Mann e Colosseo tra gladiatori, miti e Alessandro Magno

Nel 2023 a Napoli grande mostra sul conquistatore macedone

di Daniela Giammusso ROMA

ROMA - Un asse "Roma-Napoli, Mann-Parco Archeologico del Colosseo" (con anche Pompei alle spalle) sul tema eternamente avvincente dei gladiatori. A lanciare l'idea, per ora solo un desiderio, è Paolo Giulierini, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, oggi a Roma, sotto il cielo di costellazioni virtuali della sala Ottagona della Domus Aurea, protagonista insieme alla direttrice del Parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo dell'incontro "Roma-Napoli. La grande archeologia". L'occasione è l'ultima collaborazione tra le due istituzioni, massime realtà italiane e nel mondo per l'archeologia, con il prestito dal Mann della scultura dell'Atlante Farnese per la mostra Raffaello e la Domus Aurea. L'invenzione delle grottesche, fino al 7 gennaio proprio nella dimora di Nerone a Roma. "Partendo dalla mostra in atto, che ha visto un sostegno importante sia di natura economica che di prestiti - immagina Giulierini, che al Mann fino al 6 gennaio ospita la mostra "Gladiatori" e per il 2023 lavora a un grande omaggio ad Alessandro Magno - essendo il Colosseo il monumento più importante tra gli anfiteatri del mondo antico ed essendo a Napoli la più grande collezione di reperti archeologici che riguardano i gladiatori, in arrivo dalla Palestra di Pompei, insieme potremmo davvero diventare i capofila di tutto il Mediterraneo antico".

"Sono tanti i temi che accumunano Roma e Napoli, il Mann e il Parco archeologico del Colosseo. A partire dai Farnese - rilancia la Russo - Non a caso il primo protocollo che siglammo insieme nel 2018 riportò per la prima volta sul Palatino dopo 300 anni una serie di statue" dalla loro collezione. "Sui Farnese - immagina - possiamo ancora lavorare tanto, ad esempio sul tema del mito. Mi piacerebbe legare la Domus Aurea a personaggi rappresentativi, dalle Muse ad Apollo ai rimandi qui presenti ai poemi omerici. Uno spunto - dice - per riflettere sui destini umani. D'altronde noi rappresentiamo il contesto delle statue della ricchissima collezione del Museo di Napoli". L'incontro è poi l'occasione per un bilancio post pandemia e dei primi anni di autonomia delle due istituzioni. Questo periodo "ci ha insegnato molte cose - racconta Giulierini - Intanto si sono aggiunti nuovi tipi di pubblico, come quello digitale, che oggi affianca quello tradizionale".

"Ci siamo aperti di più al web - concorda la Russo - ma anche molto di più al pubblico di prossimità, fidelizzandolo. Senza dimenticare quello più 'debole', come nelle periferie, costruendo reti con altre istituzioni e musei". Cosa rispondere, invece, a chi accusa i musei autonomi di guardare troppo ai numeri? "Questi luoghi devono essere aperti, condivisi con il territorio - dice la Russo - L'autonomia è nata per aprirci anche alle scuole, alle università, alla ricerca, perché fossero anche luoghi di formazione". "Con l'autonomia - dice Giulierini - la possibilità di fare ricerca è aumentata, ma sarebbe impensabile senza 'carburante'. Ecco perché le code non sono un problema, anzi, sono auspicabili. Poi - aggiunge - non si capisce perché al Louvre tutti scattano foto con le code accanto alle piramidi, mentre in Italia questo debba diventare un problema". E tanto pubblico si attende anche per la mostra in lavorazione su Alessandro Magno. "Un progetto - spiega - che arriva alla fine del restauro del mosaico dalla Casa del Fauno di Pompei". Un capolavoro da due milioni di tessere e diciotto metri quadri di disegni dedicato alla Battaglia di Isso, il più grande assalto del condottiero. L'esposizione "arriverà a chiusa del mio mandato - sorride il direttore - Racconterà colui che di continuo sfida l'impossibile e cerca sempre nuovi territori".

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