Cultura

Oro argento e spade, il fasto dei principi di Praeneste

Dopo 8 anni all'Etrusco tra i corredi più ricchi dell'antichità

(ANSA) - ROMA, 22 SET -  In un angolo della vetrina il luccicante trono tutto ricoperto in lamina di bronzo sbalzato sembra richiamare, almeno nelle forme, l'elegante poltroncina di un salotto neoclassico. Tutto intorno è luce che abbaglia, quella dell'oro e dell'argento in una profusione da favola, con le massicce coppe in oro che si affiancano alle suppellettili in argento, i grandi crateri in bronzo, le spade, gli scudi, i carri, i gioielli. Dominatori potentissimi del territorio laziale e delle vie dei commerci da e verso il sud, nel VII secolo a.C. i principi di Palestrina, l'antica Praeneste, potevano permettersi tutto il meglio che il mondo allora conosciuto poteva offrire, dall'oro finemente cesellato dagli etruschi alle raffinate paste vitree della Siria. Il loro potere era quello dei sovrani più importanti e il fasto delle loro vite se possibile ancora più magnificente ed esibito. Anche nelle tombe, i cui esempi più straordinari tornano dopo otto anni in mostra al museo nazionale etrusco di Roma. Con un nuovo stupefacente allestimento, che occupa una grande sala di Villa Poniatowski, e un super moderno sistema di sicurezza a proteggerne, finalmente, l'inestimabile valore. "Un'occasione unica", commenta Valentino Nizzo, appassionato direttore del museo. L'operazione, sottolinea, è il frutto di un progetto in tre tappe che ha legato in questi anni i destini di Pompei, del museo archeologico di Napoli Mann e il museo nazionale etrusco di Villa Giulia. Con uno sforzo comune che ha portato ad innovare il modo di esporre, ma anche quello di raccontare l'antichità.

L'occasione per la riapertura sono le Giornate del Patrimonio, che ricorrono questo fine settimane il 25 e 26 settembre e che il museo ha voluto accompagnare con il lancio di una prima Festa Etrusca. Un tesoro unico, insomma, che tutti potranno riscoprire dal 24 settembre e poi ogni venerdi, su prenotazione. Ma che dal prossimo anno, annuncia accanto a Nizzo il direttore generale dei musei di Stato Massimo Osanna , potrebbe aprire in pianta stabile e con gli stessi orari di Villa Giulia grazie all'arrivo nelle fila del ministero di un primo contingente di 1050 nuovi custodi. Un plotone destinato a raddoppiare entro il 2023. "Per il ministero della cultura e per i musei italiani il prossimo anno sarà quello di una grande sfida", sottolinea Osanna ricordando che a breve ci sarà da gestire le risorse del Recovery Fund, e da portare avanti il grande progetto per la modernizzazione, il rilancio, la messa in rete dei 450 musei statali. Anche Paolo Giulierini del Mann, accanto a loro annuisce, da Pompei è collegato Gabriel Zucktriegel.

Tant'è l'attenzione oggi è tutta per i corredi delle tombe di Palestrina che tornano visibili, dopo il buio e la paura seguita nel 2013 al rocambolesco furto nel museo degli ori Castellani. "Fu dopo quel fatto che si decise di mettere al sicuro le cose più preziose" , spiega Nizzo. Che intanto, indicando gli oggetti più particolari e preziosi dell'allestimento firmato dall'architetto Andrea Mandara con il progetto scientifico della funzionaria archeologa  Antonietta Simonelli,   ricostruisce il ritratto dei lori antichi e potenti proprietari. "Li chiamiamo principi ma potevano essere anche re, derivavano la loro ricchezza dal controllo di un territorio che dominava le valli del Sacco e del Lirie e questo controllo li metteva in contatto con tutti i commercianti e i loro pari del tempo", dice indicando le coppe in oro e argento incisioni in stile egizio: "questi oggetti sono un modello per gli studi".

Sovrani vicini al mondo etrusco, ma di fatto latini, sottolinea il direttore, "lo possiamo affermare perché quasi certamente da uno di questi due corredi , quello della tomba Bernardini, arriva la Fibula Praenestina con la più antica iscrizione latina" con un nome dell'uomo che la ricevette in dono, un certo Numerio, che potrebbe quindi essere lo stesso proprietario della tomba. In un'altra iscrizione della stessa tomba compare anche un nome di donna, Vetusia. " Non sappiamo se si tratti di un nome latino o etrusco - precisa - l'alfabeto utilizzato è quello etrusco ma non vuol dire perché quello del VII secolo a.C. era un mondo molto più fluido e più liquido di quanto siamo soliti immaginare". Un mondo "permeabile", spiega, soprattutto per le classi aristocratiche, "i cui principi potevano mostrarsi come un re assiro o come un aristocratico etrusco". Tanto che l'esempio in assoluto più vicino alla magnificenza delle sepolture principesche di Palestrina lo si trova in una tomba dell'etrusca Tarquinia.

Una situazione che dura l'arco di un secolo, poi tutto cambia, i confini si definiscono. Nel mondo dei principi di Praeneste, però, non era ancora così. Dal raffinatissimo corno intagliato nell'avorio allo strabiliante pettorale d'oro decorato con file di leoni, cavalli, chimere, dalle fibule fino al monumentale cratere in bronzo tutto qui sembra raccontare una storia di forza e di lusso senza confini. La potenza di Roma doveva ancora arrivare.  

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