Vaccarezza lascia commissione elettorale

Mancata proposta condivisa. Gruppo Pd, 'implosione maggioranza'

(ANSA) - GENOVA, 18 DIC - Il presidente della commissione ristretta per la riforma della legge elettorale regionale Angelo Vaccarezza si è dimesso dall'incarico oggi pomeriggio a Genova al termine di una riunione della commissione. "No comment" da parte sua sulle ragioni della decisione, "devo prima parlare con il presidente Toti e domani spiegherò le mie ragioni", ma secondo indiscrezioni Vaccarezza avrebbe preso atto del l'impossibilità di arrivare a una proposta condivisa viste anche le divisioni interne alla stessa maggioranza, che non ha presentato una proposta di riforma unitaria. In particolare le proposte presentate da Liguria Popolare e Lega sarebbero risultate inconciliabili con la proposta presentata dallo stesso Vaccarezza. Con le sue dimissioni diventa difficile per il Consiglio regionale approvare una riforma di legge elettorale regionale entro il 20 gennaio, la data ultima indicata dagli uffici regionali per rendere possibile l'entrata in vigore in occasione delle elezioni regionali 2020. Dopo il fallimento dei lavori di commissione, le proposte di riforma potrebbero andare direttamente in consiglio, ma servono almeno 21 voti a favore per approvarla. Per la seconda volta l'obiettivo dell'abolizione del "listino" dei nominati condiviso da tutti i gruppi come nella scorsa legislatura rischia di non diventare realtà. Sulla modifica della legge elettorale "oggi si e' celebrato il funerale per implosione della maggioranza", ha commentato il gruppo Pd in Regione dicendosi comunque "disponibile fin da subito a riprendere i lavori, tenendo fermi l'abolizione del listino, la doppia preferenza e la corretta redistribuzione dei seggi nell'ambito del premio di maggioranza".

"Ho rassegnato le mie dimissioni perché è di tutta evidenza che ogni pretesto è buono per non portare in aula una proposta condivisa. Prendo atto che non c'è la volontà politica per arrivare a questo traguardo". Lo afferma Angelo Vaccarezza. "A parole - aggiunge - tutti sono a favore dell'abolizione del listino e per l'inserimento della preferenza di genere ma, nei fatti, salvo pochissime eccezioni sia nei gruppi di maggioranza che minoranza, ognuno pensa solo ed esclusivamente a garantirsi la propria rielezione. Siccome il mio concetto di politica è completamente differente, ho ritenuto coerente con il mio percorso rassegnare le dimissioni. Una scelta in linea col partito del presidente Giovanni Toti, Cambiamo! a cui proprio oggi ho aderito, che da sempre si è dichiarato contro il listino dei nominati oltre che per la preferenza di genere. Siamo la penultima regione d'Italia a non averlo abolito". E aggiunge: "Ho lavorato due mesi in buona fede e, a mia volta, ho elaborato un testo che partiva dai due elementi comuni nelle altre quattro proposte, cioè l'abolizione del listino e la preferenza di genere, ma non si è voluto trovare una sintesi. Do atto alla collega Alice Salvatore  della buona fede dimostrata in queste settimane di confronto".

"I partiti hanno perso una buona occasione per dare un segnale ai cittadini. La scelta di non procedere con il cambiamento della legge elettorale, rimandando ogni decisione a gennaio, come tutti sanno, rende incompatibile con i tempi delle prossime elezioni amministrative ogni possibile cambiamento. I liguri saranno così costretti a votare ancora una volta con i rappresentati blindati nel listino e senza poter esprimere una preferenza di genere. Una decisione che lascia un retrogusto amaro perché sa molto di protezione nei confronti di una casta, atteggiamento che peraltro male interpreta la volontà di novità che ha accompagnato questa legislatura", commenta Toti.
   

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