irishman e Ford V Ferrari (visti, tra l'altro, a Venezia).
Ma allora come mai l'Oscar è quest'anno definito poco inclusivo? Rispetto alle donne i dati parlano chiaro e sono francamente drammatici: solo 5 sono state candidate come miglior regia nella storia degli Oscar, ossia dal 1929 al 2020. Nell'ordine: la nostra Lina Wertmuller, la prima in assoluto, 1977, Jane Campion nel 1994, Sofia Coppola nel 2004, Kathryn Bigelow nel 2010 (prima ed unica ad aver vinto) e Greta Gerwig nel 2018. Al netto di questo secondo gli analisti è il sistema di voto degli Oscar che necessita di una riforma radicale e non solo di un allargamento di piattaforma, diversificando la base elettorale, cosa già avvenuta e non evidentemente sufficiente. L'anno scorso, il 50% dei nuovi membri erano donne e il 29% erano persone di colore. Oggi, il 16% dei quasi 9.000 membri totali sono persone di colore, rispetto a solo l'8% nel 2015. Da una parte i festival sembrano recepire il cambiamento e le nuove sensibilità, dall'altra l'Academy degli Oscar sembra ancora poco reattiva. Il tema è d'attualità e la scelta di Cate Blanchett si presta a questa lettura. Non a caso, il direttore della Mostra del cinema di Venezia, Alberto Barbera, nell'annunciare la scelta dell'attrice ha dichiarato: "Cate Blanchett non è soltanto un'icona del cinema contemporaneo, corteggiata dai più grandi registi dell'ultimo ventennio e adorata dagli spettatori di ogni tipo. Il suo impegno in ambito artistico, umanitario e a sostegno dell'ambiente, oltre che in difesa dell'emancipazione femminile in un'industria del cinema che deve ancora confrontarsi pienamente con i pregiudizi maschilisti, ne fanno una figura di riferimento per l'intera società. Il suo immenso talento d'attrice, unitamente a un'intelligenza unica e alla sincera passione per il cinema, sono le doti ideali per un presidente di giuria. Sarà un enorme piacere ritrovarla in questa nuova veste a Venezia, dopo averla applaudita come magnifica interprete dei film Elizabeth di Shekhar Kapur e I'm not there di Todd Haynes, che le valse la Coppa Volpi come miglior attrice nel 2007". Blanchett ha ringraziato: "Ogni anno attendo la selezione di Venezia e ogni anno essa risulta sorprendente e notevole. Venezia è uno dei festival di cinema più suggestivi al mondo, una celebrazione di quel mezzo provocatorio e stimolante che è il cinema in tutte le sue forme. E' un privilegio e un piacere essere quest'anno presidente di giuria". L'attrice di Che fine ha fatto Bernadette? sta girando la serie tv Mrs America e sarà al festival di Berlino con un altra serie tv, Stateless, mentre è in pre produzione Lucy and Desy, la vita e la carriera della pioniera della tv, Lucille Ball scritta da Aaron Sorkin.
   

  • di Alessandra Magliaro
  • ROMA
  • 16 gennaio 2020
  • 17:05

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