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Mario Calabresi: 'Ho trovato l'unico ricordo di mio padre'

La scoperta delle foto dell'ultima domenica passata insieme. Il commissario Luigi Calabresi fu ucciso 50 anni fa

Era l'unico ricordo che aveva di suo padre, lo ha ritrovato in una foto d'archivio. A pochi giorni dal cinquantesimo anniversario della morte del commissario Luigi Calabresi, il figlio Mario ha raccontato nella sua newsletter Altre Storie di come ha trovato le foto della parata a cui era stato con il padre la domenica prima che fosse ucciso, il 17 maggio 1972.
    L'unico frammento di memoria che Calabresi ha del genitore, assassinato quando il giornalista aveva due anni, è quello di aver visto sfilare la banda degli alpini in centro a Milano mentre gli stava seduto in spalla e di aver toccato il trombone dorato da cui era rimasto impressionato.
    Un episodio di cui Calabresi aveva già parlato, nel suo libro "Spingendo la notte più in là": "Ero felice, mi sentivo grande, forte, orgoglioso di stare sulle sue spalle, mi sembrava avessimo fatto una cosa coraggiosissima. Era solo una banda degli alpini, ma me la porto dentro da quando avevo due anni".
    Era stata la madre Gemma ad aiutarlo a ricostruire il contesto di quel ricordo ("Per giorni non avevi fatto altro che raccontare del trombone e bisognava sempre ascoltarti da capo") e grazie a una vecchia agenda, erano riusciti a risalire alla data della parata, il 14 maggio 1972.
    In quel trombone che gli era rimasto impresso nella memoria per quasi cinquant'anni, Calabresi si è imbattuto di nuovo nell'ottobre 2019 durante una visita all'Archivio Publifoto, oggi acquisito da Intesa Sanpaolo e in corso di trasferimento a Torino. Il giornalista ha notato che in archivio erano conservate le immagini della parata a Milano e ha chiesto di vedere i negativi: "Quasi subito mi sono trovato tra le mani la fotografia che avevo nella testa fin da bambino: quella del trombone. Non ci potevo credere, avevo sotto gli occhi proprio una meravigliosa campana dorata, sullo sfondo le guglie del Duomo di Milano".
    Nel continuare a passare in rassegna le immagini della folla, Calabresi ha scritto di essersi reso conto di cercare la foto di un bambino sulle spalle del padre: "Ne ho trovato uno con una testa e delle orecchie simili alle mie, del padre si intuivano solo le spalle e una giacca grigia", racconta. Impossibile stabilire se si trattasse proprio di lui, anche se pure la madre Gemma ha trovato una somiglianza: "Mi ha chiesto 'È importante sapere se eri proprio quello?'. No, va bene così", conclude il giornalista.
   

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