Libri

La stagione del vento, la saga di Coco Chanel

Romanzo d'esordio di Laure Duval sulla vita di Mademoiselle

LA STAGIONE DEL VENTO - LA SAGA DI COCO CHANEL TRA LIBERTA' E DESTINO - LAURE DUVAL (Mondadori, pp.357., 19 euro)

"Tu non sei nata per avere una vita ordinaria, Coco". Ma questa frase che Leon intendeva certamente come un complimento, in lei suonò piuttosto come una minaccia. "E mi sembra ovvio che a questo punto puoi avere e puoi essere tutto ciò che desideri". L' amico la guardò con gli occhi acuti e intelligenti e prese ancora un sorso di Calvados, assumendo un'aria ironica. "Non esiste nulla di semplice in questo mondo, Gabrielle, meno che mai le persone". E' un passaggio importante dell'inizio del romanzo d'esordio di Laure Duval, La stagione del vento - La saga di Coco Chanel, che lascia presagire il destino fuori dal comune di Gabrielle Chanel, detta Coco. Quello di una donna che agli inizi del Novecento ha stravolto la moda femminile con la sua creatività e soprattutto con la sua personalità anticonformista e ribelle, che le ha dato la forza di relegare i busti e gli inutili orpelli al passato.

La storia della scrittrice parigina, ma residente a Milano, è un romanzo di formazione al femminile, che riunisce i personaggi storici con altri d'invenzione, nati da uno spunto di realtà. Come la cameriera che tagliò i capelli a Coco. Oppure il sarto inglese che confezionò i primi abiti della maison. Tutti creati per farci entrare nel mondo di una donna visionaria con un punto di vista finora inesplorato. "Ma visto che si tratta di una narrazione - avverte l'autrice nelle note - tutto rivive nella fantasia, compreso ciò che è successo davvero". È la primavera del 1913 e per le vie di Deauville fanno la loro apparizione abiti e cappelli insoliti, coraggiosi, dalle linee morbide e lineari. Privi di orpelli e di nidi di piume. Sono le creazioni di Gabrielle Chanel, per gli amici Coco, una ragazza originale e ribelle, che ha appena aperto la sua seconda boutique. Una vera anticonformista, al punto da tagliare quasi oltraggiosamente i suoi capelli corti per prima, in una società femminile dove le chiome delle signore erano lunghe e raccolte in alte e complicate acconciature. "Nel 1917 - riporta l'autrice citando Morand - tagliavo i miei spessi capelli; cominciai con il rifinirli poco a poco. Alla fine li portai corti. "Perché si taglia i capelli? "Perché mi seccano". "E tutti quanti in estasi a dire che rassomiglia a un ragazzino, a un pastorello".

La vita e la moda di Gabrielle sono improntate alla ricerca della libertà: libertà dalle convenzioni sociali, dai lunghi strascichi con cui non si può camminare, dagli orpelli esotici e dai corsetti che opprimono il corpo femminile in quegli anni. Ma proprio la sua originalità rischia di precluderle il successo, nella moda e nell'amore. Ed è una sfida che lei non può permettersi di perdere, malgrado tanti momenti di umanissima fragilità. Sono gli anni della guerra, un nuovo mondo è alle porte e il vento del cambiamento soffia forte per tutti, portando ciascuno ad affrontare scelte senza via di ritorno. Per Gabrielle, che dovrà lottare per affermare la maison Chanel e crearsi il proprio spazio. Per Arthur, il suo grande amore, che cerca l'equilibrio tra il passato e il futuro, tra la filosofia e l'azione. E per Aurore, la loro cameriera appena uscita dal convento, che si sente intimidita e a disagio per la spregiudicatezza della padrona di casa. Anche a lei però la guerra riserverà trasformazioni inimmaginabili. Sarà Aurore a chiudere il romanzo coprendo con una vestaglia Mademoiselle rannicchiata e dormiente: "Non per premura legata all'attitudine che la portava a svolgere il suo lavoro con la massima efficienza, ma con il solo desiderio di coprire un'altra donna che presto avrebbe avuto molto freddo. Accanto al letto, sul comodino di Mademoiselle c'era una pila di vari libri, e in fondo a tutti stava la Bhagavadgita di Monsieur Capel (il suo grande amore fu Boy Capel morto in un incidente ndr) con uno dei suoi foglietti come segnalibro: "La morte è la curva della strada, morire è solo non essere visto. Se ascolto, sembro il tuo passo, esistere come io esito. La terra è fatta di cielo. La menzogna non ha nido. Nessuno si è mai perduto. Tutto è verità e via. Fernando Pessoa". 

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