Salone Shanghai 2019, red carpet per il nuovo saper fare dei cinesi

Non più fake, ma prodotti locali di elevato livello qualitativo

Andrea Silvuni ROMA

Quello di Shanghai, assieme all'omologo Salone di Bejing - con cui si alterna ogni anno - è un evento espositivo davvero particolare, dato che la migliore produzione mondiale (evidentemente importata in Cina) viene mostrata fianco a fianco di una enorme quantità di modelli locali, un tempo grossolane 'scopiazzature' delle auto e dei suv occidentali e giapponesi e ora - invece - di livello quasi comparabile con la migliore produzione nordamericana ed europea. Una crescita che è facilmente comprensibile se si tiene conto di tre importanti elementi che hanno caratterizzato l'osmosi tra l'auto cinese e quella del resto del mondo. 

 

In primo luogo la collaborazione, di lunga data, delle più grandi aziende locali con i big delle quattro ruote. JV che sono state avviate molti anni fa e che oggi - con piattaforme di ingegneria comuni e schemi produttivi condivisi - permettono ai grandi player locali di immaginare e realizzare modelli dedicati al mercato interno ma differenziati solo per quanto riguarda le caratteristiche omologative. Secondo elemento a monte della formidabile 'crescita' qualitativa dell'industria cinese dell'auto è l'acquisizione da parte di alcuni gruppi (come è avvenuto per Geely con Volvo) di celebri brand occidentali, un percorso che ha agevolato l'arrivo in quel vasto Paese - che conta migliaia di produttori di componentistica - non solo delle tecnologie di base ma anche delle caratteristiche (contenuti tecnologici e qualità) che devono essere presenti nelle parti e negli accessori.

 

Terzo pilastro su cui si fonda il miglioramento del Made in China è la collaborazione delle aziende del secondo e terzo livello, quelle cioè che lavorano in pratica solo per il mercato interno, con centri di design e di ingegneria occidentali, comprese le molte 'carrozzerie' del torinese. Una rapida carrellata sulle novità presentate dalle Case locali a Shanghai permette di valutare come si sia ormai passati dalla fase dei modelli fake a quella del modelli con 'blasone' occidentale. Un melting pot che - potendo contare anche sull'arrivo in senso inverso, dalla Cina verso Europa, dell'high tech elettrico ed elettronico, indispensabile per la svolta futura verso la nuova mobilità - non può che dare risultati positivi, alla faccia di chi pensa di bloccare il progresso con l'arma dei dazi.

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