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Sepideh Gholian, l'Iran carcere a cielo aperto

Libro reporter e attivista incarcerata domani a Vicino/Lontano

UDINE - "L'Iran è una prigione a cielo aperto. Non fa più differenza che una persona sia in prigione oppure no, il solo fatto di vivere in Iran ci rende prigionieri". E' il contenuto di un messaggio di Sepideh Gholian, reporter e attivista iraniana incarcerata nell'autunno 2018 mentre seguiva lo sciopero dei lavoratori della raffineria di zucchero Haft Tappeh, pervenuto agli organizzatori del Festival Vicino/Lontano, che il 1 luglio a Udine vedrà la prima presentazione della pubblicazione in italiano dei suoi "Diari dal Carcere" (Gaspari Editore). Un progetto editoriale voluto e curato dall' associazione "Librerie in Comune" di Udine e dal festival Vicino/lontano, e realizzato con il patrocinio di Amnesty International.
    "A un anno dalla pubblicazione dei racconti e degli schizzi per il libro 'La tilapia succhia il sangue di Hur al-Azim' - ha scritto Sepideh - mi trovo dietro le sbarre di un'altra prigione. Se mi guardo alle spalle vedo una tempesta di catastrofi che ormai si estende su ogni lembo di terra dell'Iran". Ma Sepideh nutre una speranza: "Mi auguro che spalanchi nuove e più grandi finestre alle mie sorelle di lotta e che porti il loro grido fino alle orecchie delle donne italiane". La giornalista e reporter è riuscita a far circolare le sue memorie. "Il libro Hur al-Azim - ha spiegato - è una cronaca delle esperienze di vita di donne arabe del Khuzestan, non più nei ghetti in cui abitano, ma nelle prigioni". "Prendo il fatto che Hur al-Azim venga rilanciato a distanza di un anno come un presagio favorevole". 
   

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