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Djokovic torna a casa, rischia anche il Roland Garros

La Francia introduce l'obbligo vaccinale per tutti gli atleti

Dopo la sconfitta subita in Australia nelle aule di un tribunale Novak Djokovic è tornato nella sua Serbia, accolto da eroe. Niente bagno di folla in aeroporto, tuttavia, per il campione, che ha dribblato fan e giornalisti, in cerca della pace domestica. E per riflettere su una carriera sempre più a ostacoli se insisterà a non vaccinarsi contro il Covid. Diversi i tornei importanti a rischio, come il Roland Garros, dove servirà il super green pass. L'unica buona notizia, per ora, è che il governo australiano non ha escluso una riduzione del bando di 3 anni dal Paese. La sfortunata parentesi australiana per Djokovic, con l'esclusione dagli Open di Melbourne, si è conclusa con il suo rientro a Belgrado. Ad attenderlo, oltre ad una schiera di giornalisti, numerosi sostenitori che hanno scandito a lungo 'Nole, Nole!', sventolando bandiere del loro Paese. Espressione di un orgoglio nazionalista ferito che le autorità serbe hanno cavalcato attaccando il governo di Canberra. Il loro idolo però ha evitato tutti, lasciando l'aeroporto da un'uscita secondaria. Mentre la signora Dijana ha spiegato che il figlio resterà in città nei prossimi giorni e non rilascerà dichiarazioni ai media. Lo stesso campione, subito dopo la sentenza di espulsione, aveva chiarito che avrebbe avuto bisogno di riposarsi e riprendersi. Dopo la stressante battaglia legale con l'accusa di alimentare il sentimento no vax in Australia, che lo ha costretto ad un limbo di dieci giorni, prima di essere espulso.

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