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CRV - All'esame dell'aula la modifica della Legge Elettorale regionale

il Decreto che indice le Elezioni pubblicato nel BUR almeno 50 giorni prima del giorno delle consultazioni

CONSIGLIO REGIONALE VENETO

CRV - "All'esame dell'aula la modifica della Legge Elettorale: il Decreto che indice le Elezioni pubblicato nel BUR almeno 50 giorni prima del giorno delle consultazioni"

(Arv) Venezia, 27 mag. 2020 - In mattinata, il Consiglio Regionale del Veneto ha ripreso i lavori a palazzo Ferro Fini, affrontando l’esame del Progetto di Legge n. 512 “Modifiche della Legge Regionale 16 gennaio 2012, n. 5, ‘Norme per l'elezione del Presidente della Giunta e del Consiglio regionale’. Modifica articolo 11, comma 2”. La proposta normativa è già stata licenziata a maggioranza dalla Prima commissione consiliare permanente.

Il Relatore Nicola Finco, Capogruppo della Lega a palazzo Ferro Fini, ha spiegato che “si tratta di una semplice modifica della Legge Elettorale che porta il termine per la pubblicazione nel BUR del Decreto del Presidente della Giunta regionale che indice le elezioni ‘da almeno 60 giorni prima del giorno delle elezioni’ ad ‘almeno 50 giorni prima’. Allineiamo così la nostra Legge a quella di altre regioni, recependo peraltro le indicazioni della Conferenza Stato- Regioni. Domenica prossima scade il nostro mandato, ma a causa dell’emergenza Coronavirus siamo prorogati di tre mesi: questo, tuttavia, non ci deve impedire di dare la parola ai cittadini il prima possibile”.

“Penso anche che un Paese che si definisca veramente democratico debba dare quanto prima voce ai cittadini e non giocare sulla data delle prossime elezioni – ha sottolineato il Relatore -  D’altra parte, dal prossimo 3 giugno, tutto ritornerà come prima: si potrà persino andare in vacanza. Con certi atteggiamenti ostruzionistici si rischia solo di comprimere la democrazia. E il voto a settembre rischierebbe di ritardare la partenza dell’anno scolastico e di bloccare l’attività di regioni e comuni. In autunno, ci sarebbe poi il concreto rischio di una recrudescenza della pandemia”.

Il Correlatore Stefano Fracasso, Capogruppo PD, ha replicato: “Mi stupisce non tanto l’adeguamento tecnico contenuto nella proposta di legge in esame, che in fondo anticipa solo di 10 giorni il termine per la convocazione dei Comizi elettorali, ma non comprendo proprio il motivo di così tanta fretta da parte della Maggioranza, con la convocazione straordinaria della Prima commissione che ha poi licenziato la proposta normativa, la settimana scorsa”.

Per il Correlatore “non c’è il rischio di una democrazia sospesa, perché non sono saltati tutti gli organi istituzionali. Un semplice rinvio delle elezioni, del resto in linea con quanto accaduto in Europa, non costituisce affatto un attentato al nostro sistema democratico. E trovo che la cosa più saggia da fare sia quella di portare i cittadini alle urne una volta sola, non a luglio per il rinnovo delle amministrazioni regionali, a settembre per le comunali e magari a ottobre per il referendum. Respingiamo con forza la nomea di essere ‘il partito del non voto’, vogliamo solo adottare soluzioni di buon senso, che garantiscano a tutti di concorrere in modo paritario alle competizioni elettorali. Anche le minoranze vanno tutelate. Attendiamo comunque il naturale passaggio parlamentare”.

La discussione generale è stata introdotta dall’intervento del consigliere Piero Ruzzante (Leu/Veneto 2020), il quale ha ricordato il motivo per cui non si è votato nello scorso fine settimana, come originariamente calendarizzato: “La pandemia in atto ha determinato una situazione di grave e straordinaria emergenza, che perdurerà fino al 31 luglio”. “Il Presidente della Giunta non è un capo assoluto e risponde al Consiglio Regionale: siamo così sicuri che in questa Assemblea Legislativa ci sia una maggioranza che vuole veramente votare a fine luglio?” – ha chiesto Ruzzante – “Invece, la prima questione che dobbiamo porci, soprattutto alla luce dello stato di emergenza che stiamo vivendo, è quella di programmare un ‘Election Day’ in cui riunire elezioni regionali, comunali e referendum. Le elezioni dovranno essere programmate solo quando la situazione sanitaria permetterà di farlo in piena sicurezza. Nel frattempo, non vedo nessuna democrazia sospesa, le attività istituzionali sono nel pieno della loro attività”.

Orietta Salemi (Civica per il Veneto), ha affermato che, in linea di principio, è corretto allinearci alle altre Regioni che hanno ridotto i termini di convocazione dei Comizi elettorali, ma ha anche sottolineato: “Pur tuttavia, dobbiamo allinearci in tutto, adottando pure la disposizione che riduce il numero di firme necessarie, che rappresenta un meccanismo compensativo: se ci armonizziamo alle altre regioni, dobbiamo farlo in modo completo”.

L’esponente Dem Graziano Azzalin ha posto all’attenzione dell’aula “il problema di ripartire in sicurezza dopo la necessaria chiusura: uno Stato democratico deve garantire a tutti il diritto alla salute. Ritengo quindi del tutto superflua la questione dei 60 o dei 50 giorni per indire le elezioni”. Azzalin ha inoltre contestato “chi vuole andare a votare a prescindere dall’emergenza sanitaria in atto: le elezioni non devono essere considerate una pratica burocratica da sbrigare quanto prima, senza tenere conto che la nostra società post Covid è cambiata profondamente, come abitudini, stili di vita e comportamenti sociali. Altro che Veneto Covid free, dobbiamo prenderci carico innanzitutto dei gravi bisogni dei cittadini. Se si va al voto, dobbiamo farlo in completa sicurezza, ripristinando un minimo di par condicio”.

Per Andrea Zanoni (PD) “questa legge ha conosciuto una fretta senza pari, che piega il dibattito democratico a un interesse di parte e riduce il diritto di voto a una pratica burocratica: Zaia ha solo il pensiero di chiudere una partita di potere, senza considerare affatto la ripresa economica e sociale, sottovalutando peraltro il pericolo di recrudescenza del virus. Il Presidente vuole ‘passare all’incasso’, piegando l’interesse collettivo ad un suo personale. Da un punto di vista tecnico, partecipativo e sanitario è opportuno non votare a Luglio”.

Simone Scarabel (M5S) ha ribadito un concetto ripreso più volte prima: “L’Election Day è la scelta migliore: fine settembre o i primi di ottobre per regionali, comunali e referendum costituzionale. Verrebbe così garantito l’esercizio democratico e il diritto alla salute dei cittadini”. “Comunque, il processo avrebbe dovuto essere l’inverso: tutte le regioni dovrebbero disporre del termine di almeno 60 giorni per raccogliere le firme, perché altrimenti verrebbe compresso il diritto al voto dei cittadini; non possiamo correre il rischio di un drastico calo dell’affluenza alle urne”, ha concluso Scarabel.

La seduta è stata interrotta alle 13.00 e riprenderà alle 14.30.

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