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Antonella Napoli, Più forte della paura

Ricordando Luca Attanasio, storie di bambini-soldato in Africa

ANTONELLA NAPOLI, PIÙ FORTE DELLA PAURA. STORIA DI INNOCENZA SPEZZATA E DELL'IMPEGNO DI UN AMBASCIATORE (EDIZIONI ALL AROUND, PP.128) - Centinaia di migliaia di bambini - in Uganda e in Congo, in Colombia e a Timor Est, e poi in Afghanistan, nelle Filippine e in Myanmar - negli ultimi decenni sono stati costretti a vedere e praticare l'orrore della violenza più brutale, trasformati in macchine da guerra, uccisi o sottoposti a soprusi fisici e psicologici di ogni tipo, drogati, ridotti in schiavitù e abusati anche sessualmente da esseri privi di umanità. Pensando alle loro storie, Antonella Napoli ha scritto il libro "Più forte della paura", edito da All Around. Sono pagine che fanno rabbrividire tanto è forte lo sdegno che provocano quelle scritte dall'autrice: a metà tra l'inchiesta e il romanzo, il libro racconta la piaga del tragico e inaccettabile fenomeno dei bambini soldato, la più crudele forma di violazione dei diritti umani, focalizzandosi sulla storia di Suleya Auma, distrutta nel corpo e nello spirito, ma capace nonostante tutto di reagire.
    Una tragedia quella che ha riguardato Suleya e tanti altri e altre come lei, che in tutti gli scenari di guerra nel Sud del mondo continua a consumarsi nell'indifferenza ormai da troppo tempo e che sembra essere impossibile da arginare. Eppure una speranza c'è ed è rappresentata dall'impegno di persone che lottano in prima linea per tentare contrastare crimini così efferati: una di queste era l'ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio, barbaramente ucciso lo scorso febbraio con il carabiniere della sua scorta Vittorio Iacovacci e il loro autista in un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite nel Congo orientale e al quale l'autrice, giornalista esperta di Africa e analista di questioni internazionali, era legata da un'amicizia sincera, fondata sulla comune volontà di provare a cambiare le cose per dare un futuro a queste piccole vittime la cui infanzia è stata distrutta.
    A Luca Attanasio e al suo sacrificio è dedicato questo libro, che uscirà nell'aprile del prossimo anno ed è stato presentato in anteprima a Roma a Più Libri Più Liberi in un incontro con Zakia Seddiki Attanasio, moglie dell'ambasciatore, e Miguel Gotor, neo assessore alla cultura del Comune di Roma. "Luca Attanasio è un esempio della diplomazia seria, affidabile e concreta. Non si risolvono i problemi da casa. Ci vuole impegno nei luoghi, prima di ogni cosa bisogna toccare con mano questi problemi, viverli, e soprattutto è necessaria tanta comunicazione per arrivare alle popolazioni", scrive Zakia Seddiki Attanasio nella toccante prefazione al libro ricordando suo marito, "Luca lo ha fatto con tutto il suo impegno perché ci credeva e io continuerò a ridisegnare il mondo come l'ho abbiamo sognato insieme: in pace e senza violenza". Forte anche il ricordo di Antonella Napoli: "Luca mi diceva sempre: 'Io come diplomatico, tu come giornalista, abbiamo il dovere di prestare attenzione a quello che la gente vive. Dare voce a chi è dimenticato, agli ultimi'. Sapeva bene di trovare in me una sponda, una persona sensibile al dolore di quelle popolazioni relegate nel cono d'ombra dell'informazione, soprattutto dei bambini di strada, i bambini violati e utilizzati anche per crimini orrendi nei conflitti".
    Forse anche raccontare queste terribili storie può essere un modo per rendere onore al sacrificio di un servitore dello Stato come Attanasio, il cui lavoro è sempre stato al servizio dei più deboli. Lontano dagli agi e dai palazzi del potere, ogni giorno per le strade e in mezzo alla gente, l'ambasciatore conosceva bene i problemi della Repubblica democratica del Congo, Paese in cui i bambini soldato sono una piaga ancora troppo diffusa (si stima infatti, come riporta il libro, che circa 12.500 ragazze siano state arruolate nelle forze armate e non meno di 6.500 bambine sono state rapite dai ribelli dell'Lra e inserite nei loro ranghi in Uganda): per loro, anche con sua moglie, si batteva, senza pensare ai rischi, con coraggio e abnegazione. E per il suo impegno è stato ucciso. (ANSA).
   

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