Lavoro: 'non altoatesini' contribuiscono a boom

(ANSA) - BOLZANO, 16 DIC - Il bollettino dell'Osservatorio del mercato del lavoro "Mercato del lavoro news" analizza i dati sulla crescita della forza lavoro di 70 mila unità dal 1998 ad oggi. Dal 1998 ad oggi il numero medio annuo di lavoratori dipendenti è aumentato di 70 mila persone, crescendo in media dell'1,9% l'anno. Considerata la struttura demografica della popolazione, tale crescita è più che considerevole e non sarebbe stata possibile chiudendosi alla manodopera proveniente da fuori provincia, la quale ha contribuito per tre quarti alla crescita dell'occupazione dipendente.
    Infatti, nello stesso periodo, l'intera popolazione residente è cresciuta di 80 mila persone, ma metà di questa crescita è stata possibile solo grazie al saldo migratorio positivo. Questi dati sono evidenziati dall'ultimo numero del bollettino "Mercato del lavoro news" pubblicato a cura dell'Osservatorio del mercato del lavoro. 40 mila lavoratori da fuori provincia Inoltre, la fetta di popolazione che interessa maggiormente il mercato del lavoro è cresciuta molto di meno, in quanto registra solo +25 mila persone, e se non fosse stato per i flussi migratori che hanno apportato quasi 35 mila residenti nella fascia di età 20-60 anni, la popolazione in tale fascia di età sarebbe persino calata di 5-10 mila unità. "Effettivamente il saldo occupazionale di +70 mila è stato possibile solo grazie a 40 mila lavoratori e lavoratrici venuti da fuori provincia, sia italiani che stranieri. Di queste, oltre la metà ha nel frattempo trasferito la propria residenza, spesso assieme alla propria famiglia", afferma il direttore della Ripartizione lavoro, Stefan Luther.
    Un ulteriore +20 mila del saldo va a carico delle donne già nel 1 998 residenti in Alto Adige. Il saldo stesso si scompone in due parti di segno contrapposto, in quanto al -20 mila a tempo pieno si affianca un saldo di +40 mila con part-time. Gli uomini italiani che già nel 1998 erano residenti in provincia, sono cresciuti numericamente di meno di 5 mila unità. "Questa constatazione ci consente di porre una domanda teorica - afferma il direttore della Ripartizione lavoro - e cioè, se le donne lavorassero tutte a tempo pieno, quali ripercussioni avrebbe ciò sul reclutamento di forza lavoro da fuori provincia? In riferimento al 2019 il mercato del lavoro provinciale potrebbe disporre di circa 14.000 lavoratrici a tempo pieno equivalenti in più. Ma anche in questo caso si tratterebbe di meno della metà della forza lavoro necessaria all'economia provinciale ".
    (ANSA).
   

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