Cinema: dalle lodi al 'tradimento', la caduta di Chloé Zhao

Vincitrice Golden Globe boicottata sul web per vecchi commenti

(ANSA) - PECHINO, 08 MAR - Chloé Zhao, vincitrice del Golden Globe con "Nomadland", è finita in Cina nel giro di poco tempo da essere un esempio di "orgoglio nazionale" a bersaglio delle critiche agguerrite dei feroci netizen sui social media in mandarino.
    La vittoria di Zhao, seconda donna a vincere i Globes come regista e la prima di origini asiatiche essendo nata a Pechino 38 anni fa, è stata in un primo momento salutata con grande favore ed enfasi dai media ufficiali cinesi, quasi a voler replicare il successo planetario di "Parasite", il film del sudcoreano Bong Joon-ho capace di sbancare di Oscar malgrado fosse una produzione straniera.
    Poi, tuttavia, la regista è stata accusata di "insultare la Cina" per aver fatto una decina di anni fa un commento sulla censura del Great Firewall. La scorsa settimana sono apparsi sui social media pesanti commenti, alcuni dei quali l'hanno accusata di "diffamare la Cina" e di "tradimento" con la chiamata al boicottaggio del film. Le critiche sono state anche alimentate da una citazione errata apparsa in una recente intervista ai media australiani in merito ai temi sulle origini e sull'identità: Zhao aveva detto che gli Stati Uniti "non sono il mio Paese, in definitiva", mentre la frase era stata riportata in origine come gli Usa sono "ora il mio Paese". Svarione che ha funzionato come benzina sul fuoco.
    Non tutti i riferimenti al film sono scomparsi dal web cinese: una versione inglese del poster della pellicola rimane sul sito Douban, specializzato nella vendita dei biglietti e nelle recensioni cinematografiche. L'uscita di Nomadland era previsto per il 23 aprile, ma la data è stata poi cancellata, in attesa di ulteriori sviluppi. (ANSA).
   

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