Cultura

Eleonora Abbagnato: 'Fracci un'icona per tutta la danza'

L'etoile, "lLultimo sms con gli auguri per il mio addio a Parigi"

Due sguardi incrociati, quasi un abbraccio danzato, negli abiti rosso acceso. E una dedica: "Il tuo mito durerà per sempre". E' con una piccola galleria di bellissime foto che Eleonora Abbagnato saluta sui social la più grande di tutti, Carla Fracci, scomparsa a Milano a 84 anni. "Le ho trovate da poco, sistemando il mio archivio. Le avevo mandate anche a lei", racconta all'ANSA mentre sta per volare in Francia dove l'11 giugno l'aspetta l'addio danzato all'Opera di Parigi.

"Sapevo che Carla non stava bene, me lo aveva fatto capire. Ma mai mi sarei aspettata che precipitasse così improvvisamente - dice - E' uno choc per il mondo della danza. Per me sarà per sempre la Giselle più bella ed emozionante di tutti i tempi. L'avrò guardata milioni di volte nelle registrazioni. Era una vera icona per la danza, italiana e internazionale, un esempio per tutti noi ballerini, ma non solo. È stata anche la prima a spendersi per far conoscere la vera danza al grande pubblico, anche attraverso la tv e il cinema. E fino all'ultimo ha difeso questo settore, anche in un momento così difficile. Mancherà tanto a tutti".

Quarant'anni di differenza eppure, dice la Abbagnato, "le nostre generazioni in scena sono state così vicine. È soprattutto grazie a lei e ai suoi spettacoli che ho iniziato il mio percorso professionale. A 10 anni - ricorda - ero già nella compagnia di Beppe Menegatti, suo marito, e danzavo al suo fianco. I ricordi più belli in palcoscenico, dove mi diceva di essere sempre me stessa. Solo così avrei potuto esprimere l'amore per la danza. Le foto che ho postato - sorride - me le ricordo come fosse ieri: è il primo spettacolo, la Fedra al Politeama di Palermo. E un giornalista titolò 'Eleonora, la nuova Fracci'".

Due anni in giro per l'Italia in tournée insieme e poi la Abbagnato spiccò il volo per la Francia. "Carla era felice per questa scelta - racconta - Anzi, fu lei a consigliarmi l'Opera di Parigi, perché aveva incontrato Roland Petit. Ma siamo comunque rimaste in contatto. È sempre stata presente - prosegue - con messaggi di incoraggiamento, sul lavoro, nella vita. Anche quando mia mamma si è ammalata mi scrisse per starmi accanto".

Poi, cinque anni fa, le loro strade si sono incrociate nuovamente, seppur a distanza, con la Abbagnato nominata alla direzione del corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma, ruolo che per dieci anni era stato della Fracci. "Anche in quel caso è arrivato il suo in bocca al lupo - prosegue - Sapeva quanto è faticoso. Ora - aggiunge - continuerò pensando a lei".

Ma quanto della Fracci "maestra" è rimasta nell'étoile Abbagnato? "Era molto silenziosa nell'insegnare - riflette - Non usava mai tante parole, le bastava uno sguardo per indicarti quello che voleva. La perfezione per lei era nei dettagli.

Alcune cose mi sono rimaste addosso: amava la disciplina, il silenzio durante le prove e non voleva mai le borse in sala. Teneva molto all'ordine e aveva ragione: una ballerina deve avere l'ordine dentro di sé. Anche io sono così - sorride - tanto che ho fatto costruire dei mobili apposta per sistemare le borse fuori in corridoio".

Pochi giorni fa l'ultimo saluto. "Le ho scritto per invitarla al mio addio all'Opera di Parigi", racconta l'étoile, prendendo il cellulare per leggere la risposta. "Non posso essere con te a festeggiare il tuo bel percorso artistico- le rispondeva Fracci - ma è come se ci fossi, con entusiasmo, ricordando il lavoro fatto insieme, creativo, con la regia di Beppe Menegatti. Bei tempi…".

E a chi, oggi come al tempo, la indica come l'erede della Fracci? "Lo diceva anche suo marito, Menegatti - risponde la Abbagnato - Me lo ricorderò per sempre come un grandissimo complimento. Spero tanto di avere la sua eleganza, anche in futuro. Ecco - conclude - Carla era davvero una donna elegante, che tutti rispettavano".
   

        RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

        Video ANSA




        Modifica consenso Cookie