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Luigi Contu, la biblioteca di famiglia tra inediti e scoperte

Esce 'I libri si sentono soli', in anteprima a Passaggi Festival

 LUIGI CONTU, I LIBRI SI SENTONO SOLI (LA NAVE DI TESEO +, PP. 320, EURO 19). Prende vita da un foglietto vergato a mano negli ultimi momenti di vita, una mappa lasciata in eredità per orientarsi in "un oceano di carta", il viaggio che Luigi Contu, giornalista, direttore dell'ANSA, compie nella biblioteca di famiglia. Un prezioso patrimonio che, improvvisamente, passa di mano alla morte del padre e di cui Contu si ritrova responsabile, assieme al fratello: migliaia di volumi raccolti in primis dal nonno Rafaele, sardo di Tortolì, appassionato di scienza e poesia, dirigente del Ministero della Guerra fascista, intellettuale amico di Ungaretti e Valery.
    Il recupero della memoria di casa, che è nello stesso tempo un percorso collettivo di storia nazionale, è diventato 'I libri si sentono soli' che esce il 24 giugno per La nave di Teseo e riserva tante sorprese, prima fra tutte un inedito di Ungaretti.
    Nel giorno in cui arriva in libreria, il volume viene presentato a Passaggi Festival a Fano (Pesaro-Urbino), in Piazza XX Settembre alle 22, con l'autore e i giornalisti Mario Calabresi e Alessandra Longo.
    Da quegli scaffali ricolmi di riviste, tomi e appunti, dove c'è la storia di una famiglia attraverso i suoi libri, parte una grande avventura a ritroso, un lungo viaggio fino ai giorni nostri che Contu ha raccontato per fissare la sua navigazione culturale, tra inediti di Ungaretti e volumi del Novecento rari.
    Sfuggito alla bibliografia più accreditata del poeta, l'inedito di Ungaretti sono tre strofe vergate nel 1943, corrette con la matita rossa dall'autore. Un libretto tirato solo in 50 copie su carta Umbria di Fabriano e consegnato ad Ungaretti a sorpresa "da alcuni amici". Un testo scomparso e solo ora ritrovato, grazie alla ricostruzione di Contu. 'L'Inno', versione primaria, svanì infatti nel nulla per essere smembrato da Ungaretti e confluire in altre due poesie, tra cui la celeberrima "L'angelo del povero".
    Rafaele Contu, ufficiale valoroso in guerra, fu raffinato interlocutore dell'establishment culturale dell'epoca.
    Traduttore di Paul Valery, estimatore ricambiato di Marinetti, animatore dell'esclusiva rivista Novissima. Ecco uscire dalla sua biblioteca i manoscritti originali di Corrado Alvaro, le confessioni di Ungaretti che non sopporta Cardarelli: "Non vorrei più averlo tra i piedi", testi e quadri futuristi. Da una vecchia cassapanca nuziale riemerge anche un'edizione preziosa dell'Ulisse di Joyce, testo-faro del vecchio Contu. Il nipote Luigi scheda, cataloga, annota, cerca di ricostruire. E così il suo libro va naturalmente oltre quell'iniziale viaggio di carta, prosegue fino ai giorni nostri. Racconta gli anni del boom economico, attraverso Pasolini, Eco e Calvino, neo acquisti nella storica biblioteca di famiglia. Evoca le esperienze più recenti del giornalista, la stagione delle stragi, il rapimento Moro affidato alla scrittura di Sciascia, che si interroga sul rapporto tra prigioniero e rapitori, i ricordi di Gemma Calabresi raccolti ora nell'ultima fatica letteraria. Flash professionali: il caso Tortora in cui Luigi Contu rivela un incontro con il presentatore televisivo, prima dell'arresto, che gli regalò un libro di Solgenitsin.
    Libri, sempre libri nella storia di un amore che attraversa generazioni. "Soli fra le nostre mani - scriveva Rafaele - i libri cominciano a vivere e ci appagano".
    Questa indagine nelle storie familiari è diventata, dopo due anni ricerche, la mostra 'I libri si sentono soli. Storie e storia di una biblioteca di famiglia', in anteprima nazionale sempre a Passaggi Festival a Fano, con il patrocinio dell'Ambasciata di Francia, fino al 7 agosto a ingresso libero nella ex chiesa di Sant'Arcangelo. (ANSA).
   

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