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'Men', quanto è horror la mascolinità tossica

Jessie Buckley e Rory Kinnear nel film di Alex Garland

 MEN di Alex Garland con Jessie Buckley e Rory Kinnear è un horror, inizialmente bucolico, ma che affonda poi i piedi nel 'genere' alla luce di un antico archetipo: il mai risolto rapporto tra uomo e donna, o meglio, la mascolinità tossica.
    C'è così come da default, in questo horror in sala dal 24 agosto con Vertice360, una casa aristocratica isolata e, tutt'intorno, una natura, quella della campagna inglese, bella quanto selvaggia e piena di inquietudini. Dentro la casa c'è poi una donna sola: Harper (Jessie Buckley), quarantenne ricca di sensi di colpa appena uscita da una tragedia, che si è appunto ritirata in questa villa sperando di poter alleviare il dolore che l'accompagna.
    Ma, come ogni buon horror che si rispetti, arriva primo o poi la paura. Dai boschi circostanti sembra infatti materializzarsi qualcosa, un uomo nudo, che inizia a perseguitare la donna.
    Quello che inizialmente è solo un'inquietudine, qualcosa che c'è e non c'è, si trasforma in un vero e proprio incubo apparentemente reale o forse solo il prodotto della ferita aperta di Harper.
    La paura, come indica il titolo, viene comunque da tutti gli uomini che incontra questa donna durante la sua breve vacanza, dal proprietario di casa, al prete al poliziotto fino a tutti gli abitanti maschili del vicino villaggio In questo terzo film, dopo EX MACHINA e ANNIHILATION, Garland mette mano anche alla religione e alla sua simbologia a volte rassicurante e a volte demoniaca.
    Centrale in MEN un albero di mele che sta nel giardino della casa e da cui Harper prima raccoglie e poi mangia un frutto. Ora nessuno dice che mangiando questa mela abbia fatto peccato come Eva, se non per scherzo l'aristocratico proprietario della villa, ma di fatto da allora tutto cambia, compreso il fantasma dell'uomo amato che si è suicidato per non avere accettato la fine del loro rapporto.
    Dice la bravissima Jessie Buckley, attrice e cantante irlandese classe 1989, che nel film è presente in ogni sequenza: "Vedo quest'opera come parte dell'intensa conversazione tra uomini e donne che viviamo in questo momento storico. Sono successe così tante cose a livello politico e sociale negli ultimi anni e credo che MEN sia una provocazione nei confronti di tutto questo piuttosto che una risposta".
    E osserva ancora la Buckley che per FIGLIA OSCURA ha ricevuto la candidatura all'Oscar come miglior attrice non protagonista :"E il problema che mi ha posto questa storia riguarda la mascolinità e come questa si relazioni con quello che stiamo vivendo nella cultura contemporanea. È un'analisi molto accurata di quest'aspetto. Durante le riprese abbiamo avuto molte conversazioni che costantemente facevano venire a galla nuovi aspetti della questione, e credo che ne stiamo ancora cercando altri".
    Per il regista il film è basato sui miti fondanti della nostra cultura: "Sono temi su cui rifletto da molto tempo - dice - e alcuni di questi li ho già toccati nei miei film precedenti. Ma in questo caso volevo che le persone potessero proiettarsi nella storia e partecipare alla narrazione. MEN funziona come una sorta di strano specchio in cui il pubblico potrà riflettersi, formare una sua opinione su quello di cui parla il film e se queste cose hanno un effetto su di loro." (ANSA).
   

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