Seco:puntiamo ad acquisire realtà in Usa

Con finanziamento Sace Simest già comprata azienda in Cina

(ANSA) - FIRENZE, 1 NOV - Oltre 50 milioni di fatturato, due fabbriche in Toscana con 300 dipendenti e un piano investimenti per la crescita all'estero: è la realtà aretina di Seco, azienda nata come laboratorio di elettronica nel 1979 da un'idea di due giovani studenti, Daniele Conti e Luciano Secciani, oggi presidente e amministratore delegato del gruppo. "Stiamo facendo acquisizioni di fornitori chiave - ha detto Gianluca Venere, membro del comitato esecutivo Seco - lo abbiamo già fatto in Cina con un investimento di circa 7 milioni sostenuto da Sace Simest e ora stiamo guardando ad aziende negli Stati Uniti con target tra i 5 e i 20 milioni. Nel 2018 abbiamo chiuso con un fatturato di 54,6 milioni e nel primo semestre di quest'anno abbiamo registrato una crescita del 20% sull'anno precedente, un trend di crescita che prevediamo di mantenere anche nel 2020 grazie all'integrazione delle nuove aziende all'estero".
    L'azienda collabora con Sace Simest dal 2011: il polo ha sostenuto i piani di crescita dell'azienda per ampliare la sua presenza internazionale, prima con un finanziamento agevolato di Simest per l'inserimento nel mercato statunitense e più di recente con 3,5 milioni per l'espansione di una società acquisita in Cina. L'azienda, che progetta e produce computer miniaturizzati per uso industriale con clienti in Europa, Asia e Usa, è diventata uno dei leader europei nel settore dell'alta tecnologia. Lo scorso anno il Fondo italiano d'Investimento, partecipato da Cassa depositi e prestiti, ha eletto l'aretina Seco come la punta di diamante di questo settore ad altissima tecnologia e, per aiutarla ad andare all'estero, è entrato nel capitale acquisendone il 20% con un investimento di 10 milioni di euro. Per il prossimo triennio Seco punta a nuove acquisizioni e alla crescita della presenza internazionale: "Oggi abbiamo il 60% di business in Italia, ma secondo le previsioni, nei prossimi anni saremo assolutamente sbilanciati, con un 60-70% di fatturato realizzato all'estero e un 30% in Italia quindi alla fine l'estero sarà la chiave per il nostro futuro".(ANSA).
   

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