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Cambiamento climatico e COP26, parte il conto alla rovescia. È l’anno dell’«ora o mai più»

Per il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres quest’anno sarà l’anno dell’«ora o mai più» nella lotta al cambiamento climatico.

Il prossimo summit delle Nazioni Unite sul clima COP26 (26a Conferenza delle Parti sul Cambiamento Climatico) si terrà quest'anno a Glasgow, nel mese di novembre. 

La conferenza, rinviata lo scorso anno a causa del Covid-19, sarà co-ospitata da Regno Unito e Italia e ci si aspetta che i Paesi partecipanti annuncino in anticipo nuovi obiettivi climatici.

 

LA STORIA

Oltre 190 Paesi hanno sottoscritto l’accordo di Parigi sul clima che mira a contenere l’innalzamento della temperatura terrestre sotto i 2°C, idealmente a 1,5°C, rispetto ai livelli del 1900.

Tuttavia, nel commentare un rapporto provvisorio del UN Climate Change (la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) pubblicato il 26 febbraio, il Segretario Generale ha dichiarato il pianeta in allerta rossa.

Secondo il Panel intergovernativo sul cambiamento climatico, per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C entro il 2030  dobbiamo tagliare le emissioni di carbonio del 45% rispetto ai livelli del 2010.

Ma il rapporto rivela che malgrado gli annunci sempre più ambiziosi in termini di emissioni da parte della maggioranza delle nazioni, l’impatto combinato sul clima sarà di gran lunga inferiore a quello auspicato. Di questo passo, per UN Climate Change, entro il 2030 riusciremo a ridurre le emissioni solo dell’1% rispetto ai livelli del 2010.

La sintesi iniziale sui “Contributi determinati a livello nazionale” (Nationally Determined Contributions, NDC) riassume l’impatto degli ultimi 48 piani nazionali sul clima, che comprendono gli obiettivi di riduzione delle emissioni entro il 2030.

 

QUAL È STATA LA REAZIONE?

La versione definitiva del rapporto sarà pubblicata nel corso dell’anno, pertanto questa può essere considerata solo un’istantanea della situazione attuale.

Patricia Espinosa, Executive Secretary di UN Climate Change, sostiene che gli impegni presi finora contro il cambiamento climatico non sono sufficienti a centrare gli obiettivi previsti dall’Accordo di Parigi. Aggiunge inoltre che questo è il momento di prendere le decisioni necessarie ad accelerare e ampliare gli interventi a favore del clima, a livello planetario.

Il Presidente della COP26 Alok Sharma afferma inoltre che il rapporto dovrebbe fungere da “chiamata all’azione” e chiede a tutti i Paesi la definizione di obiettivi ambiziosi per il 2030.

“Dobbiamo riconoscere che la finestra d’azione per salvaguardare il nostro pianeta si sta chiudendo rapidamente”, mette in guardia. 

 

CHI ALTRO SI OCCUPA DI COP26 E DELLA LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO?

Con le vaccinazioni che alimentano le speranze sull'imminente fine dei lockdown e addirittuta della stessa pandemia, il cambiamento climatico torna prepotentemente in primo piano.

Rappresentanti di governo, attivisti del clima, uomini d’affari e celebrità stanno facendo a gara per attirare l'opinione pubblica sull’emergenza di questa situazione. Tra gli altri, Malala Yousafzai, premio Nobel per la Pace e attivista per il diritto all’istruzione, il naturalista Sir David Attenborough, il fondatore di Tesla Elon Musk e altri personaggi famosi tra cui Emma Thompson, Arnold Schwarzenneger, Leonardo DiCaprio e Pharrell Williams.

Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che poco dopo l’insediamento alla Casa Bianca ha rifirmato l’Accordo di Parigi, ospiterà un summit locale sul clima il 22 aprile.

Bill Gates, che ha pubblicato un libro di alto profilo sull’argomento, recentemente ha dichiarato: “Per evitare il disastro climatico occorre un modo diverso di fare business e il coraggio di assumersi i rischi che molti CEO non sono abituati a correre – e che gli investitori non sono abituati a premiare”.

