Melania Mazzucco racconta l'architettrice

La sorprendente storia dell'artista del '600 Plautilla Bricci

    Grazie alla testimonianza dell'autore della scritta, sappiamo che ''da qualche parte, tra le fondamenta di Villa Benedetta c'è ancora la lamina di piombo che reca scritto il nome di chi la disegnò, la progettò e la costruì'': Plautilla Bricci, architettrice appunto della villa detta del Vascello sul Gianicolo nel 1663. Di lei, per secoli, non si è saputo più nulla. Una donna, allora, non poteva avere rilevanza e tanto meno fama e riconoscimento, così sarebbe difficilissimo trovare citazioni che la riguardino (pur avendo quadri esposti ai Musei Vaticani), almeno sino a una monografia di soli due anni fa, firmata da Consuelo Lollobrigida (Gangemi, pp. 190 - euro 20,40), quando Melania Mazzucco vi lavorava da oltre dieci anni, dai tempi in cui fu incuriosita da alcune notizie su questa donna mentre faceva ricerche per i suoi libri sul Tintoretto, a cominciare dal romanzo ''La lunga attesa dell'angelo'', e, a proposito della figlia di questo Marietta, sulle artiste donne del passato.
    Dopo alcuni importanti romanzi molto belli nati dalla cronaca dei nostri giorni, ecco che la scrittrice premio Strega con ''Vita'' nel 2003 è tornata a una narrazione storica di sorprendente ricchezza e densità, tutta in bilico tra saggio e romanzo, tra storia e invenzione, che è rilevante, data la mancanza di dati e documenti, e resa viva dall'intento di ridare un'anima, dei sentimenti, un carattere a Plautilla, cresciuta nella Roma seicentesca popolare e papalina di Borgo, che in queste pagine prende fascinosamente vita. Una Roma in cui ha grande rilevanza la divisione in classi, in cui il potere ecclesiastico si sente forte e può diventare violento: si veda il racconto fatto al giovane Giovan Francesco Romanelli da Giovanni Briccio, padre di Plautilla. Da ragazzina gracile e malaticcia si crede poco amata e sarà invece la prediletta, quella educata a essere diversa, scrivendo per lei i libri di studio che non ci si può permetter di comprare, a avere coscienza di sé, a sviluppare il suo dono d'artista, di pittrice. Quest'uomo infatti, figlio di un materassaio, è anche lui un artista eclettico e un intellettuale, pittore devoto al Cavalier d'Arpino sino a diventar fuori moda e essere dimenticato quando cambieranno i gusti, ma anche attore e autore di testi teatrali di grande popolarità ma che poco gli rendono.
    Contano, nella vita di Plautilla, il fratello Basilio che le è spesso accanto, la bella sorella Albinia, e poi una suora carmelitana pittrice, Eufrasia Benedetti, che sarà il tramite col proprio fratello, l'Abate Elpidio, che diverrà uomo della sua vita in tutti i sensi pur nel continuo perdersi e ritrovarsi. Lui finisce tra l'altro importante figura a Parigi nell'entourage del Cardinal Mazzarino e poi inviato a Roma di Luigi XIV, dove darà all'amata gli incarichi prestigiosi e di cui riusciamo a saper qualcosa: un palazzo da ristrutturare per Elpidio stesso, poi la cappella in San Luigi de' Francesi che ospita i tre Caravaggio, infine appunto la grande villa barocca del vascello a san Pancrazio, che sembra proprio una nave e che resterà distrutta dalle cannonate francesi durante l'estrema difesa della Repubblica Romana nel 1849 che, saltando quasi due secoli, è un po' la conclusione del romanzo.
    Un romanzo, quindi, molto ricco di storie, invenzioni, ricostruzioni, frutto di lunghe ricerche (di cui una nota finale dà notizie), che riesce a immetterci, tra miserie e grandezze, nella vita sociale, storica e culturale della Roma di quegli anni, ma anche in quella artistica assai ricca e ci introduce, attraverso i grandi autori alla pittura dell'epoca col suo mutare di stili, citando rari documenti e brani letterari, ma soprattutto ci coinvolge grazie alla vivida figura della protagonista, che grazie alla forza della letteratura trova quella verità di fatti e d'essere andati perduti, ridando proprio posto e valore a Plautilla, attraverso la quale Melania Mazzucco riscatta tutte le donne artiste volutamente dimenticate, anche se oggi si è cominciato ad andare a ritirarle fuori dal buio in cui sono sepolte. Non a caso forse si cita di sfuggita anche la Gentileschi, quella ''Artemisia'' con cui Anna Banti nel 1947 fu anticipatrice di tante letterarie reinvenzioni e rivalutazioni. (ANSA).
   

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