Cronaca

Bocca, turismo ha bisogno di date certe e programmazione

Il presidente di Federalberghi: "Il nostro settore è a pezzi, per altri zero danni"

'In italia abbiamo preso la decisione di chiudere tutto. La soluzione ora non sono i ristori ma riaprire le attività economiche in sicurezza e, a nostro giudizio le condizioni ci sono, e gli altri Paesi già si stanno organizzando. Ma noi imprenditori del turismo abbiamo bisogno di date certe e programmazione, che sia 2 giugno, 15 maggio o 15 giugno, abbiamo bisogno di certezza e chiarezza. E questo chiediamo al Governo". Lo ha detto il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca al convegno ''Turismo 2021, futuro remoto?'' organizzato da Aidda.

"Turismo e aziende a pezzi, per altri zero danni"- "Questo Covid ha fortemente colpito molti settori come noi che abbiamo grandemente sofferto, ma per altri, come ad esempio i dipendenti pubblici, è stata una specie di "manna" perché sono rimasti a casa in smart working con il 100% dello stipendio e quindi un costo della vita sicuramente inferiore. Per questo nel Governo c'è una parte "aperturista" e una parte che invece vuole che rimanga tutto chiuso fino a quando non avremo più contagi perché guarda a una fascia della popolazione la cui vita cambia poco con le aziende aperte o chiuse". Lo dice il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca al convegno "Turismo 2021: futuro remoto?" organizzato da Aidda (Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d'Azienda). "Il Covid - aggiunge - ha dimostrato però che se il turismo crolla va male tutta l'economia: se non vengono i turisti, infatti, non lavorano gli hotel ma anche i ristoranti, i bar, i taxi, i trasporti...". E aggiunge: "Gli imprenditori del turismo sono sempre stati trattati con una certa sufficienza per due motivi: Il primo parte dall'idea che l'Italia è un bellissimo Paese e comunque i turisti verranno sempre in Italia e si è sempre detto che anche se un anno va male non ci si deve preoccupare perché si recupererà, quindi se anche oggi soffrite ci fate meno pena. E poi il secondo è che l'Italia è un Paese in cui le imprese vengono viste con un certo "odio sociale".
   

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