A Torino la cultura si fa nelle ex fabbriche

Tra gli stabilimenti dismessi del capoluogo piemontese trasformati in musei, pinacoteche e laboratori

di Ida Bini

TORINO - Il fermento culturale e il recupero urbanistico di Torino sembrano proprio non avere fine: da anni ormai il capoluogo piemontese ha ridato vita alle vecchie fabbriche abbandonate trasformandole in luoghi di cultura, in musei, in centri di sperimentazione e in laboratori didattici. Il numero del recupero dei vecchi stabilimenti dismessi cresce a tal punto che la città ha ideato dei tour guidati per scoprirne il loro nuovo volto culturale.

Simbolo della rinascita postindustriale è il Lingotto, il grande stabilimento Fiat nato nel 1899, che ha prodotto auto storiche come la Balilla e la Topolino. Venne chiuso nel 1982 e trasformato da Renzo Piano in un centro polifunzionale che oggi ospita un’area commerciale, un centro congressi, un grande auditorium, un hotel, un cinema, una sede universitaria del Politecnico e un centro fieristico. Sul tetto della struttura c’è ancora la pista di collaudo delle automobili; ma vi è stata aggiunta la prestigiosa pinacoteca di Giovanni e Marella Agnelli, con alcuni capolavori assoluti. E una grande cupola in cristallo e acciaio sospesa a 40 metri di altezza racchiude una piccola sala panoramica per eventi.

Non lontano, sempre in via Nizza, il vecchio stabilimento dove si produceva lo storico vermouth Carpano è diventato la sede di Eataly: qui, al primo piano, un piccolo museo racconta la storia dell’aperitivo più famoso di Torino, con un archivio dei documenti e gli spazi dedicati all’estrazione delle erbe, alla combinazione degli ingredienti e alla conservazione degli estratti.

Tra via Nizza e il Po sorge il Museo nazionale dell’automobile, nato negli anni Trenta, ristrutturato e ampliato nel 2011 dall’architetto Cino Zucchi in collaborazione con lo scenografo e allestitore François Confino. Nel museo gli appassionati dei motori possono ammirare 200 automobili di 85 diverse marche, tra cui l’Isotta Fraschini di Rodolfo Valentino e la Cisitalia 2O2 sportiva del 1946, esposta anche al Moma di New York come una delle vetture più belle del mondo. Il museo ospita anche mostre temporanee, un centro congressi e un archivio di documentazione.

Verso il centro della città l’ex fabbrica Fergat, che produceva componenti automobilistici, è stata trasformata da Claudio Silvestrin nella fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che espone opere di giovani artisti italiani e stranieri. Anche l’ex centrale termica delle Officine Lancia, nata negli anni Trenta, oggi ospita la fondazione Merz con opere dell’artista Mario Merz, importante esponente dell’arte povera, una biblioteca e uno spazio per mostre e concerti.

Un altro eccellente esempio di recupero di uno spazio industriale è quello offerto dalle Officine Grandi Riparazioni, che alla fine del 1800 riparavano i treni e che invece oggi ospitano un centro culturale e un luogo per esposizioni, spettacoli ed eventi.

Un’altra zona di Torino che ha subito un’interessante trasformazione architettonica e di recupero urbanistico è il parco Dora: qui, fino agli anni Novanta, c’erano le acciaierie Fiat e la Michelin, mentre oggi si estendono un parco scientifico e tecnologico per l’ambiente, l’Environment park, un centro polifunzionale nelle ex officine Savigliano, quelle dove vennero costruiti i vagoni dell’Orient Express, le arcate della stazione Centrale di Milano e la guglia della “locale” Mole Antonelliana. Infine c’è il MaCa, il museo A come Ambiente, con laboratori e percorsi didattici. Nel 2014, nell’ex Società Industriale Costruzioni Meccaniche ed Elettriche, è nato il museo Ettore Fico che ospita opere di giovani artisti d’avanguardia, mostre, eventi e incontri culturali. Infine, gli ex magazzini Docks Dora sono diventati un luogo ad alto contenuto culturale e artistico con gallerie d’esposizione, spazi per artisti e musicisti, sale di prova e di registrazione, studi di architettura e locali notturni.

Per maggiori informazioni: www.turismotorino.org/it

 

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