Lanna e Pignatelli, il labirinto del lockdown

Nella campagna del Salento. Curata da Lorenzo Madaro

di Elisabetta Stefanelli ROMA

LECCE - Straordinaria mostra d'esordio per Antonio Lanna e Brando Pignatelli, curata da Lorenzo Madaro nello spettacolare spazio di un capannone industriale abbandonato di una cooperativa agricola nella campagna salentina. Opere di grandi dimensioni che trasudano influenze metafisiche e sironiane, ma che insieme proprio in quella carnale astrazione raccontano la dimensione del lockdown.

I due artisti, amici nella vita, hanno poco più di vent'anni, essendo del 1997. Napoletano Lanna, frequenta il biennio specialistico all'Accademia della sua città. Nato a Napoli anche Pignatelli, vive a Roma. Entrambi hanno come patria d'adozione il Salento dove hanno scelto di ambientare questa mostra che racconta anche il lockdown che Pignatelli ha trascorso proprio in Salento.

L'ambientazione è fondamentale, perché si tratta di opere di grandi dimensioni e il luogo fa parte del discorso artistico in modo indissolubile, in uno scambio di vuoto e pieno, di presenze ed assenze, di reale e metafisico. È infatti il primo piano di un capannone industriale che non è mai stato usato prima immerso nei campi coltivati del Salento, con il silenzio e il senso di abbandono che caratterizzano la struttura spoglia. La mostra si visita tutti i giorni dalle 18.30 fino al 23 agosto nell'ora di un sempre intenso tramonto.

Appesi sui cordoli di metallo, a formare un unico labirinto visivo, i quadri raccontano invece una dimensione intima, vita quotidiana legata da cordoni intessuti e ossessivi che spesso compaiono nelle opere più materiche di Pignatelli. Figure filiformi, colori appena accennati ed insieme terra e polvere che danno a sensazione del tempo trascorso che rimane però sospeso in una nube terrea. Bellissimi i cordoni che tornano come motivo ricorrente, cordone che è legame ed ornamento, sottolineatura e sfilacciato abbandono.

Colori vivaci e carnali, invece, per quelle di Lanna con le sue placide figure antropomorfe e il quadro simbolo del grande divano, con la donna sdraiata in un gesto che è insieme di concentrazione e di languido isolamento, segno del tempo costretto all'abbandono delle relazioni che la pandemia ha portato nella vita di ognuno di noi.

Spazi intimi ed emozionali, quindi, che si esaltano nel contrasto rimanendo sospesi come in un tempo senza futuro. Alla Cooperativa nuova contadina Castiglione di Lecce. 

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