Coronavirus, hitech accelera la ricerca e riduce i test animali

Con cellule coltivate in 3D, mini organi in provetta e bioreattori

Redazione ANSA

Cellule coltivate in 3D, mini organi in provetta e piccolissime 'finestre' per scrutare nell'organismo col microscopio: le nuove tecnologie frutto della bioingegneria potrebbero accelerare la ricerca su Covid-19 facendo risparmiare fino al 90% degli animali usati nelle sperimentazioni. A indicarlo è l'articolo pubblicato sulla rivista Theranostics dai ricercatori del Politecnico di Milano e del Centro di Ricerca Pediatrica Romeo ed Enrica Invernizzi dell'Università di Milano.

"Lo sviluppo di farmaci e vaccini contro il coronavirus è rallentato dall'uso di tecniche obsolete, come le colture di cellule in 2D, che sono imposte alle aziende farmaceutiche dagli standard internazionali decisi dagli enti regolatori", spiega Manuela Raimondi, prima autrice dell'articolo e professore di bioingegneria al Politecnico.

"L'obiettivo del nostro lavoro è proprio quello di mostrare quanti vantaggi si potrebbero avere aggiornando questi standard e includendo tecniche di studio più avanzate: oltre a velocizzare i tempi degli studi preclinici, potrebbero ridurre fino al 90% l'uso di animali nelle sperimentazioni". Proprio il gruppo di Raimondi ha sviluppato negli ultimi anni diversi strumenti hitech nell'ambito di tre progetti finanziati dal Consiglio europeo della ricerca (Erc). Il loro lavoro è iniziato con lo sviluppo di impalcature artificiali per la coltura delle cellule in 3D.

"In queste nicchie artificiali - afferma Raimondi - si potrebbe coltivare l'epitelio polmonare per vedere come viene attaccato dal virus e come reagisce ai farmaci, ottenendo risultati più realistici e in tempi più rapidi". Crescendo le cellule in un bioreattore, con un sistema di ricircolo del terreno di coltura che mima la circolazione sanguigna, "potremmo invece coltivare un linfonodo e vedere come nasce la risposta immunitaria dopo l'infezione o il vaccino", continua l'esperta. Infine, l'uso di "finestre miniaturizzate da inserire sotto cute nei topi permetterebbe di osservare al microscopio quello che accade nel loro organismo senza doverli sacrificare".

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