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Verso l'Internet del Tutto, ma 40% lavoratori è no-digital

Manca la formazione su competenze digitali e sul cyber risk

ROMA ANSAcom

Nel cinquantenario della rete, l'Internet of Things si sta diffondendo nelle case degli italiani e si iniziano già a intravedere le potenzialità dell'Internet of Everything, l'interconnessione globale. Eppure, in Europa ancora 4 occupati su 10 non hanno competenze digitali. A fare il punto sul contrasto che divide vecchie e nuove generazioni, così come persone che abitano in aree diverse del Paese, è stato il convegno 'Security by design', organizzato a Roma presso lo Spazio Europa.
Pochi giorni fa la Commissione Europea ha pubblicato uno studio del Joint Research Centre sull'impatto della tecnologia sui mercati del lavoro. Ne emerge che in Europa il 40% dei lavoratori non ha competenze digitali o ne ha solo a un livello base e le imprese che fanno uso di tecnologia per l'Intelligenza Artificiale sono appena 28 su 100.000, con l'Italia ai livelli più bassi con meno di 10 aziende ogni 100 mila. Questi numeri, commenta Mauro Nicastri, componente dell'Agenzia per l'Italia Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e presidente di Aidr (Associazione italian digital revolution), "sono impressionanti e vanno di pari passo con la mancata attenzione politica al digitale: in Italia, manca la formazione per stare al passo con il resto del mondo. Il Governo nella legge di Stabilità non mette un euro sulle politiche in materia di istruzione per rafforzare le competenze digitali e la cultura della sicurezza".
Questo gap importante di alfabetizzazione digitale, per Willialm Nonnis, Full Stack & Blockchain Developer del Ministero della Difesa, "parte dalle scuole e arriva ai professionisti". Questo, precisa, "non significa solo mancanza di competenze ma anche possibili ripercussioni del suo errato utilizzo: quale fotografia pubblicare su un social e con quali conseguenze sono domande che bisogna farsi prima di iniziare a usare internet". In Europa abbiamo ancora una garanzia della privacy, ovvero il regolamento che stabilisce come sono contenuti e gestiti i dati e chi assicura che non vengano diffusi. Questo, prosegue Nonnis, "in altre parti del mondo come in Cina o negli Usa non esiste già più, e dobbiamo tenercelo stretto e determinante sarà la diffusione dell'utilizzo della blockchain".
E il futuro? Il futuro vedrà il passaggio dall'Internet delle cose (Internet of Things) all'Internet del tutto (Internet of Everything). "A essere connessi fra loro non saranno solo dispositivi ma ogni cosa, a partire dalle persone e da ogni dato salvabile in un database: nella rete più grande al mondo tutto e tutti saranno interconnessi", spiega Marco Santarelli, capo-dipartimento di Scienze Sociali e Umane del Politecnico delle Arti applicate alle imprese di Ancona e direttore scientifico di ReS On Network. "Noi - prosegue - stiamo sperimentando dal 2016 un progetto di digital innovation con due grandi gruppi di costruzioni, D'Adiutorio e Quadrio Costruzioni: una sorta di cantiere virtuale in cui la sicurezza, sia personale che degli ambienti di lavoro, è gestita attraverso l'Internet del Tutto". Per far sì, però, che qualsiasi innovazione digitale funzioni non bisogna dimenticare l'etica. "L'uomo - conclude Santarelli - deve essere al centro, altrimenti le tecnologie rischiano di far danno".

In collaborazione con:
ReS On Network

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