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Selevetella e sue vite tra gli altri

romanzo profondo sul dolore, l'amore e gli affetti famigliari

YARI SELVETELLA, ''VITE MIE'' (MONDADORI, pp. 250 - 18,50 Euro). ''Conoscere il presente e credere nel futuro deve essere quel che si chiama amore'': è per capire questo, per riuscire a collegare il proprio presente cui si sente incatenato, perché continuazione del passato e del lutto col dolore che reca con sé, alla libertà di accettare la vita che continua, il futuro, che il quarantacinquenne Claudio Prizio, io narrante di quest'ultimo coinvolgente lavoro di Yaris Selvetella, fa i conti con la vita al punto in cui è. Un quotidiano che gli è diventato pesante, ''mi sento in gabbia - dice - facendo ''di tutto per mantenere le abitudini'' e ''sopravvivere'' nel momento in cui si rende conto di non riuscire, di ''non sapere più a amare'', coscienza che può avere solo chi ha amato davvero.
    Bisogna allora ritrovarsi accettando di scoprirsi disperso, come frantumato in mezzo alla vita degli altri, tra i quali gli pare di vedere spesso suoi alter ego, uomini eguali a lui, e assieme accettare di disperdere, frantumare i ricordi dolorosi, gli oggetti che li rappresentano, seppellendoli nei luoghi in cui continueranno a vivere di Roma e dell'amato Rione Monti che furono posti condivisi con la perduta G, portata via velocemente da un tumore.
    Questo memoir travestito, con successo, in romanzo è per molti versi il seguito di un precedente, intenso libro di Selvetella, più esplicitamente intitolato ''Le stanze dell'addio'', resoconto non di una convivenza col dolore, ma di una vita catturata nel dolore, che non riesce ad accettare l'assenza della persona amata. Ora invece rende conto di quel che accade col passare del tempo, il tutto sperando, godendo, temedo, amando non sapendo più amare, anche perché non è rimasto solo. Con sé ha tre ragazzi, Carlo che studia astrofisica, primo figlio di G, Tiziano che guarda al cinema, secondo figlio di G e orfano anche del padre, morto poco prima della madre, e Nico, più piccolo, figlio suo e di G. Sono tutti voluti restare a vivere con con lui e a loro si sono poi aggiunti una nuova compagna, Agata, che ha saputo farsi accettare e amare dai ragazzi, e con cui ha concepito Micol, una bambina che va all'asilo. Poi ci sono dei nonni, dei fratellastri, altri parenti: ''Nella nostra famiglia i legami di sangue non sono decisivi. Di sei che siamo in casa, nessuno è nato dagli stessi genitori. E' complicato raccontarlo ma starci è semplicissimo.
    Chi lo ha voluto è qui. Chi, tra parenti e amici, ha preferito non esserci, non c'è. Chi, da fuori, vuole contatti solo coi suoi parenti legittimi, può farlo. Chi ci vuole e cerca affetto è dei nostri''. I legami sono nati dalla condivisione quotidiana, così in questa particolare fratellanza, paternità e maternità ''Nulla è scontato, perché ogni cosa è gratuita, non sorge da contratti, convenzioni sociali, retaggi, tutto è scelto, da parte di tutti, sempre''.
    Un contesto che, del disagio dell'io narrante, è causa e, assieme, soluzione, ovvero luogo di accoglienza e vita con cui misurarsi tutti i giorni, con fatica anche, sentendosi appunto scisso tra la gioia che ne deriva e la vita della presenza del dolore che ha dentro. E in questo stato di ''totale incertezza di sé'' fa la spesa e cucina, va a prendere i figli piccoli a scuola, prova ad aprire alla confidenza i più grandi, va a lavorare alla Rai, cerca con Agata anche una nuova casa, non solo per abbandonare quella troppo carica di ricordi ma anche per una più piccola, ora che i ragazzi grandi se ne vanno.
    Naturalmente poi scrive, scrivere serve sempre; serve, mentre si finge, a mettersi allo specchio, davanti a se stesso, a ripercorrere, sapendo che ''solo il passato libera il presente'', la sua complessa, dolorosa, vitalissima, sentimentale storia dove ''è bellezza e forza vera e incontenibile'', utile per trovare ''le energie giuste frugando in ciò che è stato''. Del resto l'amore c'è, anche se lui si sente inadeguato, mentre sa che ''richiede efficienza'': ''bisogna essere all'altezza dell'amore che si prova, se no non vale niente''. Nasce così questo libro ricchissimo e profondo, in cui pagine, parole, pensieri si susseguono come fili che vanno a creare questo percorso personale e esemplare assieme, sbandando e procedendo comunque, per continuare a tenere insieme tutto, dolore e gioia, passato e presente, per riuscire a guardare al futuro, sapendo che non siamo soli, se solo ci impegniamo a capirlo, a volerlo. (ANSA).
   

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