Dalle pioniere alle star, le donne dell'architettura

Al MaXXI un racconto al femminile per rileggere la professione

di Luciano Fioramonti ROMA

ROMA - Grandi firme di donne che hanno saputo imprimere la loro visione peculiare dello spazio costruito per la vita sociale hanno attraversato il Novecento e i primi due decenni del nuovo secolo. Dalle pioniere alle star dell' architettura, come Signe Hornborg, la prima donna al mondo a laurerarsi a Helsinki nel 1890, o Zaha Hadid, prima professionista a ricevere nel 2004 il Pritzker Prize. E' tempo di rileggere la storia di questo campo particolare della creatività allargando lo sguardo al contributo che la mano femminile ha dato all' evoluzione della progettazione delle opere pubbliche e private, siano esse grandi infrastrutture o singole abitazioni, edifici, ponti, impianti sportivi o pezzi di design per la vita di tutti i giorni. E' il viaggio che il MaXXi propone con la mostra 'Buone Nuove. Donne in architettura', a cura di Pippo Ciorra, Elena Motisi, Elena Tinacci. Fino al prossimo 11 settembre nell'affascinante contenitore progettato proprio dalla geniale architetta irachena morta nel 2016, scorrono le storie di 86 professioniste, un racconto corale del percorso affrontato dall' altra metà della categoria per affrancarsi dai pregiudizi e affermarsi.

Pochi conoscono il nome di Norma Merrick Sklarek, definita la Rosa Parks dell'architettura, prima afroamericana ad avere accesso alla professione nel 1954, o di Charlotte Perriand e Eileen Gray, icone del design modernista, o ancora di Ada Louise Huxtable, inventrice negli anni '60 della critica di architettura con la sua rubrica sul New York Times e vincitrice nel 1970 del Premio Pulitzer. E le italiane? La prima a rappresentarle è la 'pioniera' paesaggista Maria Teresa Parpagliolo per giungere alle storie e ai materiali di autrici presenti nella collezione del MAXXI Architettura diretto da Margherita Guccione, come Cini Boeri, Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, Studio Labirinto, Elisabetta Terragni e altre. Alle stelle del panorama contemporaneo, come Elizabeth Diller e Kazuyo Sejima, si affiancano le giovani promesse rappresentate da Francesca Torzo e Lucy Styles, anch'esse incluse tra le firme presenti nel museo della capitale.

La mostra, nelle intenzioni dei curatori, vuole rappresentare il quadro internazionale attuale "superando lo stereotipo del grande maestro, capo indiscusso dello studio, a favore di una nuova geografia della professione in cui la presenza femminile si fa sempre più forte e autorevole". E' una "mutazione antropologica che riflette una serie di cambiamenti epocali nella società e, di conseguenza, nel ruolo dell'architettura, che oggi si confronta con questioni sociali e ambientali, con la tecnologia, con l'attivismo per l'eguaglianza di genere e contro ogni discriminazione".

Tre i temi al centro dell' attenzione. "ll primo - spiegano - è il crescente processo di liberazione del mondo professionale da pregiudizi e abitudini che spesso hanno frenato l'affermazione delle donne e di altri soggetti "non-standard" (collettivi, coppie, formazioni aperte). Il secondo riguarda l'impressione che l'allargamento della platea professionale nel senso della gender equality contribuisca positivamente alla capacità dell'architettura di rispondere alle urgenze del presente, soprattutto in termini di sensibilità ecologica, inclusività, sostenibilità sociale. L'ultimo punto riguarda l' Italia, dove troviamo molte donne tra i migliori progettisti emergenti (o emersi), come un esempio avanzato di questa trasformazione". Impossibile citare i nomi di tutte. Si va da Ada Louise Huxtable, Charlotte Perriand ed Eileen Gray, pioniere e icone del design contemporaneo; a Phyllis Lambert e Lina Bo Bardi, tra le figure più significative e rivoluzionarie del '900. La natura artistica emerge nei lavori di Elizabeth Diller, che presenta al MAXXI il grande spazio culturale a scala metropolitana The Shed a New York, e in quelli di Mariam Kamara, architetta nigerina nominata dal New York Times tra le 15 Creative Women of Our Time. Manualità artigianale e consapevolezza tecnologica dialogano nei lavori della libanese Lina Ghotmeh; Anupama Kundoo, di origine indiana con studio anche a Berlino, presenta una sintesi della sua ricerca sulla sostenibilità ambientale ed economica; Benedetta Tagliabue, capo dello studio EMBT di Barcellona, espone il Padiglione Spagnolo per l'Expo 2010 di Shangai. La sostenibilità ambientale caratterizza anche i progetti di Dorte Mandrup, fondatrice dello studio Dorte Mandrup A/S di Copenaghen, attivo in tutto il mondo con un team di 75 persone. Sfidano, infine, il modello professionale maschile Jeanne Gang, a capo dello Studio Gang di Chicago con sedi in tutto il mondo, e Grafton Architects, studio fondato a Dublino nel 1978 da Yvonne Farrel e Shelley McNamara che ha scalato i vertici dell'architettura mondiale. Al MaXXI oggi si è aperta anche la mostra "Cao Fei. Supernova', a cura di Hou Hanru e Monia Trombetta, prima personale italiana dedicata all' artista cinese tra le più innovative e visionarie della scena contemporanea, che con le sue opere racconta le trasformazioni della società e delle metropoli del paese asiatico. 

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