Avere gengive sane potrebbe difendere dall'Alzheimer

Salute bocca e mente legate, batteri orali migrano nel cervello

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - La malattia delle gengive (parodontite) potrebbe favorire l'Alzheimer; le due condizioni condividono diversi fattori di rischio tra cui diabete, fumo, arterosclerosi, e sono stati isolati almeno 25 geni le cui mutazioni sono associate ad entrambe le malattie.
    Lo sostengono su "Perio Insight", pubblicazione della European Federation of Periodontology (EFP), Nicola West e Tanya Cerajewska entrambe dell'Università di Bristol. West è a capo della Restorative Dentistry e della Clinical Trials Unit dell'ateneo.
    Recenti studi epidemiologici, scrivono le autrici, indicano che vi sia un'associazione tra Alzheimer e parodontite, quindi che chi ha una delle due malattie è più a rischio di sviluppare anche l'altra.
    Inoltre, crescenti evidenze scientifiche suggeriscono che le infezioni microbiche cerebrali insieme all'infiammazione siano implicate nell'Alzheimer e che, i batteri del cavo orale e in particolare quelli della parodontite sono tra gli agenti microbici identificati nel cervello (post-mortem) dei malati di Alzheimer. "Ad esempio - riferisce Cerajewska intervistata dall'ANSA - un gruppo di batteri (le spirochete) che si trovano anche nel cavo orale (tra cui T. denticola, Treponema sokranskii e Treponema pectinovorum) è stato ritrovato nel cervello post-mortem di pazienti di Alzheimer a concentrazioni quadruple rispetto a quelle misurate nel cervello di individui di controllo senza demenza. "E ancora - rileva Cerajewska -anticorpi specifici contro batteri del cavo orale come A. actinomycetemcomitans, T.
    forsythia e P. gingivalis sono il doppio più frequenti nel sangue dei pazienti con Alzheimer". Uno studio pubblicato di recente sulla rivista Plos One e condotto su animali dimostra inoltre la possibilità di trasferimento dei batteri dalla bocca al cervello, e testimonia anche che l'infezione cronica del cavo orale porta a un quadro patologico simile all'Alzheimer, con accumulo di sostanze tossiche e morte neurale nel cervello dei topi. In pratica lo studio suggerisce che la parodontite possa contribuire a causare l'Alzheimer. Nonostante le crescenti evidenze del potenziale ruolo dei patogeni della parodontite e dell'infiammazione nella patologia dell'Alzheimer, concludono West e Cerajewska, ulteriore ricerca è necessaria per stabilire in via definitiva se vi sia un ruolo causale della malattia delle gengive.
    Il legame tra parodontite e Alzheimer pone ancora una volta l'attenzione sugli effetti che la malattia del cavo orale può avere su tutto l'organismo. Il problema nasce dal fatto che "le persone affette da parodontite - spiega Mario Aimetti, dell'Università degli studi di Torino - hanno una superficie gengivale ulcerata non visibile (poiché posta al di sotto del margine gengivale) corrispondente all'area del palmo di una mano, una superficie molto estesa dalla quale passano direttamente nel sangue miliardi di batteri che possono determinare un danno diretto a vari organi e condizioni di infiammazione estesa a tutto l'organismo (sistemica) che incidono sulla salute generale dell'individuo. Nello specifico poi - precisa Aimenti, che è anche presidente della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) che, nata nel dicembre 1979, compirà quest'anno 40 anni - il circolo sanguigno comporta una vicinanza anatomica favorente l'accumulo di questi batteri a livello cerebrale".
    "Ancora troppo poco conosciuto è in Italia il rapporto tra le infezioni gengivali e la salute generale - sottolinea Aimetti - un fatto culturale sul quale la Società Italiana di Parodontologia - Società scientifica tra le più accreditate a livello internazionale e l'unica in Italia ad afferire alla Federazione Europea di Parodontologia - è fortemente impegnata, accanto al mondo accademico, non solo in favore della ricerca ma anche per la diffusione delle conoscenze con l'obiettivo di trasferirle in modo istituzionale e autorevole alla popolazione anche grazie al suo portale www.gengive.org".(ANSA).
   

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