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Fisco: Tributaristi, riforma ancora da migliorare

Bene riduzione pressione, ma manca attenzione ai contribuenti

MILANO ANSAcom

La riforma fiscale in discussione in questi giorni in Parlamento è ancora molto da migliorare secondo i tributaristi italiani. Se è un primo passo nella giusta direzione, dall'altro non è ancora sufficiente né da un punto di vista della riduzione della pressione fiscale, né da un punto di vista di equità sociale, e neppure come garanzia che venga rispettato lo Statuto dei diritti del contribuente.
Durante il convegno sulla Legge Delega di Riforma Fiscale, Legge di Bilancio, Decreto fiscale Prevenzione e gestione della Crisi d’impresa, l’Istituto Nazionale Tributaristi ha evidenziato i limiti che al momento la legge delega sulla riforma fiscale mostra e ha sottolineato quali modifiche vengono ritenute fondamentali fin da subito.

Partendo dal fatto che nella legge delega di riforma non vi siano riferimenti alla tutela del contribuente, ovvero la centralità del contribuente rispetto alla modifica del sistema fiscale. Secondo l’INT, infatti, l’unico mezzo per rendere il contribuente centrale è rendere più concreta la funzione dello Statuto del contribuente, che a oggi viene periodicamente derogata. Ultimo esempio è il decreto antifrode bonus edilizi, decreto importante nelle sue finalità, ma con effetti retroattivi che hanno bloccato gli interventi in essere e quelli per cui era stato raggiunto un accordo per lo sconto in fattura o la cessione del credito. Una riforma così importante, dunque, dovrebbe maggiormente mettere al centro il contribuente e la sua tutela, inserendo nell'articolato della delega un riferimento specifico allo Statuto dei diritti del contribuente, con un rafforzamento della sua efficacia.

“Nella riforma non c’è una indicazione di volontà di semplificare, c’è anzi una complicazione dei meccanismi. Soprattutto si persiste su quella strada che è quella della violazione ripetuta dello Statuto del contribuente. Rientra dalla finestra la retroattività, quando sappiamo che le tasse devono valere per il futuro non possono essere retroattive” ha dichiarato Giorgio Benvenuto, presidente del comitato INT per la riforma fiscale.
Passando alla riduzione della pressione fiscale, invece, si è discusso su come gli interventi su Irpef e Irap siano in linea con le necessità dei contribuenti, ma che si debba fare di più, sia in termini di riduzione, sia di equità. Per esempio, si è evidenziato come la decisione di abbassare a 50mila euro di reddito l’aliquota al 43%, senza prevedere un’ulteriore aliquota per i redditi superiori ai 200mila euro, ponga sullo stesso piano contribuenti con un reddito così diverso, in contrasto con la questione di equità sociale.

Per quel che riguarda, invece, la cancellazione dell'Irap su micro imprese e lavoratori autonomi sarebbe in linea con quanto auspicato dai tributaristi, ma soloun primo passo cui deve seguire in tempi rapidi anche un intervento per le società. “Un’imposta che ha come base imponibile il costo del lavoro e il costo degli oneri finanziari non è mai piaciuta alle imprese e ai liberi professionisti. Un primo step è quello di eliminarla per quanto riguarda le persone fisiche, cioè le ditte individuali, professionisti e lavoratori autonomi, però è importante anche per le società. È evidente che c’è un problema di copertura finanziaria e forse la riduzione della pressione fiscale meritava un investimento finanziario maggiore rispetto agli 8 miliardi dedicati, appunto, a questi interventi.” le parole del presidente Riccardo Alemanno.

In collaborazione con:
INT Istituto Nazionale Tributaristi

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