• Sicurezza e degrado, su Roma l'ultimo strappo Lega-M5S

Sicurezza e degrado, su Roma l'ultimo strappo Lega-M5S

Dead line sarà la sentenza Raggi. Salvini, 'Lega può esserci'

A Roma e su Roma si consuma l'ultimo attrito Lega-M5S. Lo strappo vero tra i due alleati di Governo, ma non legati da contratti in ambito locale, potrebbe però arrivare dopo il 10 novembre, giorno della sentenza nel processo sulle nomine in Campidoglio. Se condannata Virginia Raggi dovrà fare un passo indietro e a quel punto la partita elettorale sarà aperta: più difficile per i pentastellati, meno complicata per la Lega ormai sdoganata anche nella Capitale.

Ieri intanto Matteo Salvini è andato nella Roma più 'a sinistra', nell'ex enclave rossa di San Lorenzo, medaglia d'oro alla Resistenza e culla degli Autonomi romani, per ricordare Desiree, violentata e uccisa a 16 anni. "Una ragazza non può morire stuprata nel cuore di Roma", ha detto Salvini che aveva già spiegato che nella Capitale "i Cinquestelle potevano fare di meglio anche se l'eredità era sovrumana". "Salvini non conosce Roma", la replica della sindaca Raggi che propone al ministro di "accompagnarlo nei quartieri difficili" e "di passare ai fatti: ci servono più forze dell'ordine". Per ora scontri a bassa intensità. Come la dichiarazione della sindaca sull'occupazione di Casapound: "io sono sempre stata contro, mi aspetto un segnale forte, sarebbe un segnale per Roma", ha detto Raggi dopo il pasticcio della perquisizione della Guardia di Finanza annunciata e poi saltata.

"L'immobile è del demanio, aspettiamo un input", ha poi aggiunto. Salvini su Casapound glissa e non dice una parola neanche quando annuncia "una stagione di sgomberi per Roma". Insomma schermaglie o forse una sorta di test di una nuova possibile campagna elettorale capitolina su un tema sensibile come quello della sicurezza: così se Salvini promette di tornare a San Lorenzo con 'la ruspa', la Raggi come misura immediata commina al quartiere della movida una sanzione durissima, quella del 'no alcol' dalle 21. Del resto proprio la sicurezza e la legalità già in passato proprio a Roma erano stati protagonista di un'altra durissima campagna elettorale, quella che contrapponeva Gianni Alemanno e Francesco Rutelli, già reduce da due mandati quando Roma era 'modello' politico. Anche in quel caso lo stupro e l'omicidio di una donna, Giovanna Reggiani, entrò nella campagna elettorale che poi portò Alemanno nel 2008 in Campidoglio anche sull'onda della 'tolleranza zero'.

A Palazzo Senatorio hanno bene in mente la data del 10 novembre, una vera e propria dead line alla quale non sarà applicata nessuna exit strategy. La sindaca sa che in caso di condanna dovrà dimettersi e questo porterà il Campidoglio ad un nuovo commissariamento, a neanche tre anni da Ignazio Marino 'dimissionato', e a una nuova tornata amministrativa. A quel punto il partito di Salvini avrebbe anche il viatico di Fratelli d'Italia, vicini alla linea della Lega e fortemente radicato a Roma con esponenti come Fabio Rampelli e la stessa Giorgia Meloni, già candidata sindaco. La storia politica di Roma ora potrebbe ripetersi anche se non stiamo alle soglie di una campagna elettorale. O almeno non lo siamo ancora. Intanto Salvini in attesa del futuro, "la Lega può esserci", dispensa consigli sul presente: "Se fossi sindaco la prima cosa a cui mi dedicherei è la gestione ordinaria: strade, cestini e foglie".

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