Rischio ingovernabilità pesa su voto Valle d'Aosta

Lega in pole position, Pd punta a rilancio e affanno autonomisti

La Valle d'Aosta torna alle urne per rinnovare l'Assemblea legislativa a meno di due anni e mezzo dall'ultimo voto. E' la conseguenza di una Legislatura travagliata e chiusa a febbraio con lo scioglimento del Consiglio Valle.

In 27 mesi si sono avvicendati tre presidenti della Regione senza mai riuscire a trovare una maggioranza solida tra i 35 consiglieri. Così si torna a votare, con prospettive molto incerte e sullo sfondo un evidente nuovo rischio di ingovernabilità a causa di veti incrociati e dissidi personali.

In campo ci sono 12 liste e quasi 400 candidati per circa 100.000 elettori. Non è prevista l'elezione diretta del Governatore, che sarà nominato - assieme alla sua Giunta - dal Consiglio Valle. In rampa di lancio c'è la Lega Vallée d'Aoste che punta a ri-conquistare la piccola regione alpina: nel 2018 la leader del Carroccio valdostano, Nicoletta Spelgatti, si portò a casa quasi 3.000 preferenze e divenne presidente della Regione ma dopo pochi mesi la sua maggioranza andò in frantumi e lei finì all'opposizione. Adesso ci riprova, però la strada è tutta in salita. A partire dagli alleati. Con Forza Italia e Fratelli di Italia i rapporti sono 'gelidi' e il feeling è inesistente. Questi ultimi scendono in campo con un'ambiziosa lista di centro-destra che punta a drenare consenso proprio dalla Lega.

Sempre nella stessa area si muovono le liste civiche Rinascimento Valle d'Aosta e Vda futura, fondate da imprenditori e professionisti. Ancora più affollata è l'area degli autonomisti dove si contendono l'elettorato ben cinque liste, a partire dall'Union valdotaine, fino a pochi anni fa partito di maggioranza assoluta e oggi in affanno, per arrivare ad Alliance valdotaine-Stella alpina e a Vda Unie, nelle quali corrono numerosi consiglieri regionali uscenti.

Discorso a parte merita la lista Pour l'autonomie, costituita da Augusto Rollandin, già senatore e più volte presidente della Regione, fuoriuscito dall'Union valdotaine, personaggio chiave della politica valdostana degli ultimi 30 anni (è arrivato ad avere 14.000 preferenze, il più votato di sempre) ma che non potrà entrare in Consiglio Valle almeno fino a novembre a seguito di una condanna per corruzione. Poi ci sono gli indipendentisti di Pays d'Aoste Souverain, intorno ai quali si è raccolto il malcontento di parte dell'elettorato autonomista.

A sinistra il Progetto progressista di cui fa parte il Partito Democratico (che nell'ultima legislatura era rimasto fuori del Consiglio regionale) ha ampi spazi di manovra, soprattutto dopo che la lista di Adu (Ambiente diritti uguaglianza) è stata estromessa dalla competizione elettorale a causa di irregolarità nella raccolta delle firme. Completano il quadro il M5S, che potrebbe pagare qualche turbolenza interna, e il movimento Vdalibra-Partito animalista. 

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