'Oltre la pandemia', storie di chi l'ha vissuta e combattuta

Un libro di Fabio Bolzetta sugli 'eroi' del Covid-19

(ANSA) - ROMA, 03 GEN - La suora missionaria che ha rimesso il camice da medico per assistere i malati Covid. Il presidente del Circolo San Pietro che ha dovuto reinventare il modo di fare solidarietà in una Roma dove la pandemia ha reso i poveri ancora più poveri. Il vescovo ricoverato che si affida alla croce di San Damiano e riscopre nella sofferenza il rapporto intimo con Cristo crocifisso.
    Sono alcune istantanee raccolte nel libro 'Oltre la pandemia' di Fabio Bolzetta (edizioni Paoline). Nel volume il giornalista di Tv2000 racconta le storie di chi ha vissuto il dramma del Covid-19, di chi lo ha combattuto sulla propria pelle, su quella dei propri cari, della propria comunità, dei propri pazienti.
    Volti di tutti i giorni accanto a quelli più noti, come Oreste Castagna e Piero Chiambretti.
    "Storie buone, storie umane, storie 'eroiche', capaci di risvegliare in noi - commenta nella presentazione il direttore de L'Osservatore Romano, Andrea Monda - quel coraggio che abbiamo dimenticato di possedere".
    L'autore ricorda anche quel 27 marzo, una data che resterà nei libri di storia, con Papa Francesco solo in piazza San Pietro, sotto la pioggia. Una preghiera in un silenzio inedito per quella piazza, interrotto solo dal suono delle sirene delle ambulanze. Ma la vicinanza del Papa è stata costante e concreta.
    Molti ospedali in emergenza, in Italia e nel mondo, hanno ricevuto respiratori e a portarli era l'Elemosiniere, il cardinale Konrad Krajewski. Il 'braccio' della carità del Papa racconta nel libro uno di quei viaggi, da Roma all'ospedale di Lecce, 700 chilometri, per portare respiratori e dispositivi di protezione che nella prima fase dell'emergenza erano introvabili. Ha guidato da solo perché "gli altri non lo potevano fare" ed è anche stato fermato anche dai controlli "ma io dovevo andare. Giovanni Paolo II ci esortava a non avere paura. Quando c'è lo scopo giusto, non dobbiamo avere paura, questo abbiamo imparato".
    C'è poi la testimonianza di padre Giuseppe Serighelli, da otto anni a Lourdes, che è rimasto nel santuario sui Pirenei francesi a pregare, anche nel momento in cui è rimasto vuoto senza pellegrini, come era accaduto pochissime volte nella storia. "Una condizione assolutamente impensata - confida - ma un'occasione assolutamente propizia" per una preghiera di intercessione autentica.
    "Il desiderio di queste pagine - conclude l'autore - è di setacciare le buone esperienze, scaglie preziose con le quali ricostruire il tessuto sociale ferito, guardando al futuro con rinnovata fiducia e umanità. Contro il virus della paura, respirando così gli anticorpi della speranza". (ANSA).
   

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