I writers della Serenissima, galeoni sui muri di Venezia

Filo rosso unisce chi incideva navi e animali a nuovi graffitari

Redazione ANSA VENEZIA

VENEZIA - Un'antica nave incisa su una colonna di Palazzo Ducale. Un corno dogale, in pittura rossa, dipinto accanto alla Biblioteca Marciana. Una 'pantegana' tracciata sulla pietra, sul pilastro di una casa sul Canal Grande. Scrutando i muri di Venezia, magari nella luce radente del tramonto, si può scoprire ancora oggi una straordinaria galleria di antichi graffiti degli abitanti della Serenissima.
    Soprattutto in Piazza San Marco. Navi, animali, proverbi, slogan, - "Viva San Marco, viva la Repubblica"- Sono la testimonianza dal basso della quotidianità e delle tradizioni della città. Una storia raccontata più dai comuni cittadini che dai nobili veneziani. Si stima siano oltre 6 mila quelli realizzati dal Quattrocento fino alla prima metà del secolo scorso. E un filo rosso sembra unire queste antiche opere pop ai writer dei nostri giorni, che con lo spray dicono la loro sui muri delle città, in un gesto spesso tacciato di 'vandalismo'. Alle antiche galee incise sulla pietra al tempo dei Dogi, rispondo oggi centinaia di 'graffi' e dipinti murali naif, che denunciano i moderni mali di Venezia: il turismo di massa, le grandi navi da crociera, lo spopolamento. Fino ad arrivare ai capolavori: il 'Bambino migrante', con il giubbotto di salvataggio e in mano una torcia di segnalazione, dipinto nottetempo da Banksy sul muro a pelo d'acqua di un edificio in Rio Novo. (ANSA).
   

 RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
Modifica consenso Cookie