Teatro: al Libero Illusion, per combattere l'odio con l'amore

Al centro della scena la ricerca del senso della vita

  Uno spettacolo sull'esclusione sociale per il nuovo appuntamento internazionale del Teatro Libero che arriva dalla Francia. Il 14, 15 e 16 novembre, alle 21.15, l'Illusion, una creazione di danza inserita all'interno della programmazione del Festival "La Francia in Scena", promosso da Ambasciata di Francia in Italia, dall'Institut Français Italia e Palermo e dalla Fondazione Nuovi Mecenati. In scena la Compagnia Magali Lesueur di Nizza, con le coreografie e la direzione artistica di Magali Lesueur. È proprio la danza che fa parlare il corpo e diventa strumento di un dialogo diretto col pubblico.
    Al centro della scena la ricerca del senso della vita in rapporto a se stessi, agli altri, al mondo, nella condizione particolare dell'essere privati della vista e in generale privi di punti di vista sensoriali. Attraverso le coreografie si parla dell'esclusione sociale, della differenza vinta dal rispetto, dalla tolleranza, dalla solidarietà, dalla benevolenza, dall'amore e dalla fraternità. Tre personaggi attraversano i sentieri dell'illusione, questo miraggio, questa percezione immaginaria del mondo che li distacca dalla realtà. Questo viaggio, disseminato d'insidie, permetterà alla fine di creare un legame, di formare una catena umana per combattere l'odio con l'amore e il rispetto: unirsi. Magali Lesueur, impegnata dal 2012 in azioni sulla prevenzione dei conflitti sociali, porta avanti un progetto che mette insieme la danza e lo sviluppo di Souffleurs d'images con il Centro di ricerca teatro e handicap. Questa creazione è proprio una tappa di questo percorso, dove la particolarità è data dal coinvolgimento di un artista ipovedente che mette in causa e in discussione le fragilità e i cliché del danzatore, sviluppando un ascolto e una riflessione diversa. "Più di ogni altra disciplina artistica la danza, che fa parlare il corpo, è il modo universale per portare lo sforzo di un dialogo diretto con il pubblico - spiega la coreografa - e per scrivere un messaggio di tolleranza nello spazio palcoscenico, che è uno spazio mentale condiviso da ballerini e spettatori".
    (ANSA).
   

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