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Per i 78 anni di Gigi Riva in sala docufilm sulla sua epopea

Riccardo Milani accende i riflettori sull'uomo e sul campione

DI MARIA GRAZIA MARILOTTI

Il mito di Gigi Riva rivive sul grande schermo. Dal 7 novembre, giorno del suo 78° compleanno, "Nel nostro cielo un rombo di tuono" sarà in sala dapprima in Sardegna e poi nella penisola. Il film è un atto d'amore del regista Riccardo Milani verso il campione, l'uomo, la leggenda del calcio mondiale che ha fatto sognare la Sardegna intera. E ancor più un regalo che l'indiscusso fuoriclasse ha voluto fare alla terra che l'ha accolto con affetto e stima.

"È il progetto della mia vita, un sogno inseguito per vent'anni anni. Per la prima volta Gigi Riva ha accettato di prendere parte a un docufilm che ne ricostruisce la storia - racconta all'ANSA il regista - Capocannoniere con la maglia della nazionale, è un eroe moderno, con la sua etica elevata, simbolo di uno sport senza padroni, puro, dove contano talento, passione e umanità sopra ogni cosa". Presenti all'anteprima all' Odissea di Cagliari i compagni del glorioso Cagliari. Angelo Domenghini: "Era il numero uno. Senza Riva lo scudetto non lo si vinceva mai"; Beppe Tomasini: "Poteva essere un divo del pallone ma preferiva stare in ombra e mettersi in luce sul campo con imprese sportive ai limiti del sovrumano, alcune delle quali inimitabili"; e con loro Adriano Reginato.

Tra il pubblico i giocatori del Cagliari di oggi e di ieri, Leonardo Pavoletti, Roberto Muzzi e Andrea Cossu, e il figlio del campione, Nicola Riva. Il film disegna un inedito ritratto del grande calciatore che sprigionava in campo un'energia incontenibile. Al Teatro Massimo di Cagliari, la premiere del docufilm prodotto da Wildside e Vision Distribution in collaborazione con Sky, sostenuto da Regione, Comune, Sardegna Film Commission e Cagliari Calcio. Con la sorpresa di Gigi Riva in sala.

Il bomber era stato invitato alla serata, ma in pochi avrebbero scommesso sulla sua partecipazione: di solito dribbla tutti gli eventi celebrativi, soprattutto quando sono dedicati a lui. E invece si è presentato, accolto da un lungo applauso degli altri spettatori. Non si è sistemato in prima fila, ma si è quasi "nascosto" tra il pubblico sedendosi accanto ai figli per godersi lo spettacolo.

Sulle note di Paolo Fresu e Andrea Guerra, tra canzoni di De André, Andrea Parodi e Rolling Stones e musiche di Morricone, scorre la vita di Rombo di tuono. Dalle poetiche immagini di un'infanzia difficile a Leggiuno (Varese), dove è cresciuto e rimasto orfano troppo presto, ai tanti trionfi sul campo. Dotato di un talento fuori dal comune per il pallone, Gigi Riva approda in Sardegna a 18 anni e otto mesi, nel 1963. In questo racconto corale il regista intreccia ricordi e immagini di repertorio che fanno rivivere l'emozione dei suoi tiri imprendibili di testa, col piede sinistro, acrobatici, in volo e in rovesciata.

Poi i mondiali in Messico, le emozionanti radiocronache di Sandro Ciotti, i servizi di Gianni Brera, che ha messo la firma su quel fortunato "Rombo di tuono", la classe, l'attaccamento alla maglia, il coraggioso 'no' alle grandi del calcio, le testimonianze di amici, tifosi, compagni di squadra, il corteo di auto e l'esplosione di gioia per lo scudetto dei rossoblù, riscatto per un'Isola che vedeva partire i suoi figli con le valigie di cartone.

Nel voler raccontare Gigi Riva, figlio adottivo e amatissimo della Sardegna, Milani accosta i simboli e le tradizioni dell' Isola di ieri e di oggi: tombe dei Giganti, canto a tenore, balli e poesia, bronzetti nuragici, Mamuthones e Issohadores e i celebri guerrieri di pietra di Mont'e Prama, giganti per un gigante dello sport. Ma anche evocative visioni dei cavalli in corsa, simbolo di libertà, velocità, eleganza. "Per il popolo sardo, Gigi Riva è un eroe nazionale", chiarisce Milani che consegna alla storia un'immagine più intima del campione, icona di un calcio giocato oltre che coi piedi, con la testa e soprattutto con il cuore.

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