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Tvardovskij 50 anni dopo, il poeta che pubblicò Solzenycin

lo si ricorda anche per suoi popolari poemi

Poeta molto amato in Russia a suo tempo per i suoi poemi veristici ricchi di umori e note popolari Aleksandr Trifonovic Tvardovskij, di cui il 18 dicembre cadono i cinquanta anni dalla morte nel 1971, oggi forse lo si ricorda in occidente soprattutto come il direttore negli anni Cinquanta e poi di nuovo negli anni Sessanta della rivista ''Novi mir'' (Mondo nuovo) che si batté per la libertà artistica nell'Unione Sovietica prima e dopo il XXII congresso del Pcus del 1960, quello in cui Kruscev portò a fondo il suo attacco allo stalinismo, arrivando a rinominare Stalingrado in Volgograd o a rimuovere il corpo di Stalin dal mausoleo di Lenin.

Tvardovskij fu così colui cui si deve la pubblicazione nel 1962 sulla rivista, che divenne improvvisamente internazionalmente famosa, del romanzo ''Una giornata di Ivan Denisovič'' di Aleksandr Solzenicyn ispirato alla prigionia nei gulag. Nato in un villaggio vicino a Smolensk nel 1910 e figlio di un fabbro, a ventuno anni pubblicò una raccolta di versi intitolata ''La via al socialismo'' che cantavano il successo della rivoluzione nelle campagne della Russia, divenendo però subito famoso cinque anni dopo, nel 1931, col poemetto ''Il paese di Muravija'', storia di ribellione sociale di freschezza e gusto popolare di un contadino che per sfuggire all'organizzazione dei kolkhoz (le fattorie collettive sovietiche) si mette alla ricerca di un illusorio paese della cuccagna. A questo, negli anni dopo il 1941 seguì l'uscita e poi nel 1945 la pubblicazione in volume del poema ''Vasilij Terkin'' su un povero soldato qualunque, un tipico il tipico mugik ironico e scansafatiche ma capace di eroismo alle prese con gli ingranaggi e gli orrori della guerra che, grazie al suo stile semplice e immediato, ebbe una grande diffusione popolare.

E' a questo personaggio che si legano le vicende di Tvardovskij, diventato direttore di ''Novi mir'' nel 1950 e costretto a dimettersi nel 1954 dopo una serie di attacchi ufficiali di Solochov e dell'Unione degli scrittori che portarono alla condanna del Comitato centrale del Pcus, che definì nociva la posizione della rivista e contraria al realismo socialista. In realtà tutto questo arrivò dopo che il poeta aveva nel 1953 fatto circolare nel nascente circuito dei samizdat proprio il satirico ''Terkin all'altro mondo'', seguito delle avventure del celebre personaggi perso nei meandri dell'apparato burocratico sovietico e narrato con immediato, irriverente e genuino gusto popolaresco. Tvardovskij, passata la buriana e cambiate le direttive, tornò a dirigere la rivista nel 1958 (quando Kruscev diviene primo ministro), rimanendovi sino al 1970, quando fu nuovamente costretto alle dimissioni su pesanti pressioni politiche e ''Novi mir'' tornò nei ranghi sino agli anni '80 con l'inizio della perestroika e la liberalizzazione culturale.

Del resto, a questo scrittore che Ripellino dice di non essere mai riuscito ad amare ''nonostante un convincente lirismo, un solido e onesto mestiere poetico.... perché non si solleva da un grigio descrittivismo prolisso, da un tono 'locale', da una retorica popolaresca che fa spesso il verso a quella di Nekrasov'', va riconosciuto di aver cercato di lavorare per la libertà della letteratura. Nel 1953, sulla rivista, scriveva che ''la sincerità è la base fondamentale della somma dei doni che noi definiamo talento... La sua mancanza non è necessariamente menzogna; l'assenza di sincerità è affettazione, luogo comune, è scrivere a comando e non secondo un impulso interiore''. E l'anno prima la rivista aveva pubblicato ''Per la giusta causa'' di Grossman, che riscritto sarebbe poi diventato lo scandaloso ''Vita e destino''. Più avanti, proprio dalla tribuna del XXII Congresso del 1960, intervenne denunciando sempre ''la mancanza di profondità e di verità'' perché ''non sempre e non in tutto la nostra letteratura ha seguito l'esempio di audacia, sincerità e veridicità dimostrato dal partito''. E' allora che Solzenicyn porta il suo manoscritto 'scottante' a ''Novi mir''.

''Terkin all'altro mondo'' venne pubblicato ufficialmente solo nel 1963 e in quegli anni e i seguenti vedono Tvardovskij scrivere versi in cui traspaiono i mutamenti del paese. Morirà a Mosca appunto nel 1971, l'anno dopo le sue seconde dimissioni da ''Novi mir''. 

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