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Agroalimentare: Intesa, 2022 complesso, ma export record

+30% prezzo fertilizzanti. Sostegno da riaperture post-Covid

Roma ANSAcom

Le imprese dell'agroalimentare italiano dovranno muoversi in uno scenario più complesso, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, caratterizzato da un aumento dei prezzi degli input produttivi, in primis quelli energetici, ma non solo, visto il balzo di oltre il 30% per i fertilizzanti registrato nei primi tre mesi del 2022.

E' quanto rileva un'analisi della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, che spiega però come il settore gioverà della fase di riapertura post-pandemia. In più si aggiungono altre sfide: popolazione mondiale in crescita, cambiamento climatico, eventi estremi sempre più frequenti, crescente desertificazione e perdita di biodiversità. Secondo lo studio però l'Italia può contare su alcuni fattori di competitività, come la forza dei territori: sei Regioni italiane (Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Sicilia, Puglia e Campania) sono tra le prime 15 in Europa a maggior valore aggiunto nel comparto agricolo. Poi ci sono diversificazione e biodiversità, dove l'Italia supera tutti con il 75% del vigneto nazionale coperto da oltre 80 vitigni, numero di gran lunga superiore rispetto ai due principali competitor, Francia e Spagna, che ne contano meno di 15. Il nostro Paese, che può vantare 876 certificazioni Dop/Igp (seconda la Francia con 750 certificazioni), si è confermato nel 2020 sesto esportatore mondiale di prodotti agro-alimentari con una quota del 4%, ma sale al quarto posto, con una quota del 5,3%, nella fascia alta di mercato. Inoltre, nel primo trimestre 2022, le esportazioni agroalimentari hanno fatto segnare un nuovo record, dopo aver raggiunto il massimo storico di 52 miliardi in valore nel 2021.

Tuttavia occorrerà puntare su un mix articolato di priorità: intensificazione dei rapporti di filiera, investimenti in capitale umano e innovazioni in ottica Agricoltura 4.0. Fondamentali, contro i cambiamenti climatici, gli investimenti in innovazione e agricoltura di precisione, oltre che per venire incontro a una richiesta di prodotti sempre più biologici e sostenibili. Il legame con il territorio resta fondamentale: il 34% delle imprese sta cercando nuovi fornitori, con buone opportunità per quelli italiani ed europei rispetto ai più lontani. Dal Pnrr sono 6,8 miliardi i fondi per investimenti in innovazione e meccanizzazione, nella logistica, nell’agri-solare, nello sviluppo del biogas, del biometano e nella resilienza dell’agro-sistema irriguo. Ma la conoscenza è ancora limitata: solo il 30% delle aziende agroalimentari italiane conosce le linee programmatiche e ancora meno, il 7%, conosce anche i risvolti operativi per lo sviluppo strategico del proprio business. Oltre la metà ha una conoscenza insufficiente o nulla.

In collaborazione con:
Intesa SanPaolo Spa

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