A gennaio Schroders ha scritto alle più grandi aziende del Regno Unito chiedendo loro di pubblicare i propri piani dettagliati per supportare la transizione energetica e la lotta al cambiamento climatico. Il CEO di Schroders avverte “il cambiamento climatico creerà una situazione simile a quella del 1929”.

A dicembre 2020 Schroders si è unito ad altre 29 società di investimento globali - responsabili nel complesso di oltre $9.000 miliardi in gestione - lanciando l’iniziativa “Net Zero Asset Managers”. Questo nutrito gruppo di asset manager si è impegnato a contribuire all’obiettivo di zero emissioni nette di gas serra entro il 2050 o anche prima, in linea con le iniziative globali per limitare l’innalzamento della temperatura a 1,5°C.

Schroders è inoltre parte attiva del programma Climate Action 100+, un’inziativa degli investitori volta a garantire che le aziende che emettono più gas serra al mondo prendano le necessarie misure per tutelare il clima.

Il CEO di Schroders afferma che come il crollo di Wall Street del 1929 ha portato a una revisione completa della trasparenza aziendale, le società dovrebbero essere sottoposte ad altrettanta pressione oggi per fornire piani chiari per affrontare il cambiamento climatico. 

 

Peter Harrison, CEO di Schroders:

“Innanzitutto abbiamo contattato le società dell’indice FTSE 350. Abbiamo offerto loro supporto per la stesura dei rispettivi piani, chiarendo di volerne monitorare attentamente i progressi. In futuro ci attendiamo progressi analoghi non solo da questo gruppo di aziende. Vorremmo che tutte le società di dimensioni medio-grandi, indipendentemente dalla piazza di quotazione, pubblicassero i propri piani”.

 

Mark Lacey, Head of Global Resource Equities di Schroders:

“L’intervento di elevato profilo da parte del fondatore di Microsoft Bill Gates sul cambiamento climatico dovrebbe essere accolto con favore. Coglie appieno la sfida del secolo: come evitare di immettere ogni anno 51 miliardi di tonnellate di gas serra nell’atmosfera. Per scongiurare il disastro climatico dobbiamo agire il prima possibile, in modo economico e bilanciato. Il sistema energetico globale, considerando elettricità, trasporti e impianti di riscaldamento/raffreddamento, è di fatto responsabile di metà dei 51 miliardi di tonnellate di gas serra rilasciati nell’atmosfera. Il passaggio a un sistema energetico più sostenibile prende il nome di “transizione energetica”.

“Come investitori, abbiamo la responsabilità di convogliare le risorse dei nostri clienti nelle società direttamente coinvolte nel cambiamento struturale del sistema energetico globale nei prossimi 30 anni”.

 

Lesley-Ann Morgan, Head of Multi-Asset Strategy:

“Autorità di controllo e politici stanno agendo per evitare una catastrofe climatica con conseguenze concrete per imprese e investitori. Ciò implica un’evoluzione delle modalità con cui generiamo e consumiamo energia come non avveniva da diverse generazioni".

"La volontà politica di intervenire in questo senso è sempre più forte, pertanto aziende e investitori dovranno fare attivamente la loro parte per restare al passo con questa evoluzione. A livello aziendale, il primo passo verso il conseguimento degli ambiziosi obiettivi di azzeramento delle emissioni nette è elaborare piani di decarbonizzazione quantitativi".

"Ecco perché è importante investire in modo attivo. Ed è importante capire e monitorare come le aziende si stanno muovendo, per aiutarle a migliorare e spronarle ad assumersi le proprie responsabilità sul tema".

"Puntando sulle società che contribuiranno a un futuro più pulito, gli investitori possono beneficiare della transizione a un mondo zero carbon. Per le aziende questa sarà al contempo una delle sfide e una delle opportunità più dirompenti dei prossimi anni o addirittura decenni”.

 

Andy Howard, Global Head of Sustainable Investment:

“Molte società, non solo dell’industria pesante, stanno già studiando o hanno già steso dei piani di decarbonizzazione. E il cambiamento climatico non è più un rischio remoto ma un rischio reale sempre presente nei punti all’ordine del giorno dei consigli di amministrazione.”

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