Congo: volontaria, Attanasio era vicino al mondo missionario

"Voleva constatare di persona difficile realtà popolazioni locali"

    Luca Attanasio, l'ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, "era vicino al mondo missionario che opera nell'est del Paese", dove è stato ucciso insieme al carabiniere di scorta, Vittorio Iacovacci e all'autista congolese Mustapha Milambo. Lo riferisce, parlando con l'agenzia vaticana Fides, Monica Corna, capo missione salesiana Vis (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) nella Rdc, che ha lavorato a fianco dei Salesiani per 18 anni.

    "Il dottor Attanasio era bene conosciuto dalla comunità missionaria nel Nord Kivu", dice Monica Corna, che da 18 anni opera con il Vis presso il centro don Bosco a Goma, il capoluogo della provincia orientale congolese. "Era sicuramente una persona molto entusiasta, che credeva in quello che faceva", racconta la volontaria. "L'ambasciatore Attanasio si era recato nel Nord Kivu per constatare di persona la difficile realtà delle popolazioni locali: per lui era importante vedere una certa realtà per avere una visione diretta, per essere un vero testimone".

    Sulla dinamica dell'agguato Monica Corna afferma: "non ho elementi per fare supposizioni su quel che è successo", ma aggiunge che "se è comprensibile l'emozione che la morte dei nostri connazionali ha suscitato in Italia, non bisogna cedere alla rabbia e spero che un atto del genere non faccia dire a qualcuno 'basta aiuti al Congo'. Questo sarebbe andare contro lo spirito che ha animato l'ambasciatore Attanasio, che credeva che la Repubblica Democratica del Congo dovesse avere il posto che le spetta tra le nazioni".

    L'agguato che ha portato all'uccisione dei tre uomini è avvenuto nella mattinata di ieri, 22 febbraio, nei pressi del villaggio di Kibumba, tre chilometri da Goma. Le circostanze del triplice omicidio sono ancora in fase di accertamento. "La reazione dei congolesi è di dolore e di sgomento", dice ancora la volontaria. "Molti si chiedono perché questo Paese deve far notizia a livello internazionale solo quando accadono tragedie del genere".

    In effetti la stampa internazionale, sottolinea l'agenzia vaticana, si occupa della Rdc e in particolare di questa area, solo quando nelle violenze sono coinvolti cittadini stranieri, soprattutto se occidentali. "Ma le violenze contro le popolazioni locali sono quasi quotidiane, però cadono nel silenzio", constata Monica Corna.

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