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Patrick Zaki: "La mia condanna è il mio processo"

"Vivo sospeso e l'Italia resta lontana, non posso tornare"

Tra due giorni si terrà una nuova udienza a Mansura del processo allo studente egiziano dell'Università di Bologna Patrick Zaki, accusato di avere diffuso notizie false. "Non mi aspetto nulla", dichiara il giovane, che ha trascorso due anni e mezzo in carcere prima di essere rilasciato, intervistato da La Stampa. "Adesso sono libero dal carcere, ed è già molto, ma non sono libero di vivere", racconta. "Il giudice di Mansura potrebbe assolvermi, annullare la scarcerazione o rinviare a chissà quando. Il mio processo è la mia condanna".

Senza l'assoluzione, spiega Zaki, "non posso affittare una casa, applicare per un lavoro, non posso programmare scadenze a lungo termine. Tutto è congelato". Lo studente avrebbe voluto partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico a Bologna, il 23 settembre. "Ci ho sperato tanto. Niente da fare", afferma. Ma non è l'unico a soffrire. L'attivista per i diritti umani auspica che non cali l'attenzione sul dramma degli ucraini. "Capisco l'ansia degli europei per il caro-energia, ma davanti alla guerra non posso non pensare a chi ne paga il prezzo vero, le persone sotto le bombe", dichiara. Con il passare del tempo il sostegno europeo all'Ucraina "vacillerà - sostiene Zaki - Si rischia un nuovo popolo di rifugiati".
   

